Il 22 giugno 2026 Giovanni Malagò è stato eletto presidente della FIGC con il 68,58% dei voti, subentrando a Gabriele Gravina dopo la mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali. Nelle prime settimane di mandato, come riportato da Fanpage, il nuovo numero uno del calcio italiano ha messo al centro del suo programma una parola d'ordine: settore giovanile. Rilanciare il vivaio, costruire una "pipeline" strutturata di talenti e non affidarsi soltanto agli obblighi regolamentari. Un piano ambizioso che, però, riaccende una domanda che riguarda migliaia di famiglie italiane: cosa succede alla scuola di un ragazzino che sogna la Serie A?
La svolta di Malagò e il nodo del vivaio
Il progetto tecnico del presidente, secondo quanto anticipato da Fanpage e Avvenire, prevede una direzione tecnica trasversale (tra i nomi circolati anche Paolo Maldini) e una valorizzazione dei giovani che non sia solo teorica. L'obiettivo dichiarato è un percorso di crescita "sostenibile", capace di trattenere i talenti in Italia. Ma dietro ogni promessa sportiva c'è un adolescente che, tra allenamenti quotidiani, trasferte e ritiri, rischia di perdere il contatto con i banchi.
È un tema che il calcio italiano conosce bene: la gestione della carriera di un giovane, dalla firma del primo contratto alla tutela dei suoi diritti, resta uno degli aspetti più delicati del sistema, come raccontano anche le storie di veterani diventati punti di riferimento per i più giovani (Pandev e i giovani in Serie A). Sul piano fisico l'attenzione è cresciuta, come dimostra il dibattito attorno alle nazionali giovanili (Italia Under 17 e la salute dei giovani calciatori). Sul piano scolastico, invece, il rischio è che l'istruzione diventi la prima vittima del sogno agonistico.
Perché la scuola è la vera rete di sicurezza
I numeri raccontano una realtà scomoda. Solo una piccola frazione dei ragazzi tesserati nei settori giovanili arriverà a giocare tra i professionisti. Per tutti gli altri — e persino per chi ce la fa, ma vede la carriera interrompersi per un infortunio a vent'anni — il diploma resta l'unica vera assicurazione sul futuro. Puntare tutto sul pallone, sacrificando lo studio, significa esporre un minore a un rischio enorme e spesso invisibile.
Il pericolo è concreto proprio nel modello che Malagò vuole rafforzare: più selezione, più intensità, più tempo dedicato allo sport. Senza un contrappeso educativo, la "pipeline" dei talenti può trasformarsi in un imbuto che espelle chi non sfonda, restituendo alla vita adulta ragazzi con una preparazione scolastica incompleta.
Lo strumento che (quasi) nessuno usa: il Percorso Formativo Personalizzato
Pochi genitori lo sanno, ma in Italia esiste già una tutela ufficiale. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito porta avanti il "Progetto Studente-Atleta di Alto Livello", introdotto in via sperimentale e prorogato con il Decreto Ministeriale del 3 marzo 2023, n. 43, fino all'anno scolastico 2027/28. Il progetto è realizzato in collaborazione con il Dipartimento per lo Sport, il CONI, il Comitato Italiano Paralimpico e Sport e Salute S.p.A.
Il cuore della misura è il Percorso Formativo Personalizzato (PFP): uno strumento che consente al Consiglio di Classe di adattare didattica e valutazioni alle esigenze di chi pratica sport ad alto livello, giustificando le assenze legate a gare e ritiri e prevedendo un tutor scolastico di riferimento. Le informazioni ufficiali e i requisiti sono pubblicati sul portale del Ministero dell'Istruzione e del Merito. È una possibilità pensata esattamente per i baby calciatori che il progetto di Malagò vuole moltiplicare, ma resta poco conosciuta e ancora meno utilizzata.
Cosa possono fare le famiglie, oggi
Il PFP fissa un quadro, ma non basta da solo a garantire che un ragazzo resti al passo con il programma. Tra un allenamento e una trasferta, le ore perse in classe si accumulano e recuperare da soli diventa difficile. È qui che un supporto allo studio mirato fa la differenza: non un ripetitore generico, ma un affiancamento organizzato che segua il calendario sportivo del ragazzo, colmi le lacune create dalle assenze e lo aiuti a rispettare le scadenze.
Un tutor competente può fare tre cose che i genitori, spesso, non hanno tempo o strumenti per fare:
- Pianificare lo studio attorno agli impegni sportivi, sfruttando i tempi morti di viaggi e ritiri.
- Recuperare in modo intensivo le materie saltate, evitando che una singola trasferta si trasformi in un'insufficienza.
- Preparare verifiche ed esami quando il calendario agonistico si sovrappone a quello scolastico.
Rivolgersi a un professionista delle ripetizioni e dell'aiuto compiti non è un lusso: è il modo più efficace per far convivere davvero doppia carriera e ambizione sportiva, trasformando il PFP da diritto sulla carta a strumento concreto.
Il rovescio della medaglia del "modello Malagò"
La riforma del settore giovanile annunciata dal nuovo presidente FIGC è un'occasione, ma anche un avviso ai genitori. Più il sistema chiederà ai ragazzi in termini di tempo ed energie, più diventerà indispensabile proteggere il loro percorso scolastico. Il talento sportivo è raro e fragile; l'istruzione, invece, è un investimento che rende sempre, con o senza contratto in Serie A.
Chi ha in casa un giovane atleta farebbe bene a informarsi subito sui diritti previsti dal progetto studente-atleta e a valutare un supporto allo studio strutturato prima che le assenze diventino un problema. Perché il futuro di un ragazzo non si gioca soltanto in campo. Su Expert Zoom è possibile trovare tutor e specialisti dell'aiuto compiti in grado di costruire un piano su misura per chi vive tra la scuola e il pallone.

Matteo Ricci