Lo Spirit de Milan chiude dopo dieci anni di attività nella ex Cristalleria Livellara di Bovisa. A determinare lo stop è la mancata rinnovazione del contratto di locazione commerciale: la proprietà ha esercitato il diniego di rinnovo previsto dalla legge, lasciando senza lavoro 60 dipendenti e privando Milano di uno dei suoi spazi culturali più riconoscibili.
Il caso che spegne la Bovisa il 5 giugno 2026
L'annuncio è arrivato dal fondatore Luca Locatelli: "Credevamo che si potesse arrivare ad una soluzione condivisa vantaggiosa per tutte le parti coinvolte", ha dichiarato a MilanoToday e al Giorno. Dal 2015 il locale occupava gli spazi della storica fabbrica di cristalli in via Bovisasca, un esempio di archeologia industriale riconvertita a polo culturale che ha ospitato concerti, swing dance e eventi per centinaia di migliaia di visitatori.
Secondo quanto riportato da AllMusicItalia, la proprietà aveva già notificato una procedura di sfratto nel dicembre 2020, manifestando la volontà di vendere l'immobile a una società terza. Negli ultimi mesi un secondo soggetto interessato aveva presentato una proposta preliminare ad aprile 2026, ma la trattativa si è arenata.
Cosa dice la legge sulla locazione commerciale
Il diniego di rinnovo da parte del locatore è regolato dalla legge 392/1978, il caposaldo normativo della locazione commerciale italiana. Il testo integrale è consultabile su Normattiva, il portale ufficiale della Presidenza del Consiglio.
I principi chiave sono tre. Primo, la durata minima è di sei anni (nove per gli alberghi). Secondo, alla prima scadenza il contratto si rinnova automaticamente per altri sei anni, salvo che il locatore eserciti il diniego di rinnovo per i motivi tassativi dell'articolo 29: occupazione diretta, ristrutturazione integrale, demolizione. Terzo, in caso di diniego legittimo, il conduttore ha diritto a un'indennità di avviamento pari a 18 mensilità dell'ultimo canone, raddoppiate se l'immobile viene riadibito a stessa attività entro un anno.
Per uno spazio come lo Spirit de Milan, con una superficie di alcune migliaia di metri quadrati, l'indennità potrebbe valere centinaia di migliaia di euro.
I 60 dipendenti: licenziamento collettivo o GIS?
L'altro fronte è quello del lavoro. Con 60 lavoratori coinvolti, lo Spirit de Milan supera la soglia dei 15 dipendenti che attiva l'obbligo di procedura di licenziamento collettivo prevista dalla legge 223/1991. L'azienda deve aprire un confronto sindacale, comunicare il piano alla Direzione Territoriale del Lavoro e tentare il ricorso agli ammortizzatori sociali prima di procedere con le risoluzioni.
In alternativa, una cessazione totale dell'attività può aprire la strada al Fondo di Integrazione Salariale (FIS) o, per i lavoratori dello spettacolo, alle prestazioni gestite dall'INPS per il settore. L'INPS pubblica sul proprio portale ufficiale le linee guida sui trattamenti di cassa integrazione per cessazione di attività, ma le procedure cambiano a seconda del CCNL applicato (turismo, pubblici esercizi, spettacolo).
Un avvocato del lavoro può aiutare i singoli dipendenti a verificare il calcolo del TFR, le mensilità di preavviso, l'eventuale incentivo all'esodo e l'iscrizione al Fondo Garanzia in caso di insolvenza dell'azienda.
Riconvertire o vendere: il vero contenzioso
Il nodo centrale del caso Spirit de Milan riguarda la qualificazione giuridica del diniego. Se la proprietà ha invocato la "ristrutturazione integrale" ma poi vende l'immobile a un terzo che lo riadibisce a uso commerciale o residenziale senza fare i lavori promessi, il conduttore può:
- Agire per il risarcimento danni entro un anno dalla riconsegna, dimostrando che la causa di diniego era pretestuosa
- Chiedere il raddoppio dell'indennità di avviamento se l'immobile viene riadibito alla stessa attività di vendita al pubblico
- Promuovere un'azione di responsabilità contro la trattativa parallela con il terzo acquirente, se ha violato la buona fede contrattuale
La giurisprudenza della Corte di Cassazione (sentenza n. 14649/2023 e precedenti) è chiara: l'onere della prova ricade sul locatore, che deve dimostrare la concreta realizzazione dei lavori dichiarati.
Cosa fare se sei un piccolo imprenditore nella stessa situazione
La storia dello Spirit de Milan è esemplare di un fenomeno crescente nelle grandi città italiane: la pressione immobiliare sui locali commerciali e culturali storici. Tre azioni concrete da intraprendere in caso di disdetta:
- Far verificare la regolarità della disdetta da un legale: i termini sono di 12 mesi prima della scadenza (18 per alberghi). Una notifica fuori termine fa decadere il diniego.
- Documentare l'avviamento commerciale con bilanci, fatture e dati di affluenza: serve per quantificare l'indennità.
- Negoziare un'uscita assistita con il locatore prima del contenzioso: spesso il rinnovo parziale o la riduzione dell'indennità sono soluzioni più rapide del giudizio.
La consulenza di un avvocato esperto in diritto commerciale e immobiliare può fare la differenza tra una chiusura ordinata e anni di causa.
Lo Spirit de Milan ha promesso di "tornare presto con notizie su come e dove proseguire questa avventura". Per ora, restano 60 famiglie da tutelare e un patrimonio industriale che rischia di trasformarsi in uno dei tanti spazi vuoti della Bovisa. Il diritto offre strumenti per non subire passivamente questi passaggi: usarli per tempo è la prima difesa.

Sofia Gallo