Il 6 marzo 2026 Simona Ventura ha condotto la finale del San Marino Song Contest al Teatro Nuovo di Dogana, incoronando Senhit e Boy George con "Superstar" come rappresentanti di San Marino a Eurovision 2026. Pochi giorni dopo, il 12 marzo, la conduttrice ha dedicato un commosso post sui social alla scomparsa di Enrica Bonaccorti, collega e amica, morta a 76 anni. Due momenti distanti nel tono — la gioia di un palco europeo, il dolore di un lutto — che si sovrappongono nella vita di chi lavora nel mondo dello spettacolo. Un dualismo che molti professionisti della televisione conoscono bene, e che la ricerca psicologica chiama "emotional labor" (lavoro emotivo).
Cosa si intende per emotional labor
Il termine, coniato dalla sociologa Arlie Hochschild negli anni '80, descrive il lavoro di chi deve gestire e regolare le proprie emozioni come parte integrante del proprio compito professionale. I conduttori televisivi, gli attori, i giornalisti di punta ne sono l'esempio più visibile: davanti alle telecamere sorridono, rassicurano, entusiasmano — indipendentemente da quello che provano dietro le quinte.
Uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Occupational Health Psychology ha confermato che il disallineamento cronico tra emozioni vissute ed emozioni esibite è uno dei principali predittori di burnout professionale. Tra i lavoratori dello spettacolo, i tassi di esaurimento emotivo sono significativamente superiori alla media.
Burnout televisivo: i segnali da non ignorare
Il burnout non arriva all'improvviso. Si accumula in settimane o mesi. I segnali precoci includono:
Esaurimento emotivo e fisico. La sensazione di non avere più riserve — non solo stanchi dopo una lunga giornata, ma esausti prima ancora di iniziare. Nei professionisti dello spettacolo si manifesta spesso come difficoltà a "staccare" la modalità pubblica anche a casa.
Depersonalizzazione. Un distacco progressivo dal lavoro e dalle persone: colleghi, pubblico, ospiti diventano "oggetti" piuttosto che persone. Chi era appassionato del proprio mestiere inizia a percepirlo come un peso.
Ridotta efficacia percepita. La sensazione che il proprio lavoro non abbia più significato, o che si possa fare senza davvero esserci. Nei conduttori si traduce spesso in performance sempre più "in automatico".
Il lutto sul posto di lavoro: un tabù ancora presente
La morte di Enrica Bonaccorti ha toccato professionalmente e umanamente molti nel mondo della televisione italiana. Eppure il lutto in ambito professionale è ancora un tema trattato con imbarazzo: si torna al lavoro in tempi brevissimi, si sorride davanti alle telecamere, ci si aspetta continuità.
La psicologia del lutto — con le sue fasi e i suoi tempi individuali — non si adatta ai ritmi televisivi. Secondo l'Istituto Nazionale per le Politiche del Lavoro, i lavoratori hanno diritto a permessi retribuiti per lutto (art. 4 L. 53/2000), ma il supporto psicologico formale è quasi sempre assente nelle strutture televisive.
Quando serve uno psicologo?
Non è necessario attraversare un crollo per cercare supporto. Uno psicologo può essere utile in situazioni molto più comuni:
- Quando si fatica a "spegnere" il lavoro emotivo al termine della giornata
- In caso di perdita di motivazione o piacere nel lavoro che si amava
- Quando si attraversa un lutto e si deve continuare a lavorare davanti al pubblico
- In momenti di transizione professionale (nuovo programma, cambio di ruolo, fine contratto)
- Quando lo stress si traduce in sintomi fisici: insonnia, tachicardia, tensioni muscolari croniche
Un percorso con uno psicologo — anche breve, di 8-12 sedute — può fare la differenza tra un burnout conclamato e una ripresa prima che il problema diventi cronico.
Il modello ExpertZoom per la salute mentale professionale
Il mondo della televisione, dello spettacolo e della comunicazione è un ambiente ad alta pressione emotiva. Ma il problema non è esclusivo di chi appare in video: riguarda chiunque svolga professioni di "cura" o relazione — insegnanti, medici, assistenti sociali, commerciali.
I segnali che Simona Ventura ha mostrato pubblicamente — la gioia del palco e il dolore del lutto, vissuti a pochi giorni di distanza — ci ricordano che l'equilibrio emotivo non è una conquista definitiva. È un lavoro continuo. E come ogni lavoro impegnativo, a volte richiede l'aiuto di un esperto.
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Il ruolo dei colleghi e delle reti di supporto informale
Nelle redazioni e negli studi televisivi, il supporto reciproco tra colleghi è spesso la prima — e unica — rete di sicurezza emotiva disponibile. Ma l'auto-aiuto e il mutuo supporto tra pari hanno limiti precisi: non sostituiscono una competenza professionale e possono, se mal gestiti, amplificare il disagio anziché contenerlo.
Il sostegno informale è prezioso, ma non sufficiente quando i sintomi del burnout o del lutto diventano persistenti. In questo caso è essenziale rivolgersi a uno professionista.
Prevenzione: cosa possono fare le aziende dello spettacolo
Il tema del benessere psicologico sul lavoro è entrato nella legislazione italiana con il D.Lgs. 81/2008, che obbliga i datori di lavoro a valutare anche i rischi psicosociali. Tuttavia, nell'industria televisiva e dello spettacolo — caratterizzata da contratti a progetto, lavoro freelance e alta rotazione — l'applicazione pratica resta lacunosa.
Alcune best practice adottate da broadcaster internazionali includono:
- Programmi EAP (Employee Assistance Program): accesso riservato a sessioni psicologiche gratuite per i dipendenti e collaboratori
- Supervisione professionale per i giornalisti e conduttori che trattano contenuti traumatici (cronaca nera, guerre, lutti pubblici)
- Formazione sul riconoscimento del burnout per i manager di produzione
In Italia, queste iniziative sono ancora l'eccezione. Ma la tendenza sta cambiando, trainata anche dalla maggiore visibilità pubblica di chi — come Simona Ventura — sceglie di non nascondere il proprio lato umano.
Conclusione: emozione non è debolezza
Il coraggio di Simona Ventura nel condividere il dolore per la scomparsa di Enrica Bonaccorti, solo pochi giorni dopo una serata di gala internazionale, è anche un invito implicito a parlare di salute mentale senza tabù. Lo stress non è un privilegio dei "fragili". Riguarda chiunque lavori con emozioni, davanti a un pubblico — o semplicemente in un mondo che va molto veloce.
Disclaimer: Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce diagnosi né trattamento medico. Consulta uno specialista per la tua situazione.
