Il 15 marzo 2026, Manuela Arcuri ha annunciato ufficialmente la separazione consensuale dal marito Giovanni Di Gianfrancesco, produttore cinematografico, dopo 15 anni di matrimonio. L'accordo prevede un assegno di mantenimento di 6.000 euro mensili e l'affidamento condiviso del figlio Mattia, 11 anni. Un caso che, al di là del gossip, mette in luce le regole giuridiche che ogni coppia italiana dovrebbe conoscere prima di separarsi.
Separazione consensuale vs. giudiziale: quale scegliere?
Il caso di Manuela Arcuri è quello che gli avvocati di famiglia chiamano una separazione consensuale: entrambi i coniugi si accordano sui termini (assegno, affidamento dei figli, divisione dei beni) senza ricorrere a un giudice per imporre le condizioni.
Esistono in Italia due percorsi principali:
Separazione consensuale — Le parti negoziano e firmano un accordo che viene poi omologato dal Tribunale. I tempi sono in genere brevi (3-6 mesi), i costi contenuti e il conflitto limitato. È la scelta più diffusa, soprattutto quando ci sono figli minori.
Separazione giudiziale — Quando le parti non trovano un accordo, il giudice decide. I tempi si allungano a 1-3 anni, i costi legali aumentano significativamente e l'impatto emotivo sui figli può essere considerevole.
La legge italiana prevede anche la negoziazione assistita (introdotta dal D.L. 132/2014): due avvocati, uno per parte, negoziano l'accordo senza passare per il Tribunale. È più rapida e spesso più economica per coppie senza immobili complessi.
Come si calcola l'assegno di mantenimento?
I 6.000 euro mensili concordati nel caso Arcuri-Di Gianfrancesco riflettono la giurisprudenza italiana sull'assegno di mantenimento per il coniuge economicamente più debole. Ma come si arriva a questa cifra?
La Corte di Cassazione ha stabilito, con la sentenza n. 18287/2018, che l'assegno divorzile deve rispettare il criterio perequativo-compensativo: non si tratta più di garantire il tenore di vita matrimoniale, ma di compensare il contributo che il coniuge più debole ha dato alla famiglia, spesso rinunciando alla propria carriera.
I fattori che incidono sul calcolo sono:
- Redditi e patrimoni di entrambi i coniugi — differenze significative giustificano un assegno più elevato
- Durata del matrimonio — 15 anni, come nel caso di Arcuri, pesa positivamente
- Contributo al progetto familiare — il coniuge che ha rinunciato a opportunità lavorative per accudire i figli ha diritto a una compensazione
- Età e capacità lavorativa del coniuge richiedente
L'assegno può essere rivalutato nel tempo se le condizioni economiche cambiano significativamente.
Affidamento condiviso: cosa prevede la legge
L'affidamento condiviso, scelto da Arcuri e Di Gianfrancesco per il figlio Mattia, è oggi la regola generale in Italia (L. 54/2006, riformata nel 2022). Significa che entrambi i genitori mantengono la responsabilità genitoriale e partecipano alle decisioni importanti per il figlio: istruzione, salute, educazione religiosa.
Il figlio vive prevalentemente con uno dei genitori (nel caso di Arcuri, la madre), ma ha diritto a frequentare regolarmente l'altro. In caso di disaccordo su questioni importanti, si può ricorrere al giudice tutelare.
Le spese straordinarie — corsi sportivi, cure dentistiche, gite scolastiche — sono in genere ripartite al 50% tra i genitori, salvo accordo diverso. È uno dei punti più frequentemente contestati nelle separazioni: è fondamentale definirlo chiaramente nell'accordo.
Divisione dei beni: cosa succede alla casa e ai conti bancari
In Italia, il regime patrimoniale default tra coniugi è la comunione dei beni (salvo scelta diversa con atto notarile al momento del matrimonio o successivamente). Questo significa che tutti i beni acquistati durante il matrimonio sono divisi al 50% al momento della separazione.
Fanno eccezione: i beni ricevuti in eredità o donazione personale, i beni di uso strettamente personale e i beni acquistati prima del matrimonio.
Se la coppia è in separazione dei beni (regime sempre più scelto, specialmente tra liberi professionisti e imprenditori), ciascun coniuge mantiene la piena proprietà di quanto ha acquistato personalmente.
La casa familiare, però, segue regole particolari: in presenza di figli minori, l'assegnazione viene decisa nell'interesse del figlio — non necessariamente a favore del proprietario legale.
Quando serve un avvocato specializzato in diritto di famiglia
Anche in una separazione apparentemente amichevole come quella di Manuela Arcuri, la consulenza di un avvocato specializzato è indispensabile. Non per litigare, ma per garantire che gli accordi rispettino la legge, proteggano i figli e non lascino spazio a contestazioni future.
In particolare, un avvocato di famiglia è essenziale quando:
- Esistono immobili, quote societarie o patrimoni rilevanti da dividere
- L'accordo sull'affidamento è complesso o potenzialmente conflittuale
- Uno dei coniugi ha rinunciato alla carriera durante il matrimonio
- C'è una forte differenza di reddito tra i due coniugi
I costi della separazione: quanto aspettarsi di spendere
Una separazione consensuale assistita da due avvocati (uno per parte) costa in genere tra i 1.500 e i 4.000 euro in totale, a seconda della complessità del patrimonio e della presenza di figli. Una separazione giudiziale, con udienza davanti al Tribunale e potenziali ricorsi, può superare i 10.000-20.000 euro per parte.
La differenza è enorme. E nella maggior parte dei casi, una consulenza precoce con un avvocato di famiglia — prima che le posizioni si irrigidiscano — aumenta significativamente la probabilità di raggiungere un accordo consensuale, riducendo costi, tempi e stress per entrambi i coniugi e, soprattutto, per i figli.
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Avvertenza legale: Le informazioni contenute in questo articolo sono di carattere generale e non costituiscono consulenza legale. Per la tua situazione specifica, rivolgiti a un avvocato qualificato.
