Neymar non è stato convocato dal CT Carlo Ancelotti per le amichevoli del Brasile di marzo 2026 contro Francia e Croazia a causa di persistenti problemi muscolari. Il fuoriclasse del Santos ha accumulato nella sua carriera 45 infortuni distinti, 1.429 giorni di stop e 265 partite saltate. La sua storia è diventata un caso di studio nella medicina sportiva: perché un atleta così dotato continua a rompersi?
La storia degli infortuni di Neymar: i numeri parlano chiaro
Dal 2014 al 2026, Neymar ha subito una sequenza di traumi che raramente si vede in un singolo calciatore professionista. Il più grave: la rottura del legamento crociato anteriore (LCA) e del menisco del ginocchio sinistro, il 17 ottobre 2023, durante Brasile-Uruguay nelle qualificazioni mondiali.
L'operazione è stata eseguita a novembre 2023 a Belo Horizonte dal dottor Rodrigo Lasmar, chirurgo della Nazionale brasiliana. Il recupero standard per una lesione del LCA è di 6,6 mesi per il ritorno agli allenamenti di squadra e 7,4 mesi per il ritorno in campo nelle partite. Neymar ha rispettato queste tempistiche, tornando in campo il 21 ottobre 2024 con Al-Hilal per 20 minuti.
Ma i problemi non si sono fermati. Tra il 2024 e il 2026, ha subito ulteriori infortuni alla caviglia destra e alla muscolatura. A marzo 2026, Ancelotti ha dichiarato: "Neymar non è al 100% e quindi non è nella lista."
Perché i legamenti si rompono così spesso? La risposta della medicina sportiva
La medicina sportiva moderna identifica diversi fattori che aumentano il rischio di re-infortuni legamentosi, soprattutto al ginocchio. Il primo è il ritorno al gioco troppo precoce dopo una lesione del LCA. La guarigione biologica del tendine innestato richiede tra i 18 e i 24 mesi per una completa maturazione del tessuto — ben oltre i 7-8 mesi standard di riabilitazione clinica.
Il secondo fattore è biomeccanico: se durante la riabilitazione non vengono corretti i pattern di movimento che hanno causato il primo infortunio, il rischio di ricaduta rimane alto. Studi recenti pubblicati su riviste di medicina sportiva mostrano che i movimenti tattici e tecnici patologici durante il ritorno all'attività sono predittivi di un secondo infortunio del LCA.
Per Neymar, la ripetizione di infortuni alla stessa zona anatomica — quattro problemi al ginocchio sinistro nell'arco di 12 mesi — suggerisce che la riabilitazione biomeccanica non ha risolto le vulnerabilità di base.
Il recupero da una lesione del LCA: cosa aspettarsi davvero
Un atleta che subisce una rottura del LCA deve affrontare un percorso lungo e preciso. La fase chirurgica è solo l'inizio.
Nelle prime settimane postoperatorie, l'obiettivo è il controllo del gonfiore e il recupero del range articolare. Tra il secondo e il quarto mese, si lavora sul rinforzo muscolare di quadricipite e femorali. Tra il quinto e il settimo mese, si reintegrano i gesti atletici specifici dello sport. Ma il vero completamento del recupero — dal punto di vista della qualità del tessuto innestato — avviene solo dopo 18-24 mesi.
I protocolli più avanzati oggi integrano sensori indossabili, elettromiografia di superficie e analisi video in 2D per personalizzare la riabilitazione e rilevare eventuali asimmetrie muscolari residue. In Italia, centri ortopedici e fisiatri specializzati in medicina dello sport utilizzano questi strumenti per ridurre il rischio di re-infortuni.
Il caso Neymar insegna qualcosa ai pazienti comuni?
Sì. La lezione centrale è questa: un infortunio ligamentoso grave — anche al di fuori dell'élite sportiva — non si "risolve" semplicemente tornando a camminare senza dolore. Il rischio di recidiva rimane elevato se la guarigione non è completa e se la riabilitazione funzionale non è stata seguita correttamente.
Chi subisce una distorsione grave alla caviglia, un'elongazione legamentosa al ginocchio o una lesione del menisco dovrebbe affidarsi a uno specialista in medicina dello sport o a un ortopedico sportivo — non limitarsi alla fisioterapia standard.
Avvertenza medica: Questo articolo ha una finalità informativa e non sostituisce il parere di un medico specialista. In caso di infortuni muscolo-scheletrici, consultate sempre un professionnel della salute qualificato.
Quando consultare uno specialista dopo un infortunio sportivo
Non ogni distorsione richiede intervento chirurgico. Ma alcuni segnali devono spingere a consultare rapidamente un medico: dolore persistente oltre 72 ore, gonfiore significativo che non regredisce, instabilità articolare percepita (sensazione che "il ginocchio ceda"), e incapacità di caricare il peso sull'arto.
La diagnosi precoce — che includa ecografia o risonanza magnetica — cambia radicalmente la prognosi. Come dimostra il caso Neymar, aspettare o minimizzare un infortunio ligamentoso può trasformare un problema risolvibile in una cronicità.
Expert Zoom mette in contatto con specialisti in salute e medicina dello sport disponibili per consulenze online, per una prima valutazione rapida prima di decidere il percorso terapeutico più adatto.
La riabilitazione moderna: tecnologia e personalizzazione
La riabilitazione da infortuni ligamentosi è cambiata radicalmente negli ultimi dieci anni. I protocolli di fisioterapia tradizionale — basati su esercizi standardizzati e cronogrammi fissi — stanno cedendo spazio a approcci personalizzati guidati dai dati.
I centri di medicina dello sport più avanzati oggi utilizzano sensori indossabili per monitorare l'attivazione muscolare durante gli esercizi, algoritmi di analisi del movimento per rilevare asimmetrie tra i due arti, e piattaforme di biofeedback che mostrano in tempo reale al paziente come sta lavorando il muscolo. Questi strumenti permettono di identificare compensazioni patologiche — movimenti alternativi che il corpo adotta per evitare il dolore — e che, se non corretti, creano nuove vulnerabilità.
Per Neymar, le quattro recidive al ginocchio sinistro nell'arco di 12 mesi suggeriscono che questi meccanismi di compensazione non siano stati adeguatamente affrontati. Per un calciatore dilettante o un runner amatoriale, il rischio è identico: tornare in campo troppo presto senza un corretto schema di movimento aumenta la probabilità di recidiva del 30–40%, secondo dati della letteratura ortopedica internazionale.
Il messaggio è chiaro: la riabilitazione non finisce quando il dolore scompare. Finisce quando i test di ritorno allo sport — stabilità, forza simmetrica, pattern di corsa — mostrano valori nella norma. Solo uno specialista qualificato può certificare questo passaggio.

Anna Conti