Quando Vladimir Putin ha preso la parola al BRICS Business Forum di Nuova Delhi il 16 settembre 2026 e ha dichiarato che la Russia è stata colpita da oltre 30.000 sanzioni — il doppio di tutti gli altri Paesi messi insieme — le onde si sono propagate fino ai conti correnti e ai portafogli degli imprenditori italiani. Perché il leader del Cremlino non si è limitato a lamentarsi: ha messo esplicitamente in guardia contro le "cosiddette sanzioni secondarie" che Washington intende applicare a chiunque commerci con Mosca, indipendentemente dalla nazionalità. Per milioni di italiani con esposizioni finanziarie anche indirette alla Russia, quella dichiarazione pone una domanda concreta e urgente.
La domanda che in molti si stanno ponendo
Negli uffici di molti studi di consulenza patrimoniale italiani, dalla primavera del 2026, circola una richiesta sempre più frequente: "Ho ancora qualcosa legato alla Russia nel mio patrimonio — devo preoccuparmi?" La risposta non è automatica. Dipende dalla natura dell'esposizione, dalla struttura patrimoniale e, soprattutto, da quali misure preventive sono già state adottate. Quello che è certo è che il quadro normativo si è fatto molto più complesso nell'ultimo anno, e ignorarlo può costare caro.
La legge Graham del 2026 e le sanzioni secondarie USA
Il 7 agosto 2026 il Senato americano ha approvato il "Lindsey Graham Sanctioning Russia and Iran Act", una norma che introduce per la prima volta sanzioni secondarie americane su scala sistematica. In pratica: qualsiasi azienda o individuo — in qualsiasi Paese del mondo — che intrattenga rapporti commerciali significativi con entità russe designate può essere tagliato fuori dal sistema bancario americano, perdere l'accesso ai mercati USA e vedere bloccati i propri conti in dollari presso banche corrispondenti.
Per un'azienda italiana che lavora con mercati internazionali, questo non è un problema astratto. Quasi tutte le banche commerciali italiane operano attraverso corrispondenti americani per le transazioni in dollari. Un blocco OFAC (Office of Foreign Assets Control) può sospendere l'intera operatività in valuta estera nel giro di 24-48 ore, senza preavviso.
In parallelo, la Guardia di Finanza italiana ha completato nel primo semestre del 2026 il sequestro di beni russi per un valore superiore a 3 miliardi di euro: immobili sul Lago di Como, residenze nobiliari a Roma, Portofino e Costa Smeralda, e yacht di lusso, tra cui lo Scheherazade, intercettato nel porto di Marina di Carrara con una stima di 650 milioni di euro. Secondo la Commissione Europea, circa 210 miliardi di euro di asset statali russi restano bloccati nelle banche del Vecchio Continente.
Il messaggio è chiaro: il regime sanzionatorio non è virtuale, e l'Italia ne è pienamente parte.
Chi è davvero esposto in Italia
Non tutti gli italiani si trovano nella stessa situazione. Esistono tre profili principali a rischio nel 2026.
Imprenditori con catene di fornitura russo-europee. Aziende del manifatturiero, in particolare nell'Italia del Nord, che prima del 2022 acquistavano materie prime — acciaio, alluminio, legno, componenti elettronici — dalla Russia e che oggi utilizzano ancora intermediari in paesi terzi (Turchia, Serbia, UAE) che trattano merce di origine russa riprocessata. Il Regolamento UE 833/2014, aggiornato nel 2025, vieta non solo le transazioni dirette ma anche l'assistenza indiretta e la facilitazione attraverso terzi.
Persone fisiche con quote in fondi alternativi. Alcuni fondi di private equity e fondi immobiliari con sede a Cipro o in Lussemburgo mantengono esposizioni residue su partecipazioni russe attraverso strutture fiduciarie. I titolari di quote potrebbero non saperlo: la disclosure non è sempre automatica e richiede una richiesta specifica al gestore.
Liberi professionisti e prestatori di servizi. Avvocati, commercialisti e consulenti che hanno fatturato a clienti poi rivelatisi soggetti designati — anche attraverso strutture fiduciarie interpersonali — possono incorrere in responsabilità ai sensi del Regolamento 269/2014. Il perimetro si è esteso a coprire anche professioni che fino a pochi anni fa non rientravano nell'ambito sanzionatorio.
Caso concreto: l'imprenditore di Brescia e i due scenari
Prendiamo il caso di Marco, 52 anni, titolare di una media impresa metalmeccanica a Brescia con un fatturato annuo di circa 8 milioni di euro. Prima del 2022 acquistava acciaio da un fornitore russo attraverso un intermediario svizzero. Dal 2023 ha formalmente interrotto quel rapporto, ma un suo fornitore turco — senza comunicarglielo — ha continuato ad acquistare lamiere russe riprocessate e a rivenderle come prodotto turco.
Se Marco non ha fatto nulla: nell'autunno 2026, un sistema automatico di screening di una banca corrispondente americana segnala la catena di fornitura. La banca italiana sospende i pagamenti in dollari in attesa di chiarimenti. Marco perde due commesse con clienti statunitensi per un totale di 1,2 milioni di euro. Deve sostenere un audit legale d'urgenza da 15.000 a 35.000 euro e rischia una sanzione amministrativa fino al 10% del valore contestato: tra 50.000 e 120.000 euro. Danno complessivo stimato: 1,27–1,35 milioni di euro, oltre al danno reputazionale con le banche.
Se Marco ha ingaggiato un consulente preventivo: all'inizio del 2026, una due diligence condotta da un consulente patrimoniale specializzato in compliance sanzionatoria (costo: 4.000–8.000 euro) ha analizzato tutta la catena di fornitura, identificato il rischio del fornitore turco e predisposto un report di "enhanced due diligence" per la banca. Risultato: il canale in dollari resta attivo, nessuna sanzione, le commesse USA vengono onorate regolarmente.
Differenza tra i due scenari: tra 1,26 e 1,35 milioni di euro — a fronte di un investimento preventivo di 8.000 euro al massimo.
Le risposte alle domande più comuni
Il mio conto corrente in euro è al sicuro?
In linea generale sì, se non hai rapporti diretti con entità designate e se la tua banca non ha corrispondenti in paesi a rischio. Ma è importante verificarlo: molte piccole e medie imprese italiane scoprono solo a blocco avvenuto di avere esposizioni indirette attraverso intermediari commerciali o fornitori terzi.
Ho quote in un fondo con esposizione potenziale alla Russia. Cosa devo fare?
Richiedi al gestore una "sanctions exposure disclosure" entro il trimestre. Il Regolamento UE 2022/1723 obbliga i gestori di fondi UE a produrla. Se il gestore non è in grado di fornirla, è un segnale di allerta serio.
Se disimpegno tutto entro fine anno, sono automaticamente al sicuro?
Non necessariamente. La normativa UE prevede che anche le transazioni di uscita da posizioni russo-collegate debbano essere autorizzate se superano i 50.000 euro (Regolamento 269/2014) o se coinvolgono soggetti designati. Un consulente valuta le condizioni della tua specifica situazione.
Cosa fare ora
Il consiglio degli specialisti di diritto sanzionatorio è uniforme: non aspettare una notifica dalla banca. Nel 2026, le banche italiane e le filiali di istituti stranieri hanno intensificato i programmi di screening automatico dei clienti aziendali. Un professionista con esperienza in compliance sanzionatoria può mappare l'esposizione effettiva del patrimonio, classificare i rischi per livello di urgenza, preparare la documentazione di due diligence che riduce il rischio di sanzione secondo le linee guida OFAC, e assistere in caso di richiesta di chiarimenti dalla banca.
Per la lista completa dei soggetti russi designati e gli aggiornamenti normativi, il Consiglio dell'Unione Europea pubblica l'elenco ufficiale aggiornato in tempo reale.
Per capire se il tuo patrimonio è esposto e come strutturare una protezione preventiva, consulta l'articolo su come gli italiani stanno gestendo i beni congelati legati all'Ucraina oppure rivolgiti a un consulente patrimoniale su Expert Zoom per un'analisi personalizzata della tua situazione.
Nota: i contenuti di questo articolo hanno finalità informative e non costituiscono consulenza legale o finanziaria. Per valutazioni specifiche sulla tua situazione patrimoniale, rivolgiti a un professionista qualificato.

Alessandro Conti