Lo psichiatra Paolo Crepet è tornato al centro del dibattito italiano il 9 aprile 2026, dopo aver definito i genitori moderni "rimbecilliti" sul Fatto Quotidiano, commentando un episodio avvenuto a Firenze: tredicenni in coma etilico in piazza Santa Croce di notte, con i genitori parcheggiati fuori in macchina ad aspettarli. "È un insulto all'intelligenza", ha dichiarato Crepet. La frase ha fatto il giro dei social media in poche ore.
Chi è Paolo Crepet e perché è così seguito
Paolo Crepet è psichiatra, saggista e formatore, tra le voci più riconoscibili del panorama culturale italiano quando si parla di educazione, adolescenza e salute mentale. In questi giorni è in tour in tutta Italia per promuovere il suo nuovo libro Riprendersi l'anima, in uscita il 14 aprile 2026, e sta rilanciando le sue tesi sulla crisi dell'educazione familiare e scolastica.
Le sue posizioni non sono prive di critiche: alcuni esperti lo accusano di semplificare dinamiche complesse. Ma la sua capacità di intercettare le preoccupazioni dei genitori e tradurle in linguaggio diretto lo rende una figura di riferimento nel dibattito pubblico.
Cosa dice Crepet sui genitori
La tesi centrale di Crepet, ribadita anche nel corso di eventi tenuti in Toscana il 5 aprile 2026, è che molti genitori contemporanei abbiano rinunciato al ruolo educativo per paura del conflitto. Non sanno dire no. Non reggono le frustrazioni dei figli. Preferiscono l'amicizia all'autorità. Il risultato, secondo lui, è una generazione di adolescenti privi di strumenti per gestire la fatica emotiva.
"La scuola è morta, paurosamente conservatrice", ha aggiunto in un'intervista al Tirreno, sostenendo che servirebbero ore di danza, teatro e creatività, non solo materie tradizionali.
Il punto di attrito tra Crepet e una parte degli esperti di salute mentale è proprio questo: chi ha ragione, lui o i difensori di un approccio più empatico e meno giudicante verso i genitori?
Il segnale reale: quando i figli hanno bisogno di aiuto
Al di là delle posizioni di Crepet, il dato di sfondo è preoccupante. Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, i disturbi d'ansia e dell'umore tra gli adolescenti italiani sono in aumento costante dal 2020. I ricoveri per intossicazione alcolica tra i 13 e i 17 anni sono aumentati in media del 12 percento l'anno nell'ultimo triennio.
I comportamenti a rischio degli adolescenti — abuso di alcol, uso precoce di droghe, ritiro scolastico, autolesionismo — sono spesso segnali di un disagio emotivo non riconosciuto e non trattato. Non sono solo il frutto di "genitori che non sanno dire no". Riflettono dinamiche familiari, sociali e neurologiche molto più complesse.
Quando un genitore nota questi segnali, la risposta non è né il permissivismo né il controllo rigido. È cercare supporto professionale.
Quando rivolgersi a uno psicologo
Molte famiglie aspettano troppo prima di chiedere aiuto. Lo stigma intorno alla psicologia è ancora presente, soprattutto in contesti in cui i problemi emotivi vengono interpretati come debolezze caratteriali da risolvere "in famiglia".
Gli esperti di salute mentale indicano questi segnali come indicatori che rendono opportuna una consulenza con uno psicologo per il figlio o per l'intera famiglia:
- Cambiamenti bruschi del comportamento: ritiro sociale improvviso, perdita di interesse nelle attività abituali, calo del rendimento scolastico
- Episodi di autolesionismo o comportamenti a rischio: abuso di sostanze, sfide pericolose, aggressività
- Disturbi del sonno o dell'alimentazione persistenti oltre due settimane
- Conflitti familiari ripetuti e non risolvibili che generano tensione cronica in casa
- Il figlio lo chiede: spesso gli adolescenti esprimono, anche indirettamente, il desiderio di parlare con qualcuno di esterno alla famiglia
La psicoterapia cognitivo-comportamentale, la terapia sistemica familiare e i percorsi di parent training sono strumenti efficaci, riconosciuti dalla letteratura scientifica, per intervenire precocemente.
Il ruolo dei genitori non è solo evitare gli errori
Tornando a Crepet: la sua provocazione è utile se spinge i genitori a riflettere, ma rischia di caricarli di ulteriore senso di colpa senza indicare vie d'uscita concrete.
La psicologia clinica contemporanea non punta all'identificazione del colpevole — genitore troppo permissivo o troppo rigido. Punta a comprendere il sistema familiare nel suo insieme e a fornire strumenti pratici. Un buon percorso psicoterapeutico per un adolescente include quasi sempre anche un lavoro con i genitori.
Su Expert Zoom puoi trovare psicologi e specialisti della salute mentale specializzati in adolescenza e supporto familiare, che possono aiutarti a valutare la situazione e, se necessario, avviare un percorso terapeutico.
Crepet ha ragione su una cosa
Che i genitori siano o meno "rimbecilliti", come li definisce Crepet, una cosa è vera: il disagio adolescenziale in Italia è sottostimato e sottotrattato. Le liste d'attesa per i servizi di neuropsichiatria infantile pubblica arrivano in molte regioni fino a 18 mesi. Nel frattempo, i ragazzi aspettano.
La risposta non è né la colpa né la vergogna. È agire prima.
Nota: Questo articolo ha finalità informative generali e non sostituisce una diagnosi clinica o un percorso terapeutico individualizzato. In caso di urgenza, contattare il Pronto Soccorso o chiamare il numero 800.274.274 (Telefono Amico Adolescenti).
