Il 24 e 25 maggio 2026 si vota per le elezioni amministrative italiane: 626 comuni sono chiamati alle urne, tra cui 15 capoluoghi di provincia. Per milioni di lavoratori dipendenti, la domanda è concreta: ho il diritto di assentarmi dal lavoro per votare? E cosa succede se sono scrutatore o presidente di seggio?
Ecco tutto quello che devi sapere sui diritti dei lavoratori nelle giornate elettorali del 24 e 25 maggio 2026.
Quando si vota: date, orari e comuni coinvolti
Le elezioni comunali 2026 si svolgeranno domenica 24 maggio dalle 7:00 alle 23:00 e lunedì 25 maggio dalle 7:00 alle 15:00. L'eventuale ballottaggio è fissato per domenica 7 e lunedì 8 giugno 2026.
Sono coinvolti 626 comuni nelle regioni a statuto ordinario, tra cui capoluoghi come Venezia, Reggio Calabria, Mantova, Prato, Arezzo, Pistoia, Chieti, Avellino, Salerno, Andria, Trani, Crotone, Fermo, Macerata e Lecco. In totale, considerando anche le regioni a statuto speciale, si supera quota 900 comuni.
Il diritto di voto durante l'orario di lavoro
Il diritto di voto è sancito dall'articolo 48 della Costituzione italiana. Per i lavoratori dipendenti, la legge garantisce la possibilità di assentarsi dal lavoro per esercitare questo diritto senza subire conseguenze.
In pratica, se il lavoratore ha un turno nelle ore di apertura dei seggi (domenica fino alle 23:00, lunedì fino alle 15:00), può richiedere un permesso al datore di lavoro per recarsi alle urne. La domenica, per la maggior parte dei lavoratori, non è giornata lavorativa ordinaria, quindi il problema si pone principalmente per chi lavora su turni, nella grande distribuzione, nella sanità o nei servizi essenziali.
Il datore di lavoro non può rifiutare il permesso di assenza per motivi elettorali. L'esercizio del diritto di voto è tutelato dalla legge ed è considerato causa giustificata di assenza.
I diritti dei lavoratori ai seggi: scrutatori e presidenti
Per chi è nominato scrutatore o presidente di seggio, le tutele sono ancora più ampie. La normativa elettorale prevede:
- Permesso retribuito per tutta la durata delle operazioni elettorali (dall'insediamento del seggio alla proclamazione dei risultati)
- Riposo compensativo pari alle ore effettivamente prestate in eccesso rispetto all'orario contrattuale normale
- Rimborso spese nelle forme previste dal Comune
Il lavoratore deve consegnare al proprio datore di lavoro la documentazione di nomina rilasciata dagli uffici competenti, e successivamente il certificato di presenza al seggio. L'assenza è coperta a tutti gli effetti come se il dipendente avesse svolto la propria normale attività lavorativa.
Secondo le linee guida della FISAC-CGIL, il datore di lavoro è responsabile della gestione delle assenze per operazioni elettorali nello stesso modo in cui gestisce le presenze ordinarie. Non può opporre il diritto aziendale al diritto costituzionale di partecipazione democratica.
Cosa fare se il datore di lavoro si oppone
In caso di opposizione o rifiuto da parte del datore di lavoro — che si tratti di un permesso negato, di una decurtazione della busta paga o di pressioni informali — il lavoratore ha diritto a tutelarsi.
I passi consigliati sono:
- Mettere per iscritto la richiesta di permesso con posta elettronica o raccomandata, conservando copia
- Consultare il proprio rappresentante sindacale (RSA/RSU) in azienda
- Rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto del lavoro per valutare l'eventuale ricorso
Le sanzioni per i datori di lavoro che impediscono ai dipendenti di esercitare il diritto di voto sono previste dalla legge e possono essere anche pecuniarie.
Lavoratori in smart working e fuori sede: regole specifiche
Un caso sempre più frequente riguarda i lavoratori in smart working, che risiedono in un comune diverso da quello dove svolgono la prestazione lavorativa. Costoro conservano il diritto di voto nel comune di residenza e possono richiedere il permesso per raggiungerlo nei giorni elettorali.
Analogamente, i lavoratori in trasferta o distaccati temporaneamente hanno diritto di rientrare nel proprio comune di residenza per votare, con rimborso delle spese di viaggio a carico del datore di lavoro qualora la trasferta sia di origine aziendale e coincida con il giorno del voto.
Per i lavoratori stagionali o a tempo determinato che si trovano temporaneamente in un comune diverso da quello di iscrizione nelle liste elettorali, la situazione è più complessa. È consigliabile verificare preventivamente con il proprio sindacato o un legale se sussistono le condizioni per un permesso straordinario.
La posta in gioco: 626 comuni, 15 capoluoghi
Le elezioni del 24 e 25 maggio 2026 sono le più estese dell'anno. Tra i capoluoghi al voto figurano città come Venezia, Mantova, Prato e Salerno — realtà con economie locali significative e politiche sul lavoro che impattano direttamente i dipendenti.
Il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale influenza appalti pubblici, piani urbanistici, tariffe dei servizi locali e regolamenti che toccano da vicino lavoratori e imprenditori. Partecipare al voto è quindi anche un atto di interesse economico, oltre che civico.
Un consulente legale può fare la differenza
Le norme sui permessi elettorali sembrano chiare, ma nella pratica aziendale emergono spesso ambiguità: turni particolari, contratti atipici, lavoratori part-time, dipendenti con doppio impiego. In questi casi, un avvocato specializzato in diritto del lavoro può chiarire rapidamente la situazione e fornire indicazioni operative.
Per chi ha dubbi sui propri diritti in occasione delle elezioni comunali 2026, Expert Zoom mette a disposizione avvocati esperti in diritto del lavoro che possono rispondere in tempi rapidi, anche in modalità online.
Non lasciare che un'ambiguità contrattuale ti privi di un diritto fondamentale. Le elezioni del 24 e 25 maggio 2026 riguardano tutti — e la legge è dalla tua parte.
Fonti: prefettura.interno.gov.it · servizidemografici.com · fisac-cgil.it · sciopero avvocato articolo
