Sonay Kartal è tornata in campo a ottobre 2026 dopo uno stop lungo per un problema alla schiena e ha subito fatto rumore: a Wuhan ha battuto in due set la nona testa di serie Belinda Bencic, 6-0 7-5. Pochi giorni prima, a Pechino, la tennista britannica aveva raggiunto il terzo turno prima di fermarsi contro Alina Charaeva (6-4 6-1). Era il suo primo torneo WTA dal quarto turno di Indian Wells, a marzo.
Il rientro: cosa è successo in campo
Secondo la cronaca della federazione britannica LTA, Kartal ha aperto il Wuhan Open recuperando un doppio break nel primo set contro Anhelina Kalinina e vincendo 7-5 6-3 in un'ora e 32 minuti. Al secondo turno ha travolto Bencic, semifinalista a Wimbledon nel 2025, con un netto 6-0 nel primo parziale e un 7-5 nel secondo, in un'ora e 34 minuti.
Il tabellone prevedeva poi la sfida con Jasmine Paolini, già finalista a Roland Garros e Wimbledon. Il risultato di quel terzo turno non è stato verificato al momento della stesura, quindi qui ci fermiamo a ciò che è confermato.
Il dato che interessa chi non segue il tennis è un altro: dopo mesi senza giocare, il ranking di una professionista scende, i tornei cambiano e la sua carriera si gioca in poche settimane. Lo stesso schema riguarda chiunque rientri da un problema alla schiena, anche lontano da un campo da tennis.
Perché la schiena è il nodo dei rientri
Il mal di schiena è uno dei disturbi muscolo-scheletrici più diffusi. L'Istituto Superiore di Sanità, nel suo portale EpiCentro, raccoglie dati e indicazioni sulla prevenzione delle patologie croniche e sull'attività fisica. Il messaggio ricorrente è che il riposo prolungato raramente basta: serve un percorso graduale, guidato da un professionista.
Nel tennis i movimenti sono ripetitivi e asimmetrici: il servizio, i colpi in rotazione, gli scatti laterali. Questi gesti caricano la zona lombare e le articolazioni intervertebrali. Per un atleta professionista il rientro non coincide con la scomparsa del dolore, ma con la capacità di sostenere carichi alti per più partite consecutive.
Proprio per questo il percorso di Kartal è interessante. Due vittorie di fila contro avversarie di classifica superiore, dopo una pausa lunga, indicano un carico ben dosato. Non è però una garanzia: la ricaduta è il rischio più concreto nelle prime settimane.
Cosa direbbe lo specialista
Un medico dello sport o un fisiatra, davanti a un caso del genere, valuterebbe tre elementi. Il primo è la diagnosi: lombalgia muscolare, ernia discale, problema alle faccette articolari e stress osseo richiedono tempi molto diversi. Il secondo è il carico: quante ore di allenamento a settimana, con quale intensità e con quali giorni di recupero. Il terzo è la prevenzione: rinforzo del core, mobilità dell'anca, tecnica del servizio.
Questo vale anche per chi gioca a livello amatoriale. Chi torna al circolo dopo due mesi di stop e fa subito tre partite a settimana è nella stessa situazione, con meno staff a disposizione. Un consulto specialistico prima della ripresa costa poco rispetto a una seconda sosta forzata.
Se il dolore si irradia alla gamba, se compare formicolio o perdita di forza, non si tratta di un fastidio da sport: serve una visita in tempi brevi.
Un caso concreto: il rientro di un amatore dopo tre mesi di stop
Immaginiamo Marco, 42 anni, che gioca a tennis due volte a settimana. A luglio un episodio di lombalgia acuta lo ferma per 12 settimane. A ottobre si sente bene e vorrebbe tornare a giocare come prima, cioè 3 partite da 90 minuti a settimana.
Se Marco riparte subito con quel ritmo, il carico settimanale passa da zero a circa 4,5 ore di gioco intenso. Una regola prudente, spesso usata dai preparatori, è non aumentare il volume oltre il 10-20% a settimana. Con quella regola, Marco dovrebbe partire con 30-40 minuti due volte a settimana, per circa 1,3 ore totali, e arrivare alle 4,5 ore in 5-6 settimane.
Se invece il dolore ricompare durante la fase di ripresa, per più di 2 giorni consecutivi, allora è il segnale per fermarsi e fare una rivalutazione. A quel punto conviene tornare dal medico con una risonanza o una ecografia aggiornata, non continuare "per vedere se passa". Una ricaduta aggiunge in media altre settimane di stop, e il tempo perso è il costo vero del rientro affrettato.
Se Marco lavora anche seduto 8 ore al giorno, il discorso cambia ancora: la postura in ufficio pesa quanto il campo da tennis, e un ergonomista o un fisioterapista può dare indicazioni mirate sulla sedia e sulle pause.
Il tennis professionistico come laboratorio di recupero
Il circuito WTA impone calendari fitti, spostamenti intercontinentali e superfici diverse. Ottobre porta le giocatrici in Asia, tra Pechino e Wuhan, con cambi di fuso e campi veloci. Per una schiena reduce da uno stop, il clima, i voli lunghi e le partite ravvicinate sono fattori di stress in più.
Per questo i team di alto livello affiancano alla giocatrice un fisioterapista, un preparatore atletico e un medico. Il rientro di Kartal, passando per Pechino prima di Wuhan, sembra seguire una logica graduale: prima un torneo per ritrovare ritmo, poi un secondo con avversarie più forti.
Non servono i budget del circuito per applicare lo stesso principio. Anche a livello amatoriale si può costruire un piano a tappe: visita, esercizi di rinforzo, ripresa a bassa intensità, aumento progressivo.
Come prepararsi al rientro: i passi pratici
Ecco i punti che un professionista della salute indicherebbe a chi vuole riprendere lo sport dopo un problema alla schiena:
- Farsi valutare prima. Una visita ortopedica o fisiatrica chiarisce se ci sono controindicazioni.
- Ricostruire la base. Camminata, nuoto o bicicletta, e lavoro sul core, prima dei colpi di tennis.
- Aumentare gradualmente. Rispettare la regola del 10-20% a settimana.
- Curare la tecnica. Un maestro può correggere il servizio, che è il gesto più impegnativo per la lombare.
- Ascoltare i segnali. Dolore che peggiora, notte disturbata o irradiazione alla gamba sono motivi per fermarsi.
Gli errori più comuni al ritorno in campo
Il primo errore è fidarsi della sensazione di benessere. Quando il dolore passa, la schiena sembra pronta, ma muscoli e tessuti di sostegno hanno perso tono dopo settimane di inattività. Il secondo è saltare il riscaldamento: bastano 10-15 minuti di mobilità e attivazione per ridurre lo stress sulle strutture lombari. Il terzo è cambiare tutto insieme, racchetta, tensione delle corde e superficie, mentre il corpo sta ancora riadattandosi. Un fisioterapista può costruire con te una progressione realistica e indicare quali parametri tenere sotto controllo nelle prime quattro settimane.
Quando rivolgersi a un esperto
La storia di Kartal, che torna dopo mesi e batte una top 12 mondiale, è un bell'esempio di rientro riuscito. Ma ogni schiena è diversa, e ciò che funziona per una professionista seguita da uno staff non è automaticamente adatto a chi gioca nel weekend.
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Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere di un medico. Per qualsiasi dolore persistente o sintomo neurologico, rivolgiti a un professionista sanitario.
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Sofia Marino