Leonardo Gugel, 59 anni, è morto nel pomeriggio di domenica 11 ottobre 2026 in via Mercatelli, a Ponte della Priula (Susegana, Treviso), dopo lo schianto della sua Ducati contro una Volkswagen Passat. Secondo le prime ricostruzioni della polizia locale intervenuta sul posto, il conducente della vettura avrebbe effettuato un'inversione di marcia proprio davanti alla moto in arrivo. Per Gugel — imprenditore noto nella zona, ex gestore dell'agriturismo "Erba Matta" a Nervesa della Battaglia — non c'era nulla da fare. La procura di Treviso ha aperto un fascicolo per omicidio stradale a carico del 58enne alla guida della Passat.
Dietro ogni tragedia come questa rimane una famiglia che, nel dolore, deve anche orientarsi in un sistema legale complesso. Chi ha diritto al risarcimento? In quali tempi? Come funziona il meccanismo assicurativo italiano quando muore un centauro? Il caso di Susegana offre lo spunto per fare chiarezza.
Il reato di omicidio stradale: cosa prevede la legge 41/2016
Il reato di omicidio stradale è disciplinato dall'articolo 589-bis del Codice Penale, introdotto dalla Legge 41 del 23 marzo 2016 — una norma che ha trasformato profondamente le tutele per le vittime della strada in Italia.
Prima di quella riforma, chi causava una morte per imprudenza alla guida rischiava pene modeste, spesso sospese. Oggi, la pena base per omicidio stradale è di 2 anni e 7 mesi a 7 anni di reclusione. In presenza di aggravanti specifiche — guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l, assunzione di sostanze stupefacenti, eccesso di velocità superiore a 70 km/h rispetto al limite, o fuga dal luogo dell'incidente — la pena può arrivare fino a 18 anni. In tutti i casi è prevista la sospensione o la revoca della patente.
Nel caso di Susegana, gli inquirenti stanno valutando se l'inversione di marcia del conducente della Passat costituisca una violazione del Codice della Strada tale da integrare le aggravanti previste. La risposta a questa domanda avrà un impatto diretto anche sull'entità del risarcimento spettante alla famiglia.
L'analisi legale: chi può chiedere il risarcimento e per quali danni
I familiari di una vittima di omicidio stradale hanno diritto a richiedere risarcimenti attraverso due canali paralleli: il processo penale (costituendosi parte civile) e la via extragiudiziale attraverso la compagnia assicurativa del responsabile.
I danni risarcibili si articolano in due grandi categorie.
Il danno patrimoniale copre le spese funebri, la perdita del reddito che il defunto avrebbe apportato al nucleo familiare negli anni futuri, e le eventuali spese mediche sostenute nelle ore tra l'incidente e il decesso.
Il danno non patrimoniale — comunemente chiamato danno morale — rappresenta la sofferenza psicologica per la perdita del proprio caro. Si tratta del cosiddetto "danno da perdita del rapporto parentale". Una sentenza del Tribunale di Castrovillari del settembre 2026 ha esteso questo diritto perfino ai nipoti residenti all'estero, purché dimostrino un legame affettivo concreto e continuativo con il defunto.
Un caso recente aiuta a capire gli ordini di grandezza concreti. In un procedimento per omicidio stradale aggravato dalla fuga, giudicato a Reggio Emilia, il tribunale ha disposto provvisionali immediate di 30.000 euro per la moglie e per ciascuno dei tre figli della vittima, e 20.000 euro per ciascuno dei fratelli. Questi importi rappresentavano solo un anticipo sul risarcimento definitivo, che viene quantificato in una fase successiva del procedimento.
Il caso concreto: quanto spetta a Susanna e quanto a Luca
Prendiamo la situazione specifica lasciata dall'incidente di Susegana. Susanna è la compagna di Leonardo Gugel, il quale lascia anche il fratello Luca. Cosa spetta a ciascuno, in concreto?
Per Susanna: se la coppia conviveva more uxorio da almeno tre anni, la giurisprudenza italiana — consolidata dalla Corte di Cassazione — riconosce alla convivente di fatto lo stesso diritto al risarcimento del coniuge formale. Non è necessario essere sposati. Secondo le tabelle di liquidazione del Tribunale di Milano, riferimento nazionale per la quantificazione del danno non patrimoniale, il danno da perdita del partner in una fascia d'età compresa tra 55 e 65 anni oscilla tra € 100.000 e € 250.000. La forchetta dipende da tre fattori: la durata della convivenza, l'intensità del legame affettivo documentata, e l'eventuale dipendenza economica della partner dal reddito del defunto.
Per Luca, il fratello: per i parenti di secondo grado, la giurisprudenza riconosce importi inferiori, generalmente compresi tra € 15.000 e € 50.000. Questi possono salire se si dimostra una convivenza o un legame di assistenza reciproca eccezionalmente stretto.
La regola se/allora più rilevante: se il giudice penale riconosce a carico del conducente della Passat l'aggravante della manovra particolarmente imprudente — inversione di marcia vietata o eseguita senza verificare la visibilità — allora il danno morale riconosciuto in sede civile può aumentare ulteriormente, perché la gravità della colpa del responsabile entra nella valutazione complessiva del danno. In termini pratici: la differenza tra una condanna base e una condanna con aggravanti può spostare il risarcimento finale di decine di migliaia di euro.
Il processo per omicidio stradale richiede mediamente 2-4 anni per una sentenza definitiva di primo grado. Per questo, un avvocato specializzato può richiedere fin dalle prime udienze una provvisionale immediata: un anticipo sul risarcimento che consente alla famiglia di far fronte alle spese urgenti — funebri, legali, psicologiche — senza attendere la sentenza.
Casi analoghi, con la stessa tipologia di dinamica, sono stati documentati in altri contesti regionali italiani: la famiglia di un centauro travolto sulla SS675 vicino a Viterbo ha ottenuto una provvisionale entro sei mesi dall'udienza preliminare; nel caso dello scooter a Trepuzzi, i tempi si sono allungati per difficoltà nella ricostruzione della dinamica.
L'assicurazione RC auto e il Fondo di Garanzia delle Vittime della Strada
Parallelamente al processo penale, i familiari possono agire direttamente contro la compagnia assicurativa del responsabile, in via stragiudiziale. In Italia la RC auto è obbligatoria, e il massimale minimo per danni alla persona è di 6,45 milioni di euro per sinistro (normativa UE recepita dall'ordinamento italiano con il D.Lgs. 209/2005).
La famiglia dispone di due anni di tempo dalla data dell'incidente per presentare la richiesta formale di risarcimento all'assicuratore del responsabile, secondo l'articolo 148 del Codice delle Assicurazioni Private. Superato questo termine, il diritto si prescrive. La compagnia assicurativa ha a sua volta 90 giorni dalla ricezione della documentazione completa per formulare un'offerta, o 30 giorni per comunicare le ragioni per cui non ritiene di doverla formulare.
Se il veicolo responsabile fosse stato privo di copertura assicurativa o il conducente si fosse dato alla fuga, sarebbe entrato in gioco il Fondo di Garanzia delle Vittime della Strada, gestito da CONSAP per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che garantisce la copertura risarcitoria anche nei casi di pirateria stradale.
Cosa fare nelle prime 72 ore: le mosse che non vanno rimandate
Le prime tre giornate dopo un incidente mortale sono critiche dal punto di vista legale. Gli avvocati specializzati in diritto della circolazione raccomandano una sequenza precisa.
Non firmare nulla proposto dalla compagnia assicurativa del responsabile senza aver prima consultato un legale di fiducia. Le prime offerte risarcitorie sono sistematicamente inferiori agli importi che la giurisprudenza riconosce.
Richiedere immediatamente copia del verbale di rilievo alle forze dell'ordine intervenute — Carabinieri o Polizia Locale — con planimetria e rilievi fotografici. È il documento fondamentale su cui si costruisce l'intero procedimento.
Conservare ogni ricevuta: spese funebri, consulenze medico-legali, supporto psicologico.
Verificare la presenza di telecamere nella zona: immagini da videosorveglianza pubblica o privata vengono sovrascitte in pochi giorni. Un avvocato può richiederne la conservazione in via d'urgenza.
Valutare la responsabilità dell'ente gestore della strada: se nel punto dell'incidente mancava segnaletica adeguata, oppure se la geometria stradale riduceva la visibilità per il centauro in avvicinamento, Comune, Provincia o ANAS potrebbero essere chiamati a rispondere in solido con il conducente. Questa ipotesi — spesso trascurata nei primi giorni — può significare la differenza tra un risarcimento integrale e uno parziale.
Un avvocato specializzato può essere decisivo già nelle prime ore: raccogliere le prove giuste, nel tempo giusto, è la base di qualsiasi tutela futura.
Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza legale. Per una valutazione del proprio caso specifico, è consigliabile rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto della circolazione stradale.

Sofia Gallo