Milo Infante lascia la RAI per Mediaset: cosa dice la legge sui contratti televisivi

Giornalista televisivo italiano alla scrivania di uno studio TV con contratto di lavoro

Crediti fotografici

Sofia Sofia GalloAvvocati
4 min di lettura 10 giugno 2026

Il 10 giugno 2026 Milo Infante ha rassegnato ufficialmente le dimissioni dalla RAI per approdare a Mediaset con un ruolo apicale. Il conduttore di Ore 14, uno dei programmi più seguiti di RAI2 con ascolti record negli ultimi mesi, lascerà il servizio pubblico per assumere una doppia veste: conduttore e co-direttore di Videonews, la struttura giornalistica del gruppo di Cologno Monzese.

"Ringrazio Pier Silvio Berlusconi per la fiducia", ha dichiarato Infante dopo l'annuncio ufficiale. Secondo indiscrezioni riprese da più testate, Mediaset avrebbe offerto al giornalista persino la conduzione di Quarto Grado, attualmente affidata a Gianluigi Nuzzi.

Il nodo del tetto stipendiale nella RAI

Uno dei fattori centrali dell'addio di Milo Infante alla RAI è il tetto stipendiale che vincola i dipendenti del servizio pubblico. Come stabilito dalla normativa italiana sui compensi nelle società a controllo pubblico, i dipendenti RAI non possono superare una determinata soglia retributiva annua — nel caso di Infante, stimata attorno ai 240.000 euro lordi all'anno.

Il quadro normativo di riferimento è il Testo Unico del Pubblico Impiego, il D.lgs. 165/2001 disponibile su normattiva.it, che disciplina i compensi nelle pubbliche amministrazioni e nelle società partecipate dallo Stato. Questo meccanismo, pensato per garantire trasparenza e contenimento della spesa pubblica, crea di fatto una disparità competitiva rispetto alle emittenti private, che non sono soggette a vincoli analoghi.

Cosa prevede la legge quando si lascia il settore pubblico per il privato

Il caso di Milo Infante è emblematico di una situazione sempre più comune nel mercato del lavoro italiano: la transizione da un datore di lavoro pubblico o para-pubblico a un'azienda privata. Da un punto di vista legale, questa operazione comporta implicazioni spesso sottovalutate.

Le dimissioni nel pubblico impiego seguono norme specifiche. Il D.lgs. 165/2001 prevede che il dipendente rispetti un termine di preavviso: il mancato rispetto obbliga al risarcimento del danno in favore dell'ente. Nel caso della RAI — società per azioni con caratteristiche ibride tra pubblico e privato — si applicano in parte le norme del diritto privato, ma con obblighi peculiari che un lavoratore non specializzato difficilmente conosce nei dettagli.

I patti di non concorrenza (art. 2125 del Codice Civile) rappresentano un altro elemento cruciale. Molti contratti giornalistici prevedono limitazioni alla possibilità di lavorare per emittenti concorrenti entro un certo periodo dalla cessazione del rapporto. Perché siano validi, questi patti devono essere:

  • stipulati per iscritto;
  • remunerati adeguatamente;
  • limitati nel tempo (massimo 5 anni) e nello spazio geografico.

Se il patto di non concorrenza non rispetta questi requisiti, il dipendente ha il diritto di impugnarlo davanti al Tribunale del Lavoro.

Il Contratto Collettivo Nazionale dei Giornalisti

In Italia, i giornalisti professionisti sono tutelati dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Giornalistico (CCNLG), stipulato tra FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) e FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana). Questo contratto disciplina retribuzioni minime, orari di lavoro, diritti d'autore sulle opere giornalistiche e le modalità di risoluzione del rapporto.

Secondo il CCNLG, il giornalista che rassegna le dimissioni ha diritto a percepire il trattamento di fine rapporto (TFR) e, in alcuni casi, un'indennità sostitutiva del preavviso se il datore di lavoro decide di dispensarlo dal servizio durante il periodo di preavviso. Un avvocato specializzato in diritto del lavoro può verificare se l'azienda ha correttamente liquidato tutte le spettanze, evitando che il lavoratore perda somme a cui ha diritto.

Diritti d'immagine e format televisivi: di chi è il programma?

Un aspetto spesso trascurato riguarda la titolarità dei diritti d'autore e dei diritti d'immagine legati al format televisivo. Ore 14, il programma che ha reso riconoscibile Milo Infante al grande pubblico, è un format di proprietà della RAI. Il conduttore, per quanto sia il volto della trasmissione, non ne possiede i diritti: questi appartengono all'emittente produttrice.

Come evidenziato da altre vicende recenti — come nel caso di Panariello e la sua uscita da Tale e Quale Show — la distinzione tra diritti del conduttore e diritti della produzione è fondamentale. Il presentatore può trasferire il proprio talento e il proprio "marchio personale", ma non può replicare il format, il titolo o le caratteristiche distintive del programma originale senza rischiare contestazioni legali da parte del precedente datore di lavoro.

Quando è utile consultare un avvocato del lavoro

Se stai valutando una transizione lavorativa importante — dal pubblico al privato, o tra aziende dello stesso settore — i rischi legali sono concreti. Un avvocato specializzato in diritto del lavoro e contrattualistica può:

  1. Analizzare il contratto esistente per identificare clausole di non concorrenza, obblighi di fedeltà o limitazioni post-rapporto;
  2. Calcolare le spettanze di fine rapporto (TFR, indennità sostitutiva del preavviso, ferie non godute);
  3. Negoziare le condizioni di uscita con il datore di lavoro per evitare contenziosi costosi;
  4. Valutare la legittimità del nuovo contratto proposto dal futuro datore di lavoro;
  5. Tutelarti in caso di controversia davanti al Giudice del Lavoro.

La normativa italiana sul lavoro è complessa e in continua evoluzione. Il rischio di commettere errori durante una transizione lavorativa — anche in buona fede — è reale. Rivolgersi a un professionista prima di firmare qualsiasi accordo può prevenire problemi che, una volta emersi, diventano difficili e costosi da risolvere.

Il caso Infante come specchio del mercato del lavoro

Il passaggio di Milo Infante dalla RAI a Mediaset è molto più di una notizia televisiva: è uno specchio delle dinamiche contrattuali e normative che regolano il mercato del lavoro italiano nel settore dell'informazione. Il tetto stipendiale pubblico, i patti di non concorrenza, i diritti d'autore sui format e le tutele del CCNLG sono elementi che riguardano migliaia di lavoratori — non solo i volti noti della televisione.

Se ti trovi in una situazione simile, con un contratto complesso da analizzare o una transizione delicata da gestire, su Expert Zoom puoi trovare avvocati specializzati in diritto del lavoro pronti a offrirti una consulenza personalizzata.

Crediti fotografici : Questa immagine è stata generata dall'intelligenza artificiale.

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