Commercialista arrestato per frode: cosa rischiano i 2.500 lavoratori delle coop fantasma

Guardia di Finanza esamina documenti di cooperative false in ufficio giudiziario romano

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6 min di lettura 8 ottobre 2026

Il 7 ottobre 2026 la Guardia di Finanza ha eseguito un'ordinanza cautelare firmata dalla GIP Paola Petti del Tribunale di Roma: Daniele Moretti, 51 anni, commercialista con studio nel cuore dei Parioli, è finito agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Secondo gli inquirenti, sarebbe il presunto "regista" di un sistema di frode fiscale da oltre 14 milioni di euro costruito attorno a cooperative temporanee, che avrebbero lasciato circa 2.500 lavoratori privi di tutele previdenziali. Il caso ha aperto uno squarcio su un fenomeno che colpisce decine di migliaia di lavoratori italiani ogni anno — le cooperative "apri e chiudi" — e riporta al centro del dibattito una domanda cruciale: cosa può fare concretamente un lavoratore che scopre di non avere contributi INPS versati?

Un arresto ai Parioli con conseguenze su migliaia di buste paga

Lo studio tributario "Moretti & partners", con sede a Roma in viale Parioli 73 e uffici a Viterbo e Milano, avrebbe rappresentato, secondo gli inquirenti, il fulcro operativo della rete societaria contestata dalla Procura. Gli indagati in totale sono otto, tre dei quali legati al viterbese. Il sequestro preventivo disposto dalla GIP supera i 14 milioni di euro. Stando alle indagini, una parte dei proventi sarebbe confluita nel finanziamento di un resort sulla costa del Kenya.

È importante precisare, prima di tutto, che si tratta di ipotesi di reato non ancora oggetto di giudizio definitivo. Daniele Moretti ha diritto alla presunzione di innocenza e il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari. Ciò che rende il caso rilevante per migliaia di famiglie, però, è la portata del danno previdenziale contestato: circa 2.500 lavoratori che avrebbero erogato prestazioni senza che i relativi contributi INPS venissero effettivamente versati.

Come funziona la truffa delle cooperative "apri e chiudi"

Il meccanismo è noto agli investigatori da oltre un decennio, ma continua a replicarsi con varianti sempre più sofisticate. Il schema base è il seguente: un'azienda committente vuole abbattere i costi del personale. Un consulente fiscale crea una cooperativa ad hoc, che assume formalmente i lavoratori. La cooperativa emette fatture regolari verso il committente, che paga. I contributi previdenziali dovuti all'INPS da parte della cooperativa, però, non vengono mai versati.

Quando il debito previdenziale accumulato diventa troppo visibile, la cooperativa viene sciolta o cade in insolvenza. Nel giro di settimane nasce un'altra cooperativa con ragione sociale diversa, stessa struttura operativa. Il ciclo ricomincia.

Per l'azienda committente il risparmio è reale e immediato. Per il lavoratore, il danno si accumula in silenzio: la busta paga arriva puntuale, ma l'estratto conto INPS resta vuoto mese dopo mese. Anni di versamenti mai effettuati significano pensione ridotta, prestazioni di disoccupazione calcolate male, e possibili problemi di accesso alla NASpI.

La risposta dell'esperto: tre strumenti legali che molti lavoratori ignorano

Un avvocato specializzato in diritto del lavoro e previdenziale descrive i tre principali strumenti di tutela disponibili per chi si trova in questa situazione.

Responsabilità solidale del committente — L'articolo 29 del Decreto Legislativo 276/2003 prevede che l'azienda committente risponda in solido con la cooperativa per i contributi non versati, entro due anni dalla cessazione dell'appalto. Per il lavoratore questo è fondamentale: anche se la cooperativa è insolvente e fallita, il committente — spesso una società solida e attiva — resta esposto. Molte aziende preferiscono risolvere la questione in sede stragiudiziale piuttosto che affrontare un contenzioso giudiziario che le esporrebbe ulteriormente.

Interruzione della prescrizione — I crediti contributivi nei confronti dell'INPS si prescrivono ordinariamente in cinque anni dal momento in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato. Una costituzione in mora formale, notificata da un avvocato, interrompe questo termine e ne fa decorrere uno nuovo. Chi aspetta senza agire rischia di perdere definitivamente il diritto al recupero per i mesi più lontani.

Costituzione di parte civile nel procedimento penale — Se viene aperto un procedimento penale per frode nelle prestazioni previdenziali o per omesso versamento di contributi, i lavoratori che hanno subito un danno possono costituirsi parte civile. Questo consente di chiedere un risarcimento del danno patrimoniale nell'ambito del processo stesso, senza aprire un separato procedimento civile.

Il caso di Giovanna: 32 mesi di lavoro scomparsi dall'estratto conto INPS

Giovanna, 38 anni, ha lavorato per trentasei mesi come operatrice di facility management in un'azienda logistica del viterbese, formalmente assunta da una cooperativa di servizi ora insolvente. Nel luglio 2026 controlla per la prima volta il suo estratto conto contributivo su inps.it: su 36 mesi di lavoro, solo 4 risultano con versamenti regolari. I restanti 32 mesi — quasi tre anni di attività lavorativa — sono completamente assenti.

Senza assistenza legale: Giovanna non sa a chi rivolgersi. I mesi trascorrono. Al raggiungimento dei cinque anni dalla scadenza di ogni contributo mensile omesso, il diritto al recupero si prescrive progressivamente. Se non agisce entro i termini, perde circa 2,7 anni di contributi previdenziali. Secondo le proiezioni INPS, ogni anno di contribuzione omessa su un reddito medio annuo di 22.000 euro abbassa l'assegno pensionistico futuro di circa 420–550 euro all'anno. Per Giovanna: 2,7 anni × 480 euro = 1.296 euro in meno ogni anno a partire dal pensionamento. Su una vita pensionistica stimata di 22 anni (speranza di vita media femminile), la perdita economica cumulata supera i 28.500 euro complessivi.

Se invece contatta un avvocato del lavoro entro i termini:

  • Entro 2 anni dalla fine del contratto cooperativo: il legale notifica un atto di costituzione in mora all'azienda committente, attivando la responsabilità solidale ex art. 29 D.Lgs. 276/2003. In sede stragiudiziale, molte aziende committenti scelgono di coprire il 70–100% dei contributi omessi per evitare l'esposizione giudiziaria.
  • Entro 5 anni dalla scadenza di ogni contributo mensile: il legale interrompe la prescrizione INPS con un atto formale, preservando il diritto al recupero anche per i periodi più lontani.
  • Costo stimato per la fase stragiudiziale: tra 900 e 1.800 euro di onorario legale. Rapportato a una perdita previdenziale potenziale di oltre 28.500 euro, il ritorno economico sull'intervento legale è nettamente favorevole all'azione.

Il confronto è netto: in uno scenario senza assistenza Giovanna perde circa 28.500 euro sulla pensione futura; con un intervento legale tempestivo, il recupero dei contributi mancanti può essere pressoché totale.

Cosa fare nei prossimi giorni: la checklist per i lavoratori delle cooperative

Se hai lavorato in una cooperativa tra il 2020 e il 2026 e sospetti che i contributi non siano stati versati, questi sono i passi immediati da seguire.

Verifica il tuo estratto conto contributivo accedendo al portale ufficiale dell'INPS – Estratto conto contributivo con SPID o CIE. Controlla che ogni mese lavorato corrisponda a un versamento reale. Se vedi buchi, scarica immediatamente il PDF e conservalo.

Raccogli tutta la documentazione disponibile: buste paga, contratto di lavoro, Certificazione Unica (CU), eventuali comunicazioni scritte con la cooperativa. Qualsiasi documento che provi il rapporto di lavoro e l'ammontare della retribuzione è prezioso per il legale.

Identifica il committente reale: spesso il lavoratore conosce solo la cooperativa formale, non l'azienda per cui ha effettivamente lavorato. Un avvocato può ricostruire la catena societaria attraverso visure camerali e atti d'appalto.

Agisci prima che scadano i termini: i lavoratori che hanno prestato servizio in cooperative tra il 2019 e il 2021 si trovano già in prossimità della prescrizione quinquennale per i contributi di quei mesi. Ogni settimana conta.

Il collegamento tra contributi omessi e dichiarazione dei redditi è più stretto di quanto si pensi: la dichiarazione dei redditi 2026 e il modello 730 precompilato possono già rivelare anomalie nella Certificazione Unica che segnalano irregolarità contributive da parte del datore di lavoro.

Per valutare la propria situazione specifica e individuare il percorso legale più efficace, un avvocato del lavoro specializzato in controversie previdenziali può fare la differenza tra recuperare anni di contributi o perderli definitivamente per prescrizione.


Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non costituisce consulenza legale. Le informazioni relative al procedimento penale riguardano ipotesi accusatorie non ancora giudicate in via definitiva. Per valutare la propria posizione specifica, è necessario rivolgersi a un professionista qualificato.

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