Luciano Darderi avanza al terzo turno del Mutua Madrid Open 2026, ma il vero tema del torneo è l'assenza di Carlos Alcaraz: il numero 2 al mondo ha dovuto abbandonare sia Madrid che gli Internazionali di Roma e il Roland Garros per una tenosinovite al polso destro. Un campanello d'allarme che riguarda non solo i professionisti, ma ogni tennista amatoriale che sente un dolore al polso e si chiede: devo fermarmi o posso continuare?
Madrid 2026: gli italiani volano, ma Alcaraz si ferma
Il 25 aprile 2026, Darderi ha battuto Juan Manuel Cerúndolo 6-1 6-3 in un'ora e 18 minuti, confermandosi una delle rivelazioni della stagione sulla terra rossa. Con lui, anche Cobolli è avanzato al terzo turno. Il torneo maschile si disputa alla Caja Magica di Madrid dal 21 aprile al 3 maggio, ed è già uno dei più seguiti dell'anno in Italia.
Ma l'ombra di Alcaraz pesa su tutto. Il 20 aprile, a Barcellona, lo spagnolo ha avvertito un dolore acuto al polso destro durante un match. La diagnosi è arrivata rapidamente: tenosinovite, un'infiammazione della guaina che riveste i tendini del polso. Una settimana dopo, Alcaraz ha annunciato sui social il forfait anche per Roma e Roland Garros: "Ho una lunghissima carriera davanti a me, forzare potrebbe seriamente compromettere le mie possibilità nei tornei futuri."
Cos'è la tenosinovite e perché è così comune nel tennis
La tenosinovite al polso è uno dei disturbi più diffusi tra i tennisti, sia professionisti che amatori. Si manifesta con dolore, gonfiore e sensazione di calore lungo il percorso dei tendini del polso. Nel tennis, i movimenti ripetitivi del servizio, del rovescio bimane e del dritto a effetto sottopongono il polso a stress continui.
Secondo il Ministero della Salute, le tendinopatie sono tra le patologie muscoloscheletriche più frequenti nella popolazione sportiva italiana, con un'incidenza crescente anche negli sportivi over 35 che praticano sport da racchetta. Il polso è vulnerabile perché lavora su più piani di movimento contemporaneamente: flessione, estensione, rotazione.
La differenza tra un professionista come Alcaraz e un tennista amatoriale è che il primo ha una squadra medica che lo monitora costantemente. Un amatore, invece, spesso ignora i primi segnali e continua a giocare finché il dolore diventa invalidante.
I segnali che non vanno ignorati
Un medico sportivo può fare la differenza tra un recupero di tre settimane e uno di tre mesi. I segnali che richiedono una visita immediata includono:
Dolore durante il movimento passivo: se il polso fa male anche senza applicare forza, l'infiammazione è già avanzata. Non aspettare che "passi da sola".
Crepitio percepibile: una sensazione di cigolío o attrito durante il movimento del polso è un segnale classico di tenosinovite. I professionisti la riconoscono subito, gli amatori spesso la scambiano per un "normale scricchiolio".
Dolore che persiste oltre 48 ore: il dolore muscolare post-allenamento scompare in 24-48 ore. Un dolore tendineo che persiste oltre questo arco è diverso per natura e localizzazione. Il medico sportivo distingue i due scenari in pochi minuti di visita.
Gonfiore visibile: anche minimo, il gonfiore intorno al tendine indica che l'infiammazione è in corso. Ghiaccio e riposo sono la risposta immediata, ma non sostituiscono la valutazione specialistica.
Limitazione del range di movimento: se non riesci a flettere o estendere il polso completamente, il tendine è probabilmente irrigidito. Forzare in questa fase può causare una rottura parziale.
Il caso Alcaraz: l'analisi del medico-fisiatra
Il caso Alcaraz ha ricevuto attenzione anche dalla comunità medica italiana. Su Il Fatto Quotidiano, un medico-fisiatra ha commentato: "Alcaraz lo scorso anno aveva commesso lo stesso errore, forzando un rientro prematuro." Un pattern ricorrente anche tra gli amatori: si guarisce dalla fase acuta, ci si sente meglio, si torna in campo troppo presto e si ricade.
La tenosinovite non trattata correttamente porta a calcificazioni tendinee, che poi richiedono trattamenti più invasivi — infiltrazioni, fisioterapia prolungata, in alcuni casi intervento chirurgico. La prevenzione è molto più economica, in tutti i sensi.
Cosa fa il medico sportivo che un medico generico non fa
Un medico sportivo valuta l'infortunio in relazione al gesto tecnico che lo ha causato. Non si limita a prescrivere riposo: analizza il movimento del rovescio, la presa della racchetta, la posizione del braccio nel servizio. Identifica il carico cumulativo sull'articolazione e prescrive un protocollo di ripresa graduale.
Nel caso del tennis, la ripresa segue solitamente tre fasi:
- Riposo attivo (7-14 giorni): stop al tennis, mantenimento della forza con esercizi isometrici senza carico sul polso
- Rieducazione funzionale (2-4 settimane): esercizi progressivi con fisioterapista, palleggi a bassa intensità senza servizio
- Ripresa controllata (1-2 settimane): ritorno graduale alle partite, con monitoraggio del dolore
Saltare queste fasi — come Alcaraz ha ammesso di aver fatto nella stagione precedente — allunga il tempo di recupero invece di accorciarlo. Un avviso che vale doppio per gli amatori, che non dispongono di personale medico sul campo.
Il boom del tennis amatoriale in Italia: più praticanti, più infortuni
In Italia, il tennis ha vissuto un'esplosione di praticanti negli ultimi due anni, trainata dai successi di Sinner, Darderi e Musetti. Il numero di tesserati è cresciuto significativamente, con molti adulti che riprendono uno sport dopo anni di inattività. Questa fascia di tennisti è la più esposta agli infortuni da sovraccarico: i tendini non sono condizionati come quelli di chi ha giocato continuativamente. Non a caso, gli infortuni al polso sono il tema centrale di questa stagione: ne avevamo parlato già a marzo, dopo il ritiro di Musetti dal Miami Open per un infortunio al braccio, e prima ancora con l'analisi del legame tra tennis professionistico e medicina sportiva nel circuito ATP.
Un medico sportivo non serve solo per gli infortuni. Può anche prescrivere un programma di riscaldamento adeguato, consigliare il tipo di racchetta più adatto (telaio, corde, tensione), e suggerire esercizi di rinforzo del polso da fare fuori dal campo. Consulenze che possono prevenire mesi di stop.
Quando tornare in campo dopo un infortunio al polso
La regola aurea del medico sportivo è semplice: il ritorno in campo avviene quando il dolore è assente durante l'attività quotidiana E durante i movimenti passivi specifici del gesto sportivo. Non quando si "sente meglio", ma quando la funzione è completamente ripristinata.
Alcaraz ha scelto di aspettare l'erba di Queen's e Wimbledon. Un tennista amatoriale ha meno pressione — ma anche meno supporto medico. Per questo, una visita da un medico dello sport non è un lusso: è il modo più veloce per tornare in campo in modo sicuro.
Nota informativa: questo articolo ha scopo giornalistico e informativo. Per qualsiasi sintomo o infortunio, consulta un medico specialista qualificato. Le informazioni qui riportate non sostituiscono una valutazione medica individuale.
