Kiev sotto attacco, 210 miliardi russi bloccati: cosa rischiano le aziende italiane con crediti in Russia

Vista panoramica di Kiev (Kyiv), capitale dell'Ucraina

Photo : Øyvind Nondal / Wikimedia

Sofia Sofia RomanoConsulenza Patrimoniale
6 min di lettura 21 agosto 2026

Le bombe su Kiev del 20 agosto 2026 hanno ucciso almeno 18 persone, colpendo per la prima volta in mesi un'infrastruttura critica della capitale ucraina e danneggiando un ospedale pediatrico. Poche ore prima, l'Unione Europea aveva annunciato di destinare 1,4 miliardi di euro — generati dagli interessi sui beni russi congelati — a sostegno di Kiev. Due notizie distanti sul piano umanitario, ma strettamente collegate per migliaia di imprenditori e risparmiatori italiani che, dal 2022 a oggi, hanno visto bloccarsi contratti, conti e asset legati alla Russia o all'Ucraina.

210 miliardi di euro: la fotografia del blocco finanziario

L'Unione Europea ha immobilizzato 210 miliardi di euro di beni russi dal 2022. Secondo i dati pubblicati da Investire Magazine il 13 agosto 2026, i profitti straordinari generati da questi asset hanno raggiunto 8 miliardi di euro in totale, con 1,4 miliardi accumulati nel solo primo semestre 2026. La Commissione Europea ha deciso di usare questi proventi per finanziare Kiev, mentre il capitale principale resta congelato a tempo indeterminato: i leader dell'UE si sono impegnati a non sbloccare gli asset russi fino a quando la Russia non porrà fine alla guerra e non risarcirà i danni causati.

In Italia, il valore complessivo dei beni sequestrati a soggetti sanzionati ammonta a circa 800 milioni di euro, stando ai dati diffusi nell'ambito degli ultimi pacchetti sanzionatori UE. Il caso più noto è la proprietà sarda dell'oligarca Alisher Usmanov, stimata in 17 milioni di euro. Ma dietro ai grandi oligarchi ci sono centinaia di aziende italiane — soprattutto PMI manifatturiere di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna — con crediti commerciali, contratti attivi e depositi in Russia che non rientrano più dall'invasione del 2022.

Il blocco finanziario funziona su due fronti: da un lato, i soggetti russi sanzionati non possono trasferire fondi verso l'Italia; dall'altro, le banche italiane sono obbligate a bloccare qualsiasi transazione in entrata o in uscita verso entità sanzionate, indipendentemente dalla consapevolezza dell'azienda italiana.

Il vero rischio per gli investitori italiani: tre categorie esposte

Non tutti i soggetti con legami economici con la Russia o l'Ucraina sono nella stessa situazione. Le categorie più esposte si dividono in tre gruppi principali.

Esportatori con crediti commerciali aperti: chi aveva contratti attivi con clienti russi nel 2022 e non ha ricevuto il pagamento si trova con crediti che non può riscuotere senza rischiare una violazione delle sanzioni europee.

Investitori con partecipazioni in joint venture russo-ucraine: i conflitti bellici hanno annullato i meccanismi ordinari di governance societaria; molte partecipazioni risultano oggi "congelate" in termini pratici anche se non formalmente sanzionate.

Imprenditori con depositi in banche russe: dopo l'esclusione di molte banche russe dal sistema SWIFT, i trasferimenti verso l'Italia sono impossibili o soggetti ad autorizzazione speciale da parte della Banca d'Italia, che nel 2008 ha incorporato le funzioni dell'ex Ufficio Italiano dei Cambi in materia valutaria.

Il rischio non è solo economico. Chi effettua transazioni non autorizzate con soggetti sanzionati — anche inconsapevolmente — può incorrere in sanzioni penali fino a 1 milione di euro per le persone giuridiche, ai sensi del Decreto Legislativo 109/2007, attuativo della normativa europea sulle misure restrittive.

Il caso di Valvex Srl: 90.000 euro bloccati e tre opzioni concrete

Prendiamo il caso di un'azienda bresciana produttrice di valvole industriali — chiamiamola Valvex Srl — con un fatturato di 4 milioni di euro annui, il 15% del quale derivava dall'export in Russia prima del 2022. Quando le sanzioni sono entrate in vigore a marzo 2022, Valvex aveva in sospeso tre fatture per un totale di 90.000 euro, emesse nei confronti di un cliente russo che risultava indirettamente controllato da un'entità inserita nella lista delle sanzioni UE.

Cosa succede in questo scenario:

— Presentare richiesta di deroga alla Banca d'Italia (prevista dal Regolamento UE 833/2014 per contratti in essere) costa mediamente tra 5.000 e 15.000 euro in spese legali, con tempi di risposta tra 6 e 18 mesi. Se la deroga è accordata, Valvex riceve i 90.000 euro; se è negata, ha speso 10.000 euro senza risultato.

— Se Valvex tentasse di riscuotere il credito attraverso intermediari terzi, rischierebbe una multa tra 40.000 e 400.000 euro: fino a 4,4 volte il valore del credito stesso.

Se invece Valvex rinuncia al credito e lo storna a bilancio, può dedurlo come perdita su crediti ai sensi dell'art. 101 TUIR, con un risparmio fiscale IRES del 24%: su 90.000 euro, il recupero fiscale netto ammonta a circa 21.600 euro.

La quarta via, spesso ignorata: richiedere l'indennizzo SACE verificando se la polizza assicurativa stipulata prima del 2022 copre il rischio "evento politico". Se la risposta è affermativa, l'indennizzo può coprire fino al 90% del credito: 81.000 euro su 90.000 — recupero nettamente superiore alle altre opzioni, con tempi medi di 3-6 mesi.

Come abbiamo già analizzato nel contesto di altri conflitti con impatto economico diretto sui risparmiatori italiani, la scelta tra queste opzioni dipende da variabili patrimoniali e fiscali che cambiano caso per caso. Valutarle in modo isolato è il primo errore che le aziende fanno quando si trovano davanti a crediti bloccati.

Le cinque domande da porre a un consulente patrimoniale

Di fronte a questa complessità normativa, il primo passo non è cercare di sbloccare autonomamente i fondi, ma affidarsi a un professionista capace di analizzare l'insieme della situazione. Un consulente specializzato deve rispondere a cinque domande fondamentali:

1. I miei crediti o depositi riguardano entità sanzionate? La verifica richiede di incrociare le liste UE — aggiornate ogni settimana dalla Commissione Europea — con i dati del debitore o della banca coinvolta.

2. Esiste una deroga applicabile? Il Regolamento (UE) 833/2014 e le sue successive modifiche prevedono deroghe specifiche per il completamento di contratti in corso, per esigenze umanitarie e per importi inferiori a soglie definite.

3. La polizza assicurativa copre il rischio politico? SACE e altri operatori hanno criteri precisi; un consulente può verificare le condizioni contrattuali in pochi giorni, ben prima che il credito si prescriva.

4. Conviene richiedere la deroga, attivare SACE o stornare il credito? La risposta dipende dall'ammontare, dal costo della procedura e dalle prospettive di recupero, ed è strettamente individuale.

5. Ci sono implicazioni fiscali immediate? La perdita su crediti va rilevata entro i termini fiscali per essere deducibile senza contestazioni da parte dell'Agenzia delle Entrate.

Secondo le linee guida ufficiali della Commissione Europea sulle misure restrittive, i soggetti che agiscono in buona fede e senza finalità di elusione delle sanzioni possono beneficiare di procedure semplificate per lo sblocco di asset di importo inferiore a determinate soglie. Conoscere queste procedure fa la differenza tra recuperare decine di migliaia di euro e perderli definitivamente.

Cosa fare adesso: la finestra temporale si sta chiudendo

L'escalation degli attacchi su Kiev del 20-21 agosto 2026 — con la Russia che prepara potenziali nuovi bombardamenti massivi prima del 24 agosto, Giorno dell'Indipendenza dell'Ucraina — riduce ulteriormente le prospettive di una risoluzione rapida del conflitto. Il blocco finanziario sarà con ogni probabilità ancora in vigore per almeno 12-18 mesi.

Aspettare non è una strategia: i crediti si prescrivono, le polizze assicurative hanno scadenze, e le opportunità di deroga normativa cambiano con ogni nuovo pacchetto sanzionatorio dell'UE. Agire entro il quarto trimestre 2026, prima dell'eventuale prossimo pacchetto, significa avere accesso alle deroghe attualmente disponibili, che potrebbero essere ridotte in futuro.

Una valutazione patrimoniale di 2-3 ore con un consulente specializzato su ExpertZoom può essere il primo passo per capire esattamente quanto è il rischio effettivo — e quanto è recuperabile attraverso le strade legali già disponibili.

Nota: Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere informativo generale e non costituiscono consulenza fiscale, legale o finanziaria. Per valutare la propria situazione specifica, è necessario rivolgersi a un professionista qualificato.

Vantaggi

Risposte rapide e precise per tutte le tue domande e richieste di assistenza in più di 200 categorie.

Migliaia di utenti hanno ottenuto una soddisfazione di 4,9 su 5 per i consigli e le raccomandazioni fornite dai nostri assistenti.