5 sub italiani morti alle Maldive il 14 maggio 2026: tossicità dell'ossigeno e diritti delle famiglie
Cinque subacquei italiani non sono mai riemersi da un'immersione in una grotta sottomarina nell'Atollo di Vaavu, Maldive, il 14 maggio 2026. Tra loro Giorgia Sommacal, 20 anni, studentessa di ingegneria biomedica all'Università di Genova, e sua madre Monica Montefalcone, 51 anni, docente di ecologia marina nella stessa università. I loro corpi, insieme a quelli di Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti — quest'ultimo istruttore subacqueo — sono stati recuperati tra il 17 e il 18 maggio. La barca da cui partivano si chiamava Duke of York. L'ipotesi investigativa principale è la tossicità dell'ossigeno a grande profondità.
Cosa è successo: l'immersione che non ha avuto ritorno
Il gruppo era sceso fino a 45-50 metri di profondità in una grotta sottomarina dell'area di Alimathaa. Erano le 12:00 locali quando avrebbero dovuto risalire, ma nessuno è emerso. Le ricerche hanno impegnato le autorità maldiviane per giorni. L'ipotesi tecnica che circola tra gli esperti di medicina subacquea è la iperossia — tossicità acuta da ossigeno — causata dall'utilizzo di miscele gassose arricchite a profondità eccessive. Tutti e cinque presentavano problemi durante la stessa immersione, suggerendo un possibile guasto comune all'equipaggiamento o un errore nella composizione della miscela di gas.
Tossicità dell'ossigeno in immersione: cosa accade nel corpo
A pressione atmosferica normale (1 bar), l'ossigeno è sicuro. Ma man mano che si scende in profondità, la pressione aumenta: a 50 metri, la pressione è di circa 6 bar. A questi livelli, le molecole di ossigeno diventano tossiche per il sistema nervoso centrale, causando la sindrome di Paul Bert, dal nome del fisiologo francese che la descrisse per primo nel 1878.
I sintomi di tossicità acuta da ossigeno includono:
- Convulsioni subacquee: improvvise, senza preavviso, simili a crisi epilettiche
- Visione a tunnel o lampi visivi
- Sensazione di nausea o vertigini
- Perdita di coscienza
Il problema è che le convulsioni in acqua provocano quasi invariabilmente l'annegamento: il subacqueo non è in grado di controllare il proprio erogatore. Per questo motivo, i protocolli internazionali di sicurezza nelle immersioni con nitrox (miscele arricchite di ossigeno) fissano limiti precisi di pressione parziale di ossigeno (PPO2) — generalmente non superiore a 1,4 bar per le immersioni operative e 1,6 bar come massimo assoluto.
Secondo i protocolli riconosciuti a livello internazionale, immersioni superiori ai 40 metri con miscele tecniche richiedono formazione specifica e rigidi controlli dell'attrezzatura prima di ogni discesa.
I diritti delle famiglie quando un italiano muore all'estero
Quando un cittadino italiano perde la vita in un incidente all'estero, le famiglie si trovano a navigare in un sistema giuridico complesso. Il punto di partenza è che la responsabilità civile dell'operatore subacqueo è disciplinata dalla legge del paese in cui è avvenuto l'incidente — in questo caso, le Maldive. Tuttavia, le famiglie possono agire su più fronti:
1. Azione civile nelle Maldive. L'operatore della barca Duke of York e/o l'azienda di diving che ha organizzato l'escursione potrebbero essere ritenuti responsabili per negligenza, soprattutto se si dimostra un guasto all'equipaggiamento o una miscela gassosa errata. Un avvocato specializzato in diritto internazionale privato può valutare se intentare causa nelle Maldive o in Italia.
2. Azione in Italia. Se la prenotazione dell'escursione è avvenuta tramite un tour operator italiano o una piattaforma con sede in Italia, le famiglie potrebbero avere basi per un'azione legale in Italia, dove i tribunali sono più accessibili. Il Codice del Turismo (D.Lgs. 62/2018) prevede la responsabilità del pacchetto turistico anche per i servizi di terzi.
3. Assicurazione viaggio. Le polizze viaggio che includono attività ad alto rischio (come le immersioni tecniche) prevedono generalmente una copertura per decesso accidentale. Le famiglie devono verificare se le vittime avevano una copertura assicurativa attiva e se questa includeva le immersioni a tale profondità.
Come già emerso nel caso degli allenatori di Anthony Joshua morti in un incidente in Nigeria, il principale ostacolo per le famiglie di italiani deceduti all'estero è la complessità giurisdizionale: ogni paese ha norme diverse su responsabilità, prescrizione e risarcimento del danno.
Come ottenere assistenza consolare e avviare le pratiche
Il primo passo concreto per le famiglie è contattare l'Ambasciata italiana alle Maldive (con competenza territoriale) o il Ministero degli Affari Esteri tramite la Unità di Crisi. L'assistenza consolare non copre automaticamente le spese legali, ma può agevolare il rimpatrio delle salme, la raccolta dei documenti e il contatto con le autorità locali.
Le pratiche da avviare includono:
- Richiesta di copia del rapporto di morte alle autorità maldiviane
- Trascrizione del certificato di morte nei registri italiani
- Recupero degli oggetti personali dei defunti
- Contatto con un avvocato specializzato in sinistri all'estero per valutare l'azione risarcitoria
Non aspettare: i termini di prescrizione sono brevi
In molti paesi, incluse le Maldive, i termini per avviare un'azione civile per danni da responsabilità possono essere più brevi di quanto le famiglie si aspettino — in alcuni casi soli 12 mesi dall'evento. Ogni giorno di ritardo può compromettere la possibilità di ottenere giustizia.
Se hai perso un familiare in un incidente all'estero o hai subito un danno durante un'escursione organizzata, un avvocato specializzato in diritto internazionale privato e responsabilità civile può aiutarti a capire quali azioni intraprendere entro i tempi corretti.
Nota: Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una consulenza legale professionale. In situazioni di responsabilità civile e diritto internazionale, la consulenza di un avvocato qualificato è indispensabile.

Chiara Romano