Psicologo clinico in consultazione con genitore e adolescente in uno studio professionale

Bergamo, studente accoltella la professoressa: i segnali d'allarme che i genitori non devono ignorare

Anna Anna ContiPsicologia Clinica
4 min di lettura 25 marzo 2026

Un 13enne ha accoltellato la sua professoressa di francese fuori dalla scuola di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, nella mattinata del 25 marzo 2026. La donna, 57 anni, è stata trasportata in elicottero all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo in gravi condizioni. Il ragazzo indossava una maglia con la scritta "Vendetta": un dettaglio che ha scosso l'intera comunità scolastica e riacceso il dibattito nazionale sulla salute mentale degli adolescenti.

Un episodio che lascia senza parole

L'aggressione è avvenuta poco prima delle 8:00, davanti all'istituto comprensivo di via Damiano Chiesa, sotto gli occhi di altri studenti, genitori e insegnanti in attesa dell'ingresso. Secondo le prime ricostruzioni dei Carabinieri, il 13enne ha colpito la docente con diversi fendenti alla gola e all'addome. Aveva con sé anche uno spray al peperoncino e, secondo alcune fonti, una pistola. Fermato sul posto, il ragazzo non ha fornito spiegazioni immediate sulle ragioni del suo gesto.

L'episodio si inserisce in un contesto già preoccupante. Secondo i dati del Ministero dell'Istruzione e del Merito, le segnalazioni di comportamenti violenti nelle scuole italiane sono aumentate del 18% nel biennio 2023-2025, con una concentrazione particolare nella fascia 11-14 anni. Non si tratta di un caso isolato: è la punta di un iceberg sommerso fatto di disagio giovanile spesso non intercettato in tempo.

Cosa spinge un adolescente a un atto simile?

La domanda che si pone ogni genitore, ogni insegnante, ogni cittadino è: come è possibile che un ragazzo di 13 anni arrivi a questo punto? E soprattutto: c'erano segnali che avremmo potuto vedere?

Gli psicologi clinici che lavorano con i minori identificano diversi indicatori di rischio spesso ignorati o sottovalutati nell'ambiente familiare e scolastico:

Isolamento e ritiro sociale. Un adolescente che smette di frequentare amici, rinuncia ad attività che prima amava o si chiude in se stesso può stare attraversando una fase critica. Non è sempre timidezza o "periodo difficile": può essere il preludio di una sofferenza profonda che non trova espressione verbale.

Rabbia sproporzionata e linguaggio di vendetta. Frasi come "Me la pagheranno", riferimenti costanti a ingiustizie subite, simboli aggressivi nelle chat o sui vestiti — come la maglia "Vendetta" indossata ieri a Trescore — sono campanelli d'allarme che non vanno mai minimizzati o interpretati come semplice adolescenziale teatralità.

Difficoltà scolastiche improvvise. Un calo brusco dei risultati, il rifiuto di andare a scuola, conflitti ripetuti con insegnanti specifici: questi segnali possono indicare un disagio relazionale che non trova altri canali di espressione. Il bersaglio scelto — la professoressa — non è quasi mai casuale.

Cambiamenti nel sonno, nell'alimentazione, nell'umore. Sbalzi emotivi estremi, insonnia o ipersonnia, perdita di appetito: il corpo degli adolescenti parla spesso prima che lo faccia la voce. Un genitore attento nota queste variazioni; uno psicologo sa come interpretarle.

Il ruolo della famiglia e della scuola

La prevenzione non è solo compito degli esperti. Genitori e insegnanti sono la prima linea.

A casa, creare spazi di dialogo quotidiano — anche brevi, anche durante la cena — senza giudicare e senza minimizzare fa la differenza. "Come stai?" deve essere una domanda vera, non di circostanza. Ascoltare un adolescente che fatica a esprimersi richiede pazienza e presenza fisica: lo schermo di uno smartphone non può sostituirla.

A scuola, i programmi di psicologia preventiva e i colloqui periodici con le famiglie possono intercettare situazioni a rischio prima che esplodano. Molti istituti italiani dispongono di uno sportello psicologico: è fondamentale che sia conosciuto e accessibile non come risorsa "d'emergenza" da usare dopo un episodio grave, ma come strumento ordinario di supporto.

Il raccordo tra famiglia e scuola è cruciale. Quando i genitori e gli insegnanti comunicano e si scambiano osservazioni concrete sul comportamento di un ragazzo, la probabilità di intercettare un disagio in tempo aumenta significativamente.

Quando chiedere aiuto professionale

Non ogni adolescente in difficoltà ha bisogno di uno psicologo. Ma esistono situazioni in cui il supporto professionale è necessario, non facoltativo:

  • Comportamenti autolesionistici, anche lievi e nascosti (graffi, tagli)
  • Minacce esplicite verso sé stessi o verso altri, anche se sembrano "dette per scherzare"
  • Consumo di alcol o sostanze in età precoce
  • Episodi di dissociazione, stati d'ansia invalidanti che compromettono la vita quotidiana
  • Storie di bullismo grave, subìto o agito

Uno psicologo clinico specializzato in età evolutiva può valutare il grado di rischio, proporre un percorso terapeutico mirato e, se necessario, coinvolgere neuropsichiatri infantili o i servizi di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza (NPIA) presenti sul territorio.

Cosa fare oggi

Se sei un genitore e qualcosa nel comportamento di tuo figlio ti preoccupa, non aspettare che la situazione si risolva da sola. Il confine tra "fase difficile" e "situazione che richiede intervento" non è sempre visibile dall'interno, e attendere rischia di complicare ulteriormente le cose.

Se sei un insegnante e osservi segnali preoccupanti in un alunno, segnalalo ai responsabili del supporto psicologico scolastico. La discrezione non deve significare immobilismo: proteggere un ragazzo, anche da se stesso, è parte del mandato educativo.

Su Expert Zoom puoi consultare psicologi clinici online specializzati in età evolutiva, in modo riservato e accessibile, senza dover aspettare mesi per un appuntamento nel sistema pubblico. Un primo colloquio di orientamento può già indicare la strada giusta da percorrere.


Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una consulenza psicologica professionale. In caso di pericolo immediato, contattare il 112. Per supporto psicologico urgente: Telefono Azzurro 19696.

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