Veronica Ruggeri pubblica il suo primo romanzo: il burnout dei giornalisti e quando consultare un medico

Giornalista italiana esaurita in redazione milanese, burnout professionale 2026
5 min di lettura 4 aprile 2026

Veronica Ruggeri, volto noto di Le Iene su Italia 1, pubblicherà il suo primo romanzo il 5 maggio 2026. La giornalista e conduttrice ha recentemente parlato delle pressioni mentali e fisiche del mestiere durante un'apparizione a Verissimo, il talk show di Mediaset, sollevando un tema cruciale: quando lo stress lavorativo dei professionisti dell'informazione diventa un rischio per la salute che richiede l'intervento di un medico?

Nel panorama mediatico italiano, dove il ritmo è frenetico e la pressione per restare sempre connessi è costante, il burnout tra i giornalisti è una realtà spesso taciuta. Ma i numeri parlano chiaro: secondo i dati INAIL, in Italia il 20–30% dei lavoratori in professioni ad alto stress soffre di burnout, una sindrome che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto come fenomeno occupazionale dal 2019.

Il caso Ruggeri: quando il giornalismo diventa una maratona senza sosta

Veronica Ruggeri non è nuova alle sfide professionali estreme. Nel gennaio 2026, ha condotto per Le Iene un'inchiesta sulle pratiche di benessere non convenzionali, dimostrando ancora una volta la sua capacità di affrontare temi complessi. Le sue recenti dichiarazioni pubbliche sul carico mentale del giornalismo investigativo hanno acceso i riflettori su un problema sistemico.

Il giornalismo moderno richiede disponibilità h24, gestione simultanea di più piattaforme — TV, web, social — e costante esposizione a situazioni stressanti o traumatiche. Per chi lavora in trasmissioni come Le Iene, che trattano inchieste delicate, il carico emotivo si somma a quello fisico: orari irregolari, riprese notturne, scadenze ravvicinate.

Questo modello lavorativo può portare a quella che i medici chiamano "esaurimento cronico delle risorse adattative". Come riconoscere il burnout prima che sia troppo tardi?

I tre pilastri del burnout: come riconoscerli

Il burnout non è semplice stanchezza. Secondo la classificazione dell'OMS e le linee guida del Ministero della Salute, si manifesta attraverso tre dimensioni specifiche.

Esaurimento emotivo: sentirsi svuotati, senza energie, incapaci di recuperare anche dopo il riposo. Non è solo stanchezza fisica — è una sensazione pervasiva di vuoto che non si risolve con una notte di sonno.

Depersonalizzazione: distacco emotivo dal proprio lavoro, cinismo verso colleghi o il pubblico. Per un giornalista, significa perdere l'empatia verso le storie che racconta o le persone che intervista.

Ridotta efficacia professionale: percezione di non essere più competenti, dubbi costanti sulla qualità del proprio lavoro, difficoltà a portare a termine compiti che prima erano routine.

Secondo i dati INAIL, questi sintomi colpiscono in modo particolare le professioni che richiedono interazione umana intensa e gestione emotiva costante. I giornalisti investigativi rientrano in questa categoria, al pari di medici, insegnanti e assistenti sociali.

Quando il burnout diventa un'emergenza medica

Come dimostrano casi recenti di professioniste dello spettacolo, prendersi cura della propria salute è fondamentale a ogni età e in ogni professione. I medici di base italiani raccomandano di consultare un professionista immediatamente se si verificano questi sintomi per più di due settimane consecutive:

  • Disturbi del sonno persistenti (insonnia o ipersonnia)
  • Modifiche significative dell'appetito o del peso corporeo
  • Palpitazioni, dolori toracici o altri sintomi fisici inspiegabili
  • Pensieri ricorrenti di rinuncia o fuga dal lavoro
  • Abuso di sostanze per "reggere" il ritmo lavorativo
  • Isolamento sociale e abbandono di hobby o relazioni personali

Il burnout non trattato può evolvere in depressione clinica, disturbi d'ansia generalizzata o attacchi di panico. Nei casi più gravi, può portare a malattie cardiovascolari, ipertensione e disturbi gastrointestinali cronici. Secondo il Ministero della Salute, la prevenzione passa dal riconoscimento precoce e dall'intervento tempestivo.

Il ruolo del medico di base nella gestione del burnout

In Italia, il primo punto di riferimento per chi sospetta un burnout è il medico di medicina generale. Questo professionista può valutare la situazione complessiva attraverso un colloquio approfondito e, se necessario, questionari validati come il Maslach Burnout Inventory.

Il medico può anche escludere altre cause mediche: sintomi come stanchezza cronica o difficoltà di concentrazione possono nascondere anemia, disturbi tiroidei o altre condizioni organiche. Se necessario, indirizzerà verso psicoterapeuti o psichiatri — il Sistema Sanitario Nazionale offre percorsi dedicati attraverso i servizi di salute mentale territoriali.

Come stabilito dalla normativa italiana (D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro), il datore di lavoro ha l'obbligo di valutare e gestire i rischi psicosociali, incluso lo stress lavoro-correlato. Un certificato medico può essere il primo passo per attivare queste tutele.

Prevenzione e cultura del benessere nelle redazioni

Il caso di Veronica Ruggeri — una professionista di successo che parla apertamente delle difficoltà del mestiere — può contribuire a normalizzare la conversazione sulla salute mentale nel giornalismo italiano. Le redazioni più avanzate stanno già introducendo misure preventive: rotazione dei turni, supporto psicologico aziendale, formazione sui traumi vicari e politiche di disconnessione fuori orario.

Tuttavia, come evidenziato dai sindacati dei giornalisti, in molte redazioni italiane queste misure restano lettera morta. La cultura del "sempre disponibile" e la precarizzazione del settore rendono difficile per molti professionisti chiedere aiuto senza temere conseguenze sulla carriera.

Cosa fare se ti riconosci in questi sintomi

Se lavori in un ambiente ad alto stress e riconosci in te i segnali di burnout, ecco i passi concreti da compiere:

  1. Non minimizzare: il burnout non è debolezza, è una risposta fisiologica a condizioni lavorative insostenibili.
  2. Documenta: annota sintomi, frequenza, situazioni scatenanti.
  3. Prenota una visita con il tuo medico di base: prima parli con un professionista, più opzioni terapeutiche hai.
  4. Considera il supporto psicologico: la terapia cognitivo-comportamentale ha dimostrato efficacia nel trattamento del burnout.
  5. Valuta modifiche lavorative: se possibile, riduci temporaneamente i carichi fino al recupero.

Il romanzo di Veronica Ruggeri, in uscita il 5 maggio 2026, potrebbe essere anche un modo per la giornalista di elaborare e condividere le sfide di un mestiere che ama, ma che ha un costo umano elevato.

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DISCLAIMER: Questo articolo ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere di un medico. Se presenti sintomi di burnout o altri disturbi della salute mentale, consulta il tuo medico di base o contatta i servizi di salute mentale della tua ASL.

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