Wired Italia chiude: cosa devono sapere i giornalisti sui loro diritti dopo un licenziamento collettivo
Il 17 aprile 2026, Condé Nast ha annunciato la chiusura definitiva di Wired Italia, la storica rivista tecnologica fondata nel 2009. Dopo 17 anni di attività, l'editore americano ha deciso che l'edizione italiana non generava più i profitti attesi, e ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per la redazione. La notizia ha scosso il mondo del giornalismo italiano, ma ha sollevato anche una domanda concreta: cosa spetta esattamente ai giornalisti di Wired Italia? E più in generale, quali sono i diritti di tutti i lavoratori italiani quando la loro azienda chiude?
Cosa è successo a Wired Italia
Condé Nast, il gruppo editoriale di lusso che controlla marchi come Vogue, GQ e Vanity Fair, ha comunicato la chiusura di Wired Italia, SELF e dell'edizione italiana di Glamour in una lettera firmata dal CEO Roger Lynch. Il motivo è economico: queste tre edizioni rappresentavano appena l'1% del fatturato totale del gruppo, e continuare a gestirle "nella loro forma attuale" avrebbe limitato la capacità di investimento nelle aree con maggiore potenziale di crescita.
Non è la prima volta che Wired Italia affronta una crisi: nel 2015, la redazione era già stata dimezzata, passando da 12 a 6 giornalisti. La chiusura definitiva del 2026 è però di natura diversa: non una ristrutturazione, ma una cessazione totale delle attività. Per i giornalisti rimasti, si apre una fase complessa di tutele contrattuali e negoziazione.
La procedura di licenziamento collettivo in Italia
Quando un'azienda decide di chiudere o di ridurre il personale di almeno 5 dipendenti nell'arco di 120 giorni, scatta in Italia la procedura di licenziamento collettivo, regolata dalla Legge 223/1991. Questa normativa stabilisce un percorso obbligatorio che deve essere rispettato anche da grandi multinazionali come Condé Nast.
La comunicazione agli enti: il datore di lavoro deve inviare una comunicazione formale alle rappresentanze sindacali aziendali (RSA o RSU), alle organizzazioni sindacali di categoria e all'Ispettorato del Lavoro. In caso di giornalisti, il riferimento è alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) e all'Associazione Lombarda dei Giornalisti (ALG), data la sede milanese di Wired Italia.
L'esame congiunto: si apre un periodo di consultazione sindacale, della durata di 45 giorni (prorogabile a 75 in casi particolari), durante il quale azienda e sindacati negoziano le condizioni del licenziamento: criteri di scelta dei lavoratori, modalità e tempi di uscita, misure di supporto alla ricollocazione.
L'indennità e il preavviso: i giornalisti hanno diritto alle stesse indennità previste per qualsiasi lavoratore dipendente — TFR (Trattamento di Fine Rapporto), indennità di preavviso, e liquidazione secondo il contratto collettivo. Il Contratto Nazionale dei Giornalisti (CNLG) prevede indennità aggiuntive rispetto al contratto ordinario.
I diritti specifici dei giornalisti: il CNLG e l'INPGI
I giornalisti dipendenti iscritti all'INPGI (Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani) hanno accesso a tutele specifiche che non si applicano agli altri lavoratori dipendenti.
Prima di tutto, l'indennità di disoccupazione giornalistica: in caso di perdita del lavoro involontaria, i giornalisti possono accedere a un'indennità mensile pari all'80% dell'ultimo stipendio per i primi dodici mesi, decrescente nei successivi periodi. Questa misura è analoga alla NASpI degli altri lavoratori, ma con importi generalmente più favorevoli per le retribuzioni medio-alte.
In secondo luogo, il Contratto Nazionale dei Giornalisti (CNLG, rinnovato nel 2024) prevede indennità di licenziamento più generose rispetto al contratto standard: la misura varia in funzione dell'anzianità aziendale, ma per un giornalista con 10 anni di anzianità l'indennità può essere significativamente superiore al TFR minimo di legge.
Terzo, la Commissione Vertenze dell'Associazione Lombarda dei Giornalisti offre supporto legale gratuito ai giornalisti coinvolti in licenziamenti collettivi, con accesso a avvocati specializzati in diritto del lavoro giornalistico.
Cosa fare subito dopo un licenziamento collettivo
Che tu sia un giornalista come quelli di Wired Italia o un lavoratore in qualsiasi altro settore, le prime azioni da compiere dopo aver ricevuto la comunicazione di licenziamento collettivo sono:
Non firmare nulla senza consultare un avvocato: molte aziende propongono accordi di uscita incentivata durante la fase di consultazione sindacale. Prima di firmare qualsiasi documento — buonuscita, rinuncia a future pretese, patti di non concorrenza — è essenziale avere una valutazione professionale.
Verificare la correttezza della procedura: la Legge 223/1991 prevede obblighi formali precisi. Se l'azienda non ha rispettato i tempi o le modalità previste, il licenziamento può essere impugnato. Un avvocato del lavoro può verificare la correttezza della procedura e, se necessario, avviare un ricorso.
Controllare i criteri di selezione: la legge impone che i criteri di scelta dei lavoratori da licenziare siano oggettivi e non discriminatori. I criteri ammessi sono: carichi di famiglia, anzianità, esigenze tecnico-produttive e organizzative. Se hai ragione di credere che la tua selezione sia stata discriminatoria (per età, sesso, attività sindacale), questo può costituire motivo di impugnazione.
Richiedere l'indennità NASpI (o INPGI per i giornalisti) immediatamente: la richiesta va presentata entro 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Ogni ritardo riduce l'ammontare complessivo che puoi ricevere.
Per approfondire i tuoi diritti in caso di licenziamento, un avvocato specializzato in diritto del lavoro può aiutarti a valutare la situazione specifica su ExpertZoom.
Il caso Wired come specchio del futuro dell'editoria
La chiusura di Wired Italia è anche un segnale dell'accelerazione in corso nell'industria editoriale. L'intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui i contenuti vengono prodotti e distribuiti, mettendo sotto pressione le redazioni tradizionali in tutto il mondo. Non è un caso che l'ultimo articolo di Linkiesta sull'IA e il lavoro creativo — pubblicato nei giorni della chiusura di Wired — discutesse proprio di questo paradosso: un settore che ha narrato per anni la trasformazione digitale si trova ora a subirne le conseguenze.
Per i lavoratori dell'editoria e per tutti i dipendenti di settori in rapida trasformazione, prepararsi a queste eventualità non è catastrofismo: è pianificazione. Conoscere i propri diritti contrattuali, avere un consulente legale di riferimento, e capire quali tutele si applicano nel caso specifico del proprio CCNL sono investimenti in sicurezza professionale che possono fare una grande differenza.
Secondo il Ministero del Lavoro italiano, i lavoratori coinvolti in procedure di licenziamento collettivo hanno accesso a tutele e ammortizzatori sociali specifici che variano in base al settore e alla dimensione dell'azienda.
