Il 16 ottobre 2026, alle 21, Myrta Merlino ha debuttato sul canale 550 di San Marino RTV con "Myrta Confidential", un talk show di due interviste a tu per tu con ospiti come Fedele Confalonieri e Giuseppe Conte, come ha annunciato la stessa San Marino RTV. Dietro il ritorno in video dopo l'addio a Mediaset c'è una domanda che riguarda milioni di lavoratori: cosa può impedirti di cambiare datore di lavoro, e cosa succede al tuo contratto quando lasci un'azienda concorrente?
Che cosa è successo, in breve
Merlino era arrivata a Mediaset nell'estate 2023 per condurre Pomeriggio Cinque al posto di Barbara d'Urso. Dopo tre anni l'esperienza si è chiusa e il pomeriggio è stato affidato a "Dentro la Notizia", condotto da Gianluigi Nuzzi, secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano il 4 agosto 2026. Il 3 agosto 2026 l'amministratore delegato di San Marino RTV, Roberto Sergio, ha annunciato l'ingaggio durante un evento estivo a Rimini. Il debutto è arrivato due mesi e mezzo dopo.
Non conosciamo i termini dei contratti di Merlino, e non è questo il punto. Il caso è utile perché mostra una situazione molto comune: un professionista lascia un'azienda e ne raggiunge un'altra, magari dopo un periodo di pausa. In quel passaggio entrano in gioco clausole che spesso si firmano senza leggerle davvero.
La domanda che si fanno i lettori: si può vietare a qualcuno di lavorare per un concorrente?
Sì, ma entro limiti precisi. Il "patto di non concorrenza" è disciplinato dall'articolo 2125 del codice civile e vale per il periodo successivo alla fine del rapporto di lavoro. Perché sia valido, devono ricorrere quattro condizioni.
- Forma scritta. Un accordo solo verbale non basta.
- Corrispettivo. Il lavoratore deve ricevere un compenso per la limitazione che accetta. Se la cifra è irrisoria rispetto al sacrificio, il patto rischia la nullità.
- Limiti di oggetto, tempo e luogo. Il divieto non può cancellare la possibilità di lavorare nel proprio settore. La durata massima è di tre anni, cinque per i dirigenti.
- Proporzionalità. Il vincolo deve restare entro ciò che serve a tutelare l'interesse dell'azienda.
Altra cosa è l'obbligo di fedeltà durante il rapporto, che vieta di fare concorrenza al proprio datore finché si è in organico. Chi confonde le due regole rischia di sentirsi bloccato senza motivo, oppure di violare un impegno vero.
Esclusiva, contratto a termine, anno di pausa: le differenze che contano
Nel mondo dei media si incontrano spesso tre figure contrattuali, che producono effetti diversi.
- Contratto in esclusiva. Vale finché dura il contratto: il professionista non può lavorare per altri. Alla scadenza il vincolo cade, salvo un patto di non concorrenza scritto a parte.
- Contratto a termine non rinnovato. Alla scadenza il rapporto finisce e non c'è un diritto automatico alla riconferma. Il lavoratore può cercare altre offerte.
- Periodo di pausa concordato. Può essere frutto di un patto di non concorrenza pagato, oppure di una scelta personale. Se c'è un compenso per restare fermi, quel compenso è il prezzo della limitazione.
La distinzione non è teorica: molte controversie nascono perché le parti chiamano "esclusiva" qualcosa che, nei fatti, è un divieto post-contrattuale privo di compenso adeguato.
Cosa cambia per chi lavora fuori dalla televisione
Il meccanismo vale per un agente immobiliare, un consulente informatico, un commerciale o un medico che passa da una struttura all'altra. Ogni volta che si firma un contratto, conviene chiedersi tre cose: c'è una clausola che continua a valere dopo l'uscita, quanto dura e che cosa ricevo in cambio. Per un approfondimento su casi analoghi nel settore televisivo, si può leggere anche l'analisi su Milo Infante, dalla RAI a Mediaset e quella sul contratto di Enrico Mentana con La7.
Perché il caso Merlino interessa anche chi non fa televisione
Quando una figura nota cambia emittente, il mercato legge il passaggio come una notizia di palinsesto. Per un lavoratore comune la stessa dinamica ha un peso concreto: un anno senza reddito, una trattativa sulla buonuscita, una clausola che blocca un'offerta migliore. La differenza è che i grandi nomi hanno agenti e uffici legali, mentre la maggior parte delle persone firma un contratto standard il primo giorno di lavoro, spesso senza una vera trattativa.
Un altro punto sottovalutato riguarda i tempi. Un patto di non concorrenza decorre dalla cessazione del rapporto, non dalla firma. Se un contratto finisce a dicembre 2026 e il vincolo dura 12 mesi, il divieto copre tutto il 2027. Chi pianifica un cambio di carriera dovrebbe quindi fare i conti con il calendario prima di dare le dimissioni, perché un errore di valutazione può costare un anno di stop oppure una penale.
Infine, vale la pena ricordare che una trattativa è sempre possibile. Un'azienda interessata ad assumerti può accettare di farsi carico di eventuali penali, oppure chiedere alla società precedente una rinuncia scritta al patto. Sono accordi che si chiudono più facilmente quando un legale ha già letto i documenti e sa dove sono i margini.
Un caso concreto: la responsabile commerciale che cambia azienda
Prendiamo Laura, responsabile commerciale di una società di servizi a Milano, con una retribuzione lorda annua di 60.000 euro. Il contratto di lavoro contiene un patto di non concorrenza di 24 mesi su tutto il territorio nazionale. Il corrispettivo previsto è di 1.000 euro una tantum, cioè circa l'1,7% di una retribuzione annua.
A marzo 2026 un concorrente le offre un posto da 75.000 euro. Laura si dimette e comincia a lavorare per la nuova azienda. Dopo due mesi la società precedente le invia una diffida, chiedendo la restituzione del corrispettivo e il pagamento di una penale di 30.000 euro prevista dal patto.
Se il patto fosse valido, Laura rischierebbe di dover pagare la penale e di essere costretta a lasciare il nuovo incarico. Ma la giurisprudenza guarda alla proporzione tra compenso e vincolo: un indennizzo di 1.000 euro a fronte di due anni di restrizione nazionale su una retribuzione di 60.000 euro appare molto squilibrato. Se il giudice lo ritiene sproporzionato, il patto può risultare nullo e la penale non è dovuta.
Se invece il compenso fosse stato di 18.000 euro, cioè il 30% della retribuzione annua, e il vincolo limitato a 12 mesi e a due regioni, la valutazione cambierebbe: sarebbe molto più difficile contestare il patto, e la scelta di Laura potrebbe costarle caro. Lo stesso identico lavoro, con due contratti diversi, produce due esiti opposti. Per questo conviene verificare le clausole prima di firmare, non dopo la diffida.
Cosa fare prima di firmare o di lasciare un'azienda
- Rileggi il contratto, comprese le clausole in coda al documento e gli allegati, cercando parole come "non concorrenza", "esclusiva", "penale" e "riservatezza".
- Calcola il rapporto tra compenso del vincolo e retribuzione annua, la durata e l'ampiezza geografica.
- Non ignorare una diffida. Rispondi nei termini indicati, ma solo dopo aver fatto valutare il testo da un professionista.
- Conserva le prove: lettere, e-mail e buste paga servono a dimostrare ciò che hai effettivamente ricevuto.
- Distingui riservatezza e concorrenza. Anche senza un patto di non concorrenza valido, restano obblighi sull'uso di informazioni riservate e di clienti dell'azienda.
Quando rivolgersi a un avvocato
Un avvocato del lavoro può leggere il contratto in poche ore, dirti se il patto regge e aiutarti a trattare con la vecchia azienda prima che una diffida diventi una causa. Se stai per cambiare lavoro o hai già ricevuto una lettera, su Expert Zoom puoi confrontare i profili degli avvocati e fissare una consulenza sul tuo caso specifico.
Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non costituiscono consulenza legale. Il caso di Laura è un esempio ipotetico; per la tua situazione consulta un avvocato.

Chiara Romano