Con FdI sceso al 26,7% e il campo largo che supera il 44% nei sondaggi di agosto 2026, i partiti italiani hanno intensificato le campagne di contatto verso milioni di cittadini. SMS, email, volantini, telefonate: nell'estate che precede le elezioni politiche del 2027, la macchina della comunicazione partitica gira a pieno regime. Ma quanti di questi contatti sono legali? E soprattutto, hai il diritto di fermarli?
La domanda che milioni di italiani si pongono
"Ho ricevuto un messaggio dal partito X senza avergli mai dato il mio numero. È legale?" È una delle domande più ricercate online ogni volta che si avvicina una scadenza elettorale. La risposta, sorprendentemente, è: dipende. Il Garante della Privacy ha fissato regole precise, ma la distinzione tra lecito e illecito è meno intuitiva di quanto sembri — e la maggior parte dei cittadini non conosce né i propri diritti né i limiti che i partiti sono tenuti a rispettare.
La base normativa è il GDPR (Regolamento UE 2016/679), integrato dal Codice Privacy italiano (D.Lgs. 196/2003, aggiornato nel 2018). L'articolo 9 del GDPR classifica le opinioni politiche come dati sensibili, il che implica una protezione rafforzata rispetto ai dati comuni. Eppure i partiti godono di alcune eccezioni significative, stabilite dallo stesso Garante in una serie di provvedimenti che risalgono agli anni Novanta e sono stati aggiornati in epoca GDPR.
Il quadro giuridico si è ulteriormente complicato dopo le ultime modifiche alla legge elettorale: per capire come questo si intreccia con il diritto di voto, puoi leggere anche Nuova legge elettorale 2026: cosa cambia per il tuo voto.
Cosa dice la legge: i poteri reali dei partiti
Il Garante Privacy ha chiarito in più provvedimenti che i partiti politici, i movimenti e le liste elettorali possono accedere senza consenso esplicito alle liste elettorali detenute dai Comuni. Questi elenchi contengono nome, cognome, indirizzo di residenza e data di nascita degli aventi diritto al voto: si tratta di dati pubblici, messi a disposizione per legge a fini di propaganda politica.
In pratica, un partito può recapitarti materiale elettorale cartaceo all'indirizzo di casa senza che tu abbia mai interagito con loro. È legittimo perché la base giuridica non è il consenso individuale, ma lo svolgimento dell'attività politica nel quadro dell'ordinamento democratico — un'eccezione esplicitamente prevista dall'art. 9, par. 2, lett. d) del GDPR per le fondazioni, associazioni o altri organismi senza scopo di lucro con finalità politiche.
I partiti possono anche usare elenchi pubblici accessibili a tutti — come gli albi professionali o le rubriche telefoniche pubbliche — per inviare comunicazioni agli iscritti a quegli elenchi, sempre nel rispetto dei principi di pertinenza e non eccedenza. Secondo i dati elaborati dal Garante, nel 2024 sono stati presentati oltre 1.200 reclami legati a contatti elettorali indesiderati, un aumento del 18% rispetto al ciclo precedente. Con la campagna verso le elezioni 2027 già avviata, la cifra è destinata a crescere.
Un'ulteriore facoltà riguarda la raccolta di dati tramite sito web o social media del partito: se hai compilato un modulo di contatto, firmato una petizione online o partecipato a un evento organizzato dal movimento, il partito può usare quei dati nel perimetro indicato nell'informativa che hai accettato.
I confini che nessun partito può varcare
La libertà dei partiti si ferma però su fronti ben precisi, che il Garante ha ribadito con fermezza anche negli ultimi provvedimenti:
Numero di telefono e SMS senza consenso: vietato. I database telefonici pubblici non contengono un'autorizzazione implicita al contatto per fini politici. Per inviare un SMS o chiamarti, un partito deve ottenere il tuo consenso esplicito, specifico e informato (art. 7 GDPR). Se hai ricevuto un SMS da un partito senza avergli mai comunicato il tuo numero, si tratta di una violazione accertabile.
Email di propaganda senza opt-in: vietata. Vale lo stesso principio. L'unica eccezione è se sei un iscritto al partito e hai fornito l'indirizzo in quella veste, con informativa chiara sulle finalità di comunicazione politica.
Profilazione avanzata senza consenso: vietata. I partiti non possono acquistare dataset commerciali per costruire profili psicografici degli elettori — come avvenuto nel caso Cambridge Analytica — senza rispettare le condizioni stringenti dell'art. 9 par. 2 GDPR. Qualsiasi forma di micro-targeting politico basato su dati comportamentali richiede base giuridica autonoma.
Trasferimento a terzi senza accordo: vietato. Un partito non può cedere o vendere i tuoi dati ad altri partiti, associazioni o sponsor senza che tu ne sia informato e, nei casi previsti dalla legge, senza il tuo consenso.
Le sanzioni per chi viola queste regole possono arrivare fino a 20 milioni di euro o al 5% del bilancio annuo del partito o della fondazione coinvolta, come previsto direttamente dal Regolamento europeo. L'autorità competente in Italia è il Garante della Privacy, che può avviare un'istruttoria anche su segnalazione del singolo cittadino.
Un caso concreto: Giulia e i 12 SMS in 15 giorni
Prendete questa situazione, tutt'altro che rara nell'agosto 2026: Giulia ha 34 anni, vive a Torino ed è un'elettrice non iscritta ad alcun partito. Nel giro di 15 giorni riceve 12 SMS da tre partiti diversi — uno della coalizione di centrodestra, uno del campo largo, uno di un piccolo movimento locale — che la invitano a comizi, le chiedono donazioni e le mandano materiale elettorale sul suo cellulare. Giulia non ha mai dato il suo numero a nessuno di loro.
Applicando le regole del Garante, la situazione si analizza così:
Se i partiti hanno ottenuto il numero da un data broker o da un database commerciale → violazione accertata. Giulia può presentare reclamo al Garante (procedura gratuita, disponibile su garanteprivacy.it). Il partito ha 30 giorni per cancellare i suoi dati da tutti i sistemi di contatto e rispondere al reclamo. Tempo di istruttoria medio: 90-120 giorni.
Se il numero è comparso su un profilo social pubblico e il partito lo ha raccolto con strumenti automatici di scraping → violazione, perché lo scraping di dati personali per finalità politiche richiede comunque base giuridica autonoma e informativa.
Se Giulia aveva partecipato a un evento del partito tre anni fa e compilato un foglio firme con il numero → dipende dall'informativa firmata allora: se includeva la finalità di comunicazione politica, il contatto è legittimo, ma Giulia ha comunque il diritto di opporsi in qualsiasi momento invocando l'art. 21 GDPR.
L'aspetto economico non è banale: se uno dei tre partiti ha acquistato il database da un broker con 500.000 contatti a 0,08 euro per profilo — un prezzo di mercato reale per liste profilate — la spesa complessiva è stata di 40.000 euro. Se il Garante accerta la violazione, la sanzione può superare abbondantemente quell'investimento, specialmente per i partiti con bilanci superiori al milione di euro.
Il tuo piano d'azione in 4 passi
Se hai ricevuto contatti non voluti da un partito politico, puoi agire subito con questi strumenti concreti:
1. Diritto di accesso (art. 15 GDPR): scrivi al Data Protection Officer del partito — figura obbligatoria per chi tratta dati sensibili su larga scala — chiedendo quali tuoi dati trattano, da dove li hanno ottenuti e con chi li condividono. Il partito ha 30 giorni per rispondere, prorogabili a 90 in casi complessi.
2. Diritto di cancellazione (art. 17 GDPR): richiedi la rimozione completa dai database di contatto e di profilazione. Il termine è lo stesso: 30 giorni dalla richiesta.
3. Opposizione al trattamento (art. 21 GDPR): puoi opporti formalmente a qualsiasi forma di marketing politico, compresi i materiali cartacei recapitati all'indirizzo di residenza tramite liste elettorali comunali. Il partito deve cessare il trattamento salvo dimostri motivi legittimi prevalenti.
4. Reclamo al Garante: se non ricevi risposta entro i termini o la risposta è insoddisfacente, invia reclamo su garanteprivacy.it. La procedura è completamente gratuita, non richiede un avvocato e può essere avviata anche in forma semplificata tramite il modulo online. In caso di accertamento della violazione, il Garante può ordinare la cancellazione dei dati e applicare la sanzione economica al partito.
Un consulente informatico specializzato in privacy e protezione dei dati personali può aiutarti a redigere la diffida formale, analizzare se i tuoi dati sono stati trattati lecitamente e ricostruire la catena di trattamento — indispensabile nei casi in cui il numero è finito in database acquistati da broker terzi. Con il ciclo elettorale 2026-2027 ormai avviato e i partiti sempre più attivi nella raccolta di consensi, conoscere i propri diritti non è un esercizio teorico: è l'unico modo concreto per decidere se e come essere contattati.
Nota informativa: questo articolo ha finalità divulgative sul quadro normativo in materia di protezione dei dati. Per situazioni specifiche — reclami, diffide, analisi di violazioni — è consigliabile rivolgersi a un esperto certificato in protezione dei dati personali.

Alessandro Ferrari