Il 23 maggio 2026, alle Piramidi di Giza in Egitto, Oleksandr Usyk ha difeso il titolo mondiale WBC dei pesi massimi contro Rico Verhoeven — il più grande campione di kickboxing di tutti i tempi. Un incontro che ha scatenato l'entusiasmo di milioni di tifosi, ma che nasconde una domanda che i medici sportivi si fanno da settimane: cosa succede al corpo di un atleta che ha trascorso tutta la carriera a usare calci, e si ritrova a combattere secondo le regole della boxe?
Un crossover da record: il re del kickboxing affronta il campione del mondo
Oleksandr Usyk (24-0, 15 KO) è il campione WBC, WBA e IBF dei pesi massimi. Ucraino, 37 anni, ex campione unificato dei pesi cruiser, è considerato il miglior boxeur pound-for-pound del pianeta. Rico Verhoeven (1-0 in boxe, 66-10 nel kickboxing), olandese, 36 anni, è il combattente più dominante nella storia del GLORY Heavyweight Kickboxing, retiratosi dalla disciplina nel 2025.
Questo è solo il secondo incontro di boxe professionistica nella carriera di Verhoeven. Il primo fu nel 2014, una vittoria per KO al secondo round. Tra i due match, però, Rico ha combattuto 76 incontri di kickboxing ai massimi livelli mondiali. E questo dettaglio è al centro delle preoccupazioni dei medici sportivi.
Secondo i dati resi disponibili dalla Federazione Medico-Sportiva Italiana (FMSI), gli atleti che competono in discipline da combattimento subiscono un carico traumatico cumulativo molto diverso in base alle regole della propria disciplina. Il passaggio da una disciplina all'altra non è solo tecnico: è una sfida fisiologica e neurologica.
Il problema della memoria muscolare nella boxe
Un kickboxer professionista di livello elite ha costruito, nel corso di anni di allenamento, schemi motori altamente automatizzati. La difesa in kickboxing include movimenti delle braccia, dei gomiti e dei piedi molto diversi da quelli della boxe tradizionale. Quando Rico Verhoeven è entrato sul ring contro Usyk, il suo cervello era programmato per proteggere il corpo da calci agli arti inferiori, al torso e alla testa — attacchi che in boxe non esistono.
Questo crea un fenomeno che i fisiologi chiamano "interferenza della memoria motoria": il corpo risponde con schemi di difesa obsoleti in contesti nuovi. Nel combattimento ad alto livello, un errore di timing di mezzo secondo può significare la differenza tra schivare un jab e incassarlo direttamente.
Un medico sportivo specializzato in sport da combattimento spiega il meccanismo: "La memoria muscolare nel kickboxing include posture di guardia più aperte del tronco rispetto alla boxe classica, perché il kickboxer deve proteggere le gambe dai leg kick. In boxe, questa postura espone il mento. È uno dei motivi per cui i crossover da kickboxing alla boxe spesso finiscono con KO inaspettati."
I tre rischi medici specifici del crossover
1. Traumatismi cranici da esposizione cumulativa
La ricerca scientifica degli ultimi vent'anni ha documentato il rapporto tra sport da combattimento e encefalopatia traumatica cronica (CTE). Gli atleti che competono in discipline diverse nel corso della carriera rischiano esposizioni cumulative più difficili da monitorare rispetto a chi pratica una sola disciplina.
Un kickboxer con 76 incontri professionistici ha subito colpi alla testa in contesto di regole diverse. Quando si aggiunge un incontro di boxe, la valutazione neurocognitiva basale — fondamentale per monitorare il rischio di CTE — deve essere aggiornata tenendo conto dell'intera carriera atletica, non solo degli incontri di boxe.
2. Adattamento cardiovascolare e intensità degli scambi
La boxe si svolge in round da 3 minuti con intervalli di 1 minuto. Il kickboxing professionistico prevede strutture simili, ma l'intensità degli scambi può essere distribuita diversamente. Studi sulla frequenza cardiaca negli atleti d'élite in sport da combattimento indicano che i picchi di sforzo massimale nei crossover possono essere più elevati rispetto agli incontri nella propria disciplina, perché l'atleta "importa" abitudini motorie che richiedono correzione in tempo reale — uno sforzo cognitivo e fisico aggiuntivo.
3. Rischio di lesioni articolari per adattamento della guardia
La postura della guardia in kickboxing high-kick richiede un equilibrio diverso rispetto alla boxe. Gli atleti che modificano la propria guardia in tempi rapidi in vista di un crossover corrono un rischio maggiore di stiramenti alle spalle, al polso e all'articolazione dell'anca. Nei mesi precedenti al match con Usyk, lo staff medico di Rico Verhoeven ha certamente lavorato intensamente su questo aspetto.
Cosa dovrebbe monitorare un medico sportivo in un crossover
Per qualunque atleta — non solo i campioni del mondo — che si cimenta in una nuova disciplina da combattimento, un check-up medico specialistico completo è indispensabile prima dell'inizio della preparazione. Il protocollo raccomandato include:
Valutazione neurocognitiva baseline: test standardizzati come il SCAT6 o equivalenti permettono di fotografare le funzioni cognitive prima dell'esposizione al nuovo sport. Se l'atleta subisce un trauma durante la preparazione, questa baseline è fondamentale per misurare l'impatto.
Screening cardiologico da sforzo: un ECG sotto sforzo e un ecocardiogramma permettono di verificare che l'atleta sia cardiovascolarmente pronto per le richieste specifiche della nuova disciplina.
Analisi biomeccanica del movimento: sessioni con fisioterapista specializzato per identificare le compensazioni motorie che l'atleta importa dalla propria disciplina originale, e sviluppare un programma per minimizzare il rischio di infortuni.
Perché un match come Usyk-Verhoeven interessa ai medici sportivi italiani
La crescente popolarità dei crossover tra discipline da combattimento — dal MMA alla boxe, dal kickboxing al K-1, dal judo al jiu-jitsu brasiliano — riguarda milioni di atleti amatoriali in Italia, non solo i professionisti. Nei centri sportivi italiani, migliaia di appassionati di arti marziali praticano più discipline contemporaneamente.
Un medico sportivo specializzato può valutare le implicazioni fisiche di questo tipo di pratica multipla, monitorare i segni precoci di sovraccarico articolare o neurocognitivo, e aiutare l'atleta a costruire un piano di allenamento sicuro e progressivo.
Se pratichi uno sport da combattimento o stai considerando di passare da una disciplina a un'altra, un consulto con un medico sportivo specializzato su Expert Zoom può aiutarti a farlo in modo sicuro e consapevole.
Nota: questo articolo ha finalità informative generali e non costituisce un parere medico. Per una valutazione clinica individuale, rivolgiti a un medico sportivo qualificato.

Anna Conti