Galimberti: 'Ai giovani è stato tolto il futuro'. Quando la crisi esistenziale richiede uno psicologo

Umberto Galimberti parla con altri intellettuali durante un evento culturale

Photo : Edgeofcaos / Wikimedia

4 min di lettura 3 maggio 2026

Il 2 maggio 2026, il filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti ha incontrato i giovani dell'ITS Academy Sicani a Palermo con un messaggio diretto: "Educare al futuro nell'era dell'incertezza". Da mesi, Galimberti lancia lo stesso allarme con insistenza crescente — i giovani italiani tra i 15 e i 30 anni vivono in un "eterno presente" privo di prospettive reali, perché le generazioni precedenti hanno consegnato loro una società che non valorizza il loro potenziale né garantisce percorsi concreti di lavoro e autonomia. Ma quando l'incertezza di un'intera generazione smette di essere un fenomeno sociologico e diventa un problema clinico che richiede supporto professionale?

Chi è Umberto Galimberti e cosa sta dicendo nel 2026

Umberto Galimberti, classe 1942, è uno dei filosofi e psicanalisti più noti d'Italia. Professore emerito all'Università Ca' Foscari di Venezia, collaboratore di Repubblica e autore di oltre quaranta libri tra cui il celebre "I miti del nostro tempo" e "L'ospite inquietante", Galimberti dedica da anni le sue riflessioni alla psicologia contemporanea e alla condizione giovanile.

Nel 2026, il suo pensiero si concentra su un tema centrale: la crisi del senso per i giovani italiani. Secondo Galimberti, i ragazzi di oggi non sono pigri o disinteressati come spesso li si dipinge, ma sono intrappolati in un sistema che non offre loro orizzonti. Nella sua conferenza al Teatro Arcimboldi di Milano del 13 aprile 2026 e nei suoi interventi più recenti, ha sottolineato come l'assenza di un futuro credibile generi stati d'ansia, apatia e, nei casi più gravi, patologie cliniche.

"Nell'era nuova l'uomo è più solo, non più forte", ha dichiarato in una recente intervista a Repubblica. Una solitudine che colpisce in modo sproporzionato la fascia 18-30 anni.

La differenza tra disagio esistenziale e problema clinico

Galimberti distingue con precisione tra disagio esistenziale — che appartiene alla condizione umana e va affrontato con strumenti culturali, filosofici e relazionali — e sofferenza clinica che richiede intervento professionale.

Il disagio esistenziale è normale: la ricerca di senso, l'ansia di fronte al futuro, la difficoltà di trovare la propria strada fanno parte del percorso di crescita. Ma quando questi stati si cronicizzano o raggiungono una certa intensità, diventano segnali che un professionista della salute mentale può aiutare a decifrare.

I segnali da non sottovalutare includono: ansia persistente che interferisce con la vita quotidiana, ritiro sociale protratto, difficoltà a svolgere attività normali (studio, lavoro, relazioni), perdita prolungata di motivazione, disturbi del sonno cronici, pensieri intrusivi o ricorrenti sul senso della vita.

L'Istituto Superiore di Sanità monitora sistematicamente il benessere psicologico degli italiani attraverso il suo sistema di sorveglianza epidemiologica: i dati confermano che i disturbi d'ansia e dell'umore rappresentano le condizioni più frequenti nella fascia 18-34 anni, con trend in crescita nell'ultimo quinquennio. Galimberti ha ragione: il problema esiste, è diffuso e ha radici strutturali. Ma è anche affrontabile con il supporto giusto.

Cosa può fare uno psicologo in un contesto di crisi generazionale

Un professionista della salute mentale non ha il compito di "risolvere" la crisi della società, ma di aiutare il singolo a navigarla senza farsi travolgere. In un contesto come quello descritto da Galimberti, il supporto psicologico ha obiettivi molto concreti.

Orientamento e senso di sé. Uno dei contributi più importanti della psicoterapia in giovane età è aiutare la persona a chiarire i propri valori, le proprie risorse e i propri desideri — non quelli che la società impone o che i genitori si aspettano. In un'epoca di disorientamento, costruire un senso autentico di sé è un lavoro che richiede tempo e guida.

Gestione dell'ansia anticipatoria. L'incertezza sul futuro genera spesso ansia anticipatoria — la paura di ciò che potrebbe accadere, non di ciò che sta accadendo. Le tecniche cognitivo-comportamentali e altre modalità terapeutiche permettono di imparare a tollerare l'incertezza senza essere paralizzati da essa.

Lavorare sul blocco e sulla procrastinazione. Molti giovani descritti da Galimberti come "apatici" sono in realtà bloccati da un'ansia di prestazione o da una paralisi decisionale che uno psicologo può aiutare a sciogliere.

Prevenire la cronicizzazione. Intervenire presto, prima che il disagio si consolidi in diagnosi cliniche più gravi, è il messaggio centrale della psicologia preventiva. Aspettare "di stare peggio" prima di chiedere aiuto è uno degli errori più comuni.

Come evidenziato anche nelle analisi su adolescenti e genitori di Paolo Crepet, il disagio giovanile richiede spesso un lavoro parallelo con l'intera rete familiare e sociale, non solo con il singolo giovane.

Quando e come cercare aiuto

Galimberti ha il merito di portare questi temi nel dibattito pubblico con linguaggio accessibile. Ma l'allarme del filosofo deve tradursi in azioni concrete.

Se sei un giovane che si riconosce nella descrizione di Galimberti — o un genitore che osserva segnali di difficoltà nel proprio figlio — ecco i passi pratici:

  • Non aspettare una crisi acuta: il momento giusto per consultare uno psicologo è quando il disagio inizia a interferire con la vita, non quando è già diventato insostenibile.
  • Cerca un professionista con esperienza con giovani adulti: la psicologia dell'età evolutiva e quella dell'adulto sono campi diversi.
  • Non confondere il supporto psicologico con la psichiatria: uno psicologo non prescrive farmaci; lavora attraverso il colloquio e tecniche terapeutiche specifiche.
  • Considera il breve termine come punto di partenza: molti percorsi iniziano con un ciclo di 6-12 sedute che aiutano già a chiarire la situazione.

L'allarme di Galimberti è reale. Ma la risposta non è solo politica o culturale: è anche individuale, e passa attraverso il coraggio di chiedere aiuto quando ne si ha bisogno.

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Questo articolo ha scopo puramente informativo e non costituisce consulenza clinica o terapeutica. Per valutazioni specifiche, rivolgiti a un professionista qualificato.

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