Kosovo batte l'Irlanda 1-0 in Lega A: le regole FIFA per i calciatori con doppia nazionalità

Giovani calciatori della nazionale kosovara di calcio durante un allenamento ufficiale

Photo : Burim / Wikimedia

6 min di lettura 25 settembre 2026

Il Kosovo ha scritto una pagina di storia del calcio europeo: il 24 settembre 2026, nella prima partita della fase a gironi della UEFA Nations League Lega A 2026/27, la nazionale kosovara ha battuto la Repubblica d'Irlanda per 1-0. Il gol è arrivato all'83' grazie a Vedat Muriqi, che di testa ha firmato il successo interno. Un risultato significativo per un paese che solo nel 2016 è stato ammesso alla FIFA, e che per la prima volta compete nel massimo livello della competizione continentale.

Dietro la vittoria, però, c'è una storia che va oltre il campo: quella di una squadra costruita in larga parte su calciatori con doppia nazionalità, nati e cresciuti in Germania, Svizzera, Austria e Gran Bretagna, che hanno scelto di vestire la maglia kosovara anziché quella del paese d'emigrazione. Una scelta che non è mai semplice, né dal punto di vista identitario né da quello legale.

La scalata del Kosovo: dalla Lega C alla Lega A in meno di un decennio

L'ascesa della nazionale kosovara è stata rapida e costante. Nella UEFA Nations League 2024/25, il Kosovo ha chiuso secondo nel proprio girone di Lega B alle spalle della Romania, con quattro vittorie e due sconfitte. Nei play-off promozione, ha poi eliminato l'Islanda con un doppio confronto: vittoria per 2-1 in casa e per 1-3 in trasferta. Il risultato ha garantito la prima storica promozione in Lega A, mettendo la nazionale kosovara nello stesso gruppo di Turchia, Austria e Repubblica d'Irlanda.

Il calendario dei prossimi appuntamenti è già ricco: il 1° ottobre 2026 il Kosovo giocherà in Israele, il 4 ottobre ospiterà l'Austria in casa. Un percorso che rispecchia una crescita calcistica reale, trainata anche da una diaspora albanese-kosovara che da vent'anni alimenta il vivaio di numerosi club europei.

La presenza del Kosovo in Lega A non è un caso isolato nel panorama delle nazionali costruite sulla diaspora. In Europa, circa 800.000 cittadini di origini albanesi-kosovare vivono in Germania, 200.000 in Svizzera e oltre 100.000 in Austria, secondo stime delle Nazioni Unite. Da questo bacino provengono molti dei talenti che oggi difendono i colori del Kosovo.

Una squadra di diaspora: i casi di Rexhbeçaj e Demaku

Molti dei calciatori convocati dalla Federazione Kosovara di Calcio (FFK) non sono nati in Kosovo, ma in paesi dove le loro famiglie si sono trasferite durante gli anni dei conflitti nei Balcani o nella fase post-bellica. È il caso di Elvis Rexhbeçaj, nato in Germania, che ha scelto il Kosovo dopo aver atteso una modifica della legge sulla cittadinanza tedesca: la vecchia normativa non permetteva la doppia nazionalità per i calciatori professionisti, creando un ostacolo legale concreto alla sua scelta.

Ancora più emblematico è il caso di Vesel Demaku, nato a Vienna da genitori albanesi di origini kosovare. Il 19 marzo 2025, la FIFA ha approvato la sua richiesta formale di cambio di associazione federale dall'Austria al Kosovo. Il giorno successivo, Demaku debuttava con la maglia kosovara nei play-off di Nations League contro l'Islanda. Una celerità apparente: in realtà, il dossier era in istruttoria presso la FIFA da mesi.

Come emerge da casi analoghi già analizzati su ExpertZoom — come quello di Kenan Yıldız, nato in Germania e oggi protagonista con la Juventus — la scelta della nazionale non è mai una semplice formalità burocratica, ma un percorso che richiede competenze specifiche di diritto sportivo internazionale.

Le regole FIFA per il cambio di associazione federale

L'articolo 9 del Regolamento sullo Statuto e il Trasferimento dei Calciatori della FIFA definisce le condizioni entro cui un giocatore può cambiare la propria affiliazione federale. Le norme fondamentali sono tre.

Prima regola: un giocatore può rappresentare una sola nazionale senior. Una volta disputata una partita ufficiale con la rappresentativa maggiore di un paese in una competizione riconosciuta dalla FIFA, il legame è definitivo e non può essere sciolto.

Seconda regola: è possibile cambiare associazione se si è giocato esclusivamente per nazionali giovanili. Se un calciatore ha disputato partite soltanto con le selezioni giovanili (Under-21 o inferiori) di un paese, può richiedere il cambio di affiliazione, a patto di possedere la cittadinanza del paese di destinazione e di non aver mai giocato per la nazionale maggiore del paese di provenienza in gare ufficiali.

Terza regola: la procedura richiede obbligatoriamente l'approvazione della FIFA. Non è sufficiente ottenere la cittadinanza del nuovo paese: è necessario presentare una domanda formale alla FIFA attraverso la federazione di destinazione, allegando documentazione sulla nazionalità, sui legami familiari e sulla storia sportiva del calciatore.

Per consultare il quadro normativo completo, il testo ufficiale del Regolamento FIFA sullo Statuto e il Trasferimento dei Calciatori è disponibile sul sito della FIFA.

Il caso concreto: Marcus, 23 anni, nato a Zurigo — può giocare per il Kosovo?

Per capire come funziona concretamente questo sistema, prendiamo l'esempio di Marcus K., 23 anni, nato a Zurigo da genitori albanesi emigrati dal Kosovo negli anni '90. Marcus possiede la doppia cittadinanza: svizzera (per nascita) e kosovara (trasmessa dai genitori). A 19 anni ha disputato 2 partite con la nazionale Under-20 della Svizzera in un torneo giovanile ufficiale UEFA. Oggi, nel settembre 2026, un osservatore della FFK lo contatta con un'offerta di convocazione per la nazionale maggiore kosovara.

Può Marcus accettare?

La risposta dipende da un solo fattore chiave: Marcus ha giocato esclusivamente per la nazionale giovanile svizzera — non per quella maggiore. Questo gli apre ancora la porta al cambio di affiliazione. Ma non automaticamente.

Marcus dovrà presentare domanda formale alla FIFA tramite la FFK, allegando: la prova del possesso della cittadinanza kosovara, il certificato di nascita, la documentazione sulle partite giocate con la Svizzera Under-20, e una dichiarazione che attesti l'assenza di presenze con la nazionale maggiore svizzera in gare ufficiali FIFA. I tempi medi per l'istruttoria vanno dai 3 ai 9 mesi, a seconda della complessità del caso e di eventuali obiezioni presentate dalla Federazione Svizzera di Calcio.

Il punto critico è definitivo: se Marcus avesse giocato anche una sola partita ufficiale con la nazionale maggiore svizzera, la porta sarebbe chiusa per sempre. Nessuna procedura FIFA, nessun ricorso, nessuna eccezione. Vale per tutti i paesi, senza distinzione.

Come mostra anche il caso di Yasin Ayari, che ha affrontato una situazione analoga tra Svezia e Tunisia, ogni vicenda ha le sue specificità: i dettagli dei tornei giocati, la natura ufficiale o amichevole delle partite, l'età al momento delle convocazioni. Da qui l'importanza di una valutazione legale personalizzata prima di qualsiasi decisione.

Cosa fare se ti trovi in questa situazione

Che tu sia un giovane calciatore con doppia nazionalità, un genitore che accompagna un talento nella scelta della propria carriera internazionale, o anche una persona che vuole semplicemente comprendere i propri diritti in materia di cittadinanza sportiva, il percorso non è standardizzato.

I passi fondamentali sono cinque:

  1. Verifica la tua eleggibilità: quali partite hai giocato, per quale federazione, in quali competizioni ufficiali?
  2. Controlla formalmente la tua cittadinanza: possiedi già la cittadinanza del paese per cui vuoi giocare, oppure devi richiederla?
  3. Documenta i legami familiari e culturali: la FIFA considera l'intensità del legame con il paese di destinazione
  4. Presenta la domanda tramite la federazione di destinazione: non puoi rivolgerti direttamente alla FIFA; è la federazione (nel caso del Kosovo, la FFK) che istruisce la pratica e la presenta all'organismo internazionale
  5. Rispetta le scadenze: alcuni diritti si perdono superata una certa età o dopo specifici eventi sportivi

Un avvocato specializzato in diritto sportivo internazionale può fare la differenza in ogni fase di questo percorso: non solo per preparare correttamente il dossier, ma per anticipare le obiezioni della federazione di provenienza, verificare la natura ufficiale delle partite già disputate e rispettare le scadenze regolamentari. Il caso di Elvis Rexhbeçaj — che ha dovuto attendere anni prima di poter formalizzare la sua scelta per il Kosovo, bloccato da una norma sulla cittadinanza tedesca — dimostra quanto la questione possa complicarsi quando si intrecciano diritto FIFA, leggi nazionali sulla cittadinanza e dinamiche tra federazioni.

Il Kosovo in Lega A è il segnale concreto di una nazionale che cresce. Dietro ogni calciatore che indossa quella maglia, spesso c'è una storia legale — e una scelta che meritava di essere fatta nel modo giusto.

Nota informativa: questo articolo ha scopo giornalistico e divulgativo. Non costituisce consulenza legale. Per questioni specifiche relative alla doppia nazionalità e al diritto sportivo, rivolgiti a un avvocato specializzato.

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