Hantavirus a Milano: isolato un paziente all'Ospedale Sacco, i sintomi da non ignorare

Medico in DPI esamina cartella clinica in reparto di isolamento per malattie infettive a Milano
4 min di lettura 13 maggio 2026

Hantavirus a Milano: isolato un paziente all'Ospedale Sacco, i sintomi da non ignorare

Un caso di possibile hantavirus è stato isolato all'Ospedale Sacco di Milano a maggio 2026, nell'ambito del focolaio internazionale legato alla nave da crociera MV Hondius. Il sindaco Giuseppe Sala ha invitato alla calma: «Serve attenzione, ma senza drammatizzare». Ecco cosa sapere e quando rivolgersi a un medico.

Cosa è successo: dal focolaio della nave al caso milanese

Il focolaio di hantavirus che ha colpito l'imbarcazione MV Hondius nell'aprile 2026 ha raggiunto l'Italia. Come confermato dal Ministero della Salute italiano, l'agente responsabile è il virus Andes (ANDV), una variante sudamericana particolarmente seria perché — a differenza della maggior parte degli hantavirus — può trasmettersi anche tra persone, attraverso contatti stretti e prolungati.

All'11 maggio 2026, il Ministero della Salute aveva identificato nove casi a livello internazionale collegati alla crociera: sette confermati e due probabili, con tre decessi. In Italia, quattro passeggeri erano in sorveglianza attiva, in isolamento fiduciario precauzionale. A Milano, un turista britannico è stato ricoverato in isolamento al Sacco, identificato come contatto a rischio dopo aver condiviso un volo con un familiare di uno dei casi positivi.

I sintomi dell'hantavirus: come riconoscerli

Il problema principale con l'hantavirus è che i sintomi iniziali assomigliano molto a quelli di una normale influenza. Nelle prime fasi compaiono:

  • Febbre alta (spesso superiore a 38,5 °C)
  • Dolori muscolari intensi, in particolare alla schiena e alle cosce
  • Cefalea persistente
  • Nausea, vomito e stanchezza profonda

Dopo due-otto giorni, in alcuni pazienti la malattia può progredire rapidamente verso una sindrome polmonare da hantavirus (HPS): tosse secca, difficoltà respiratoria e accumulo di liquidi nei polmoni. Questa fase può essere letale se non trattata tempestivamente.

Non esiste al momento un vaccino approvato né una terapia antivirale specifica. Il trattamento è esclusivamente di supporto: ricovero in terapia intensiva, ossigenazione e monitoraggio continuo dei parametri vitali.

Chi è davvero a rischio?

Le autorità sanitarie europee e l'Organizzazione Mondiale della Sanità ribadiscono che il rischio per la popolazione generale dell'UE/SEE rimane molto basso. Il virus Andes non si diffonde tramite contatto casuale, aria condivisa in spazi pubblici o superfici.

Il contagio interumano del ceppo Andes richiede contatto fisico stretto e prolungato con una persona infetta, soprattutto attraverso la saliva. I canali di trasmissione classici degli hantavirus restano quelli da roditori: inalazione di polveri contaminate da urine, feci o saliva di topi e ratti infetti.

I soggetti realmente a rischio nel contesto attuale sono:

  1. Chi ha viaggiato sulla MV Hondius tra aprile e maggio 2026
  2. Chi ha avuto contatti diretti e prolungati con un caso confermato o probabile
  3. Chi lavora in ambienti con forte presenza di roditori (magazzini, cantine, campi) senza adeguate protezioni

Cosa fare se si sospetta un'esposizione

Se rientrate nelle categorie a rischio elencate sopra e manifestate febbre, dolori muscolari o difficoltà respiratorie, non aspettate: contattate immediatamente il vostro medico di base o, in caso di sintomi respiratori, recatevi al pronto soccorso comunicando la possibile esposizione.

«In questi casi la tempistica è tutto — spiega chi lavora in malattie infettive. — Un medico può valutare il profilo di rischio e decidere se avviare un iter diagnostico con test sierologici specifici per hantavirus, che in Italia vengono eseguiti nei laboratori di riferimento del SSN.»

Su Expert Zoom è disponibile un approfondimento su come comportarsi in caso di malattie infettive emergenti in Italia, con indicazioni su quando il consulto con uno specialista può fare la differenza.

Se invece avete semplicemente sentito parlare del caso milanese e siete preoccupati senza aver avuto alcuna esposizione diretta, non è necessario recarsi in ospedale: seguite le notizie ufficiali del Ministero della Salute e mantenete le normali precauzioni igieniche.

Prevenzione: le regole dell'ISS

Indipendentemente dall'attuale focolaio, l'Istituto Superiore di Sanità raccomanda alcune misure preventive per ridurre il rischio di esposizione agli hantavirus endemici in Europa:

  • Non spazzare a secco magazzini, cantine, garage o spazi con possibili deiezioni di roditori: usate panni umidi con disinfettante a base di cloro
  • Indossate guanti e mascherina FFP2 prima di rimuovere nidi di roditori o materiale potenzialmente contaminato
  • Controllate e sigillate accessi e fessure nelle abitazioni per impedire l'ingresso dei roditori
  • Non toccate roditori vivi o morti a mani nude

In Italia circolano già da anni ceppi autoctoni di hantavirus, tra cui il Puumala (trasmesso dall'arvicola rossastra), responsabile della nefropatia epidemica: una forma meno grave ma ugualmente invalidante che colpisce i reni.

Quando il medico di base non basta

Se avvertite difficoltà respiratorie in peggioramento, saturazione di ossigeno in calo o febbre persistente oltre 48 ore dopo un'esposizione a rischio, il pronto soccorso è la scelta giusta, non il medico di base. La sindrome polmonare da hantavirus può degenerare in poche ore.

Un medico specialista in malattie infettive può ordinare i test diagnostici corretti, interpretare i risultati in contesto epidemiologico e, se necessario, attivare il protocollo di sorveglianza del SSN. Consultare un professionista della salute — anche solo per una valutazione telefonica iniziale — è sempre preferibile all'automedicazione o all'attesa prolungata.

Avviso medico: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere di un medico qualificato. In caso di sintomi o sospetta esposizione, rivolgetevi sempre a un professionista della salute.

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