Matteo Berrettini torna in campo oggi, 19 marzo 2026, al primo turno dell'ATP Miami Open contro il francese Alexandre Müller. Il tennista romano, ex numero 6 del mondo, affronta questa stagione con un obiettivo diverso dal passato: non la classifica, ma la continuità fisica. Dopo il ritiro dall'Australian Open 2026 per infortunio ai muscoli obliqui addominali — con le parole "fa troppo male, non posso giocare" — Berrettini rappresenta un caso emblematico di come gli infortuni ricorrenti condizionino la carriera degli atleti professionisti, specialmente quando si avvicinano ai 30 anni (compirà 30 anni il 12 aprile 2026).
Il percorso tormentato di inizio 2026
La stagione di Berrettini è iniziata con segnali contrastanti. A febbraio ha vinto il primo match all'ATP Buenos Aires, poi ha raggiunto i quarti di finale al Rio Open ATP 500, dove ha perso contro Buse (6-2, 2-6, 6-3). Ma al Santiago ATP 250 è arrivata subito l'eliminazione al debutto contro Nava (6-3, 6-4).
Il vero stop è arrivato a gennaio, quando l'infortunio agli obliqui addominali lo ha costretto al forfait dall'Australian Open. A marzo, all'Indian Wells Masters 1000, Berrettini è uscito al secondo turno contro Alexander Zverev. Questo pattern di prestazioni altalenanti e ritiri è diventato una costante per molti tennisti italiani nel 2026: il tennis tricolore sta vivendo una vera "pioggia di infortuni" in questa prima parte di stagione.
Perché gli obliqui addominali sono vulnerabili nel tennis
Gli infortuni ai muscoli obliqui e addominali rappresentano circa 1 su 8 delle lesioni muscolari nei tennisti professionisti. La ragione è biomeccanica: il servizio e i colpi rotazionali — dritto, rovescio, smash — generano forze di torsione enormi sul core. Gli obliqui esterni e interni stabilizzano il tronco durante questi movimenti esplosivi, assorbendo carichi ripetuti che possono superare il 150% del peso corporeo a ogni servizio potente.
Nel caso di Berrettini, noto per uno dei servizi più potenti del circuito ATP, questa sollecitazione è ancora più intensa. Quando un muscolo obliquo subisce una lesione — solitamente uno strappo di primo o secondo grado — il dolore è acuto e il ritorno in campo prematuro aumenta il rischio di recidive. La letteratura medica sportiva indica che gli infortuni addominali ricorrenti nel tennis derivano spesso da:
- Insufficiente tempo di guarigione tra tornei
- Squilibri muscolari tra core anteriore e posteriore
- Deficit di flessibilità toracolombare
- Sovraccarico da calendario agonistico intenso
L'età e il recupero: la sfida dei 30 anni
Berrettini ha dichiarato recentemente: "I miei obiettivi non hanno niente a che vedere con ranking o risultati, ma con la continuità — allenarmi tanto per poi giocare al massimo livello il più a lungo possibile". Questa consapevolezza riflette una realtà fisiologica: dopo i 28-30 anni, i tempi di recupero muscolare si allungano.
La sintesi proteica muscolare rallenta, la vascolarizzazione dei tessuti diminuisce, e la capacità di rigenerazione delle fibre muscolari di tipo II (quelle esplosive, essenziali nel tennis) declina. Per un atleta professionista, questo significa che un infortunio che a 23 anni richiedeva 3 settimane di stop, a 30 anni può necessitarne 5 o 6. Il caso di Berrettini non è isolato: altri tennisti della sua generazione stanno affrontando sfide simili.
Protocolli di recupero: cosa dice la medicina sportiva
Il trattamento degli infortuni muscolari addominali negli atleti segue oggi protocolli evidence-based che combinano riposo, fisioterapia, rinforzo muscolare progressivo e riatletizzazione. Le fasi sono:
Fase acuta (0-72 ore): gestione del dolore, ghiaccio, riposo relativo. Gli anti-infiammatori vanno usati con cautela per non rallentare la rigenerazione tissutale.
Fase proliferativa (3-14 giorni): mobilizzazione graduale, stretching dolce, elettrostimolazione. Si inizia il rinforzo isometrico del core.
Fase di rimodellamento (2-8 settimane): esercizi di stabilizzazione dinamica, plank laterali, rotazioni controllate con resistenza. Si reintroducono gesti tecnici specifici del tennis.
Ritorno agonistico (variabile): test funzionali (hop test, rotational power test) devono confermare il pieno recupero prima del rientro in gare ufficiali.
Il rischio maggiore è la fretta: tornare in campo quando il dolore è "gestibile" ma il tessuto non completamente riparato aumenta del 70% la probabilità di recidiva entro 6 mesi.
Quando consultare uno specialista
Per atleti amatoriali e professionisti, il confine tra indolenzimento post-allenamento e infortunio vero è sottile. I segnali d'allarme includono:
- Dolore acuto localizzato durante movimenti rotazionali
- Impossibilità di tossire o ridere senza dolore addominale
- Rigidità persistente che non migliora con riposo di 48 ore
- Comparsa di ematomi o gonfiore localizzato
Per un piano di recupero personalizzato, consulta uno specialista in medicina dello sport. La valutazione clinica, spesso integrata da ecografia muscolare, permette di classificare con precisione l'entità della lesione e definire tempi di recupero realistici.
L'esempio di Berrettini e la prevenzione
Il percorso di Berrettini nel 2026 offre una lezione per tutti gli sportivi: la performance sostenibile richiede equilibrio tra carico e recupero. Nel tennis professionistico, dove il calendario prevede tornei ogni settimana, questa equazione è complessa. Ma i principi restano validi anche per tennisti amatoriali:
- Alternare sessioni intense a recupero attivo
- Integrare lavoro di core stability nella routine settimanale
- Non ignorare i segnali precoci di sovraccarico
- Investire in valutazioni biomeccaniche periodiche
Come sottolineato in casi simili di infortuni seriali nello sport d'élite (vedi l'analisi sugli infortuni di Neymar e la medicina dei legamenti), la gestione proattiva e il supporto medico specializzato fanno la differenza tra carriere abbreviate e longevità agonistica.
Consulta un esperto per il tuo recupero
Se pratichi tennis o altri sport rotazionali e hai subito un infortunio addominale o lombare, non affidarti al fai-da-te. ExpertZoom ti mette in contatto con specialisti in medicina dello sport per consulenze personalizzate: dalla diagnosi iniziale al piano di riabilitazione, fino al ritorno sicuro all'attività. La continuità sportiva — l'obiettivo dichiarato di Berrettini — inizia dalla scelta del giusto supporto medico.

Anna Conti