Nella sua intervista a La Gazzetta dello Sport di marzo 2026, Goran Pandev ha definito senza mezzi termini la sua esperienza alla Lazio sotto la presidenza di Claudio Lotito: "mobbing puro". L'ex attaccante macedone, oggi cittadino italiano, ha raccontato di essere stato messo fuori rosa, di aver visto Lotito rifiutare offerte da club come Siviglia, Juventus, Atletico Madrid e Inter, e di essere stato sottoposto a pressioni quotidiane per la firma del contratto. Tutto mentre la moglie era in attesa del loro figlio.
La storia di Pandev non è un caso isolato nel calcio professionistico. E solleva una domanda legale concreta: quando un club mette un calciatore fuori rosa e blocca il suo trasferimento, sta commettendo mobbing? Cosa può fare, di fatto, un atleta professionista per tutelarsi?
Cos'è il mobbing secondo la legge italiana
Il termine "mobbing" non compare esplicitamente nel Codice Civile italiano, ma la giurisprudenza ha definito il concetto in modo preciso nel corso dei decenni. La Corte di Cassazione identifica il mobbing come un insieme di comportamenti sistematici e reiterati del datore di lavoro — o di colleghi — finalizzati a danneggiare il lavoratore nel contesto professionale, fino a indurlo alle dimissioni o a compromettere la sua salute psicofisica.
Affinché si possa parlare di mobbing riconoscibile in sede legale, devono ricorrere tre elementi:
- Sistematicità e reiterazione dei comportamenti (non un singolo episodio).
- Dolo o colpa grave del datore di lavoro: l'intenzione di nuocere, o quantomeno l'accettazione consapevole del danno.
- Danno effettivo alla salute, alla carriera o alla sfera psicologica del lavoratore.
Il caso Pandev-Lotito, così come descritto dall'ex calciatore, presenta molti di questi elementi: pressioni quotidiane, esclusione dalla rosa, blocco sistematico delle offerte di trasferimento.
I calciatori professionisti sono tutelati dallo Statuto dei Lavoratori?
La risposta è parziale e merita un approfondimento. I calciatori professionisti italiani sono regolati dalla Legge n. 91 del 23 marzo 1981 (Legge sul lavoro sportivo), che disciplina specificamente il rapporto tra atleta e società. Tuttavia, in forza del principio di non derogabilità dei diritti fondamentali del lavoratore, alcune protezioni dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970) si applicano anche agli atleti professionisti.
In particolare, l'art. 2087 del Codice Civile — che impone all'imprenditore di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale del prestatore di lavoro — si applica anche nei confronti dei calciatori. Un club che, sistematicamente, pone un calciatore in condizioni di isolamento professionale e blocca le sue opportunità lavorative potrebbe rispondere per violazione di questo obbligo.
Il "fuori rosa" nella normativa FIGC
La FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) prevede la possibilità per un club di escludere un calciatore dagli allenamenti con la prima squadra, collocandolo in quello che viene comunemente definito "fuori rosa". Questa pratica è regolata dall'accordo collettivo tra Lega Serie A e l'Associazione Italiana Calciatori (AIC).
Tuttavia, il fuori rosa non può essere utilizzato strumentalmente come mezzo di pressione per costringere il calciatore ad accettare condizioni contrattuali sfavorevoli o a restare nel club contro la sua volontà. Se ciò accade, e se il calciatore subisce un danno economico o professionale misurabile (come la perdita di convocazioni in nazionale, il mancato trasferimento o la compromissione del valore di mercato), i presupposti per un'azione legale per danni esistono.
Cosa può fare un calciatore che si trova in questa situazione
Le opzioni legali a disposizione di un atleta professionista che ritiene di essere vittima di comportamenti scorretti da parte del proprio club sono più di quanto si pensi:
1. Ricorso agli organi federali: La FIGC ha organi di giustizia sportiva (Collegio Arbitrale, Camera di Conciliazione) che possono intervenire nelle controversie tra atleti e società. La risoluzione dei contratti per giusta causa è uno strumento previsto anche dagli accordi collettivi.
2. Ricorso al Tribunale del Lavoro: Nonostante la particolarità del rapporto sportivo, il calciatore può agire davanti al Tribunale ordinario per ottenere il risarcimento del danno da mobbing, documentando l'impatto sulla salute psicofisica o sulla carriera.
3. Diffida e risoluzione per inadempimento: Se il club non ottempera agli obblighi contrattuali (per esempio, negando al calciatore la possibilità di allenarsi con la squadra o di partecipare alle partite senza giusta causa), il calciatore può diffidarlo e, in caso di persistenza, richiedere la risoluzione del contratto con risarcimento.
4. Tutela reputazionale: Se il club diffonde informazioni false o denigratorie sul calciatore per giustificare il fuori rosa, si configura anche una potenziale violazione del diritto all'immagine e della reputazione professionale.
Il caso Pandev: come è andata a finire
La storia di Pandev alla Lazio si è risolta nel 2010, quando il calciatore riuscì finalmente a trasferirsi all'Inter nell'ambito di un'operazione che coinvolse anche Rocchi. Il passaggio al club nerazzurro gli permise di vincere il Triplete nella stessa stagione, una delle più gloriose nella storia del calcio italiano. La sofferenza degli anni precedenti, però, ha lasciato un segno: "Soffrivo come non mai. Ero costretto ad allenarmi da solo", ha dichiarato nell'intervista a Gazzetta. Questo tipo di esperienza dimostra quanto sia fondamentale, per ogni atleta, avere rappresentanza legale in grado di intervenire tempestivamente prima che il danno alla carriera diventi irreversibile.
Perché la tutela legale è fondamentale negli sport professionistici
La carriera di un calciatore è breve e ogni stagione perduta ha un valore economico e sportivo enorme. Affidarsi a un avvocato esperto in diritto sportivo non è un lusso riservato ai campioni di Serie A: è una necessità concreta per qualsiasi atleta professionista che si trovi in una situazione di conflitto con il proprio club.
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Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non costituiscono parere legale. Consulta un avvocato specializzato per una valutazione del tuo caso specifico.

Chiara Romano