Lorenzo Musetti torna a Washington dopo sei mesi: cosa insegna il suo caso sul rientro dopo una lesione muscolare

Lorenzo Musetti in azione sul campo da tennis durante il torneo di Miami Open 2025

Photo : Vbrunophotog / Wikimedia

6 min di lettura 27 luglio 2026

Il 27 luglio 2026, Lorenzo Musetti scende in campo al Mubadala Citi Open di Washington e affronta Matteo Arnaldi nel primo turno. È il suo rientro ufficiale dopo quasi sei mesi di assenza forzata: il 28 gennaio, al quarto di finale degli Australian Open contro Novak Djokovic — avanti 6-4, 6-3 e con il terzo set in corso — un dolore lancinante alla coscia destra lo ha costretto al ritiro. La diagnosi: lesione al muscolo psoas con interessamento dell'adduttore destro. Sei mesi di stop, tre tornei disputati nell'intero semestre, una classifica precipitata dal numero 5 ATP di gennaio. Una storia che migliaia di sportivi amatoriali, indipendentemente dal livello, conoscono bene.

Sei mesi fuori dal circuito: la cronologia del lungo stop

Dopo il ritiro agli Australian Open il 28 gennaio 2026, Musetti ha comunicato il forfait per tutti gli impegni del circuito sudamericano: Buenos Aires, Rio de Janeiro e il Mexican Open di Acapulco. Nei mesi successivi, il tennista carrarese ha tentato un cauto rientro in Europa — partecipando ad appena tre tornei tra febbraio e luglio — prima di decidere di prendersi il tempo necessario per arrivare a Washington con una condizione accettabile.

"Ho avuto bisogno di riposare mente e corpo", ha dichiarato Musetti nei giorni precedenti il torneo americano. "Ho trascorso più tempo con la famiglia e sono tornato ad allenarmi bene." Una frase semplice che nasconde mesi di fisioterapia, test funzionali, sedute di riattivazione neuromuscolare e valutazioni mediche ripetute. Il recupero da una lesione muscolare profonda come quella al psoas non segue un calendario fisso: segue parametri clinici precisi, che uno specialista in medicina sportiva è in grado di misurare e interpretare.

Perché la lesione al psoas è tra le più insidiose dello sport

Il muscolo psoas è un flessore profondo dell'anca, che collega la colonna lombare al femore. È attivato in quasi ogni azione sportiva ad alta intensità: la corsa, il cambio di direzione, il colpo in topspin da posizione aperta, il salto. Secondo le linee guida della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI), le lesioni alla muscolatura flessore dell'anca rientrano tra le più frequenti negli sport con richiesta esplosiva, e la loro caratteristica più insidiosa è la localizzazione anatomica: il psoas non è direttamente palpabile dall'esterno, il che rende difficile sia l'autovalutazione del paziente sia il monitoraggio informale della guarigione.

Il rischio maggiore non è la fase acuta — quella in cui il dolore è intenso e il riposo è inevitabile. È la fase di convalescenza avanzata, quando il dolore quotidiano scompare ma la guarigione tessutale non è ancora completa. È esattamente il momento in cui molti sportivi — professionisti compresi — tendono ad accelerare il rientro.

I tre parametri clinici che decidono il via libera

Un medico sportivo non autorizza il ritorno all'attività basandosi solo sull'assenza di dolore. I criteri utilizzati nella valutazione del return to sport (RTS) riguardano almeno tre dimensioni distinte:

1. Forza muscolare controlaterale. Il muscolo recuperato deve aver raggiunto almeno il 90% della forza del lato sano, misurata tramite test isocinetico o dinamometro manuale. La letteratura clinica specializzata indica che al di sotto di questa soglia il rischio di recidiva è significativamente più elevato — con alcune casistiche che riportano un aumento del rischio superiore al doppio nei 30 giorni successivi al rientro.

2. Test funzionali specifici per lo sport. Per un tennista come Musetti, questo significa eseguire sprint laterali, cambi di direzione a 90°, frenate esplosive e colpi da fondocampo in condizioni di carico progressivo — gli stessi gesti tecnici che l'atleta dovrà produrre in gara. Non è sufficiente "correre in linea retta senza dolore": i gesti sport-specifici sollecitano il muscolo in modo diverso e devono essere testati prima del via libera definitivo.

3. Valutazione neuromotoria e propriocettiva. Una lesione muscolare altera i meccanismi di propriocezione, ovvero la percezione corporea del proprio movimento nello spazio. Senza un protocollo di riabilitazione che includa la riattivazione neuromuscolare, il rischio non è solo la recidiva nella stessa struttura: è anche l'insorgenza di compensazioni biomeccaniche che possono coinvolgere aree anatomiche adiacenti — ginocchio, lombare, anca controlaterale.

Anche il caso di Sinner al Madrid Open 2026 aveva mostrato come la prevenzione e la gestione degli infortuni muscolari nel tennis professionistico richieda un approccio specialistico strutturato.

Il caso di Giulio: strappo all'adduttore, ma quando è davvero il momento di tornare?

Prendiamo il caso di Giulio, 33 anni, insegnante di matematica a Perugia e giocatore di calcetto amatoriale del martedì sera. A febbraio 2026, durante uno scatto improvviso verso la palla, avverte un dolore acuto alla regione inguinale destra — la stessa zona anatomica che ha fermato Musetti per sei mesi. L'ecografia muscolare conferma: lesione di secondo grado all'adduttore lungo destro. Il medico di base prescrive riposo assoluto per tre settimane e un ciclo di antinfiammatori.

Al termine della quarta settimana, il dolore nella vita quotidiana è praticamente scomparso. Giulio si sente guarito e pensa di tornare in campo la settimana successiva.

Se Giulio torna senza valutazione specialistica: un test isocinetico avrebbe probabilmente rilevato che il muscolo ha recuperato solo il 60-65% della forza controlaterale — ben al di sotto della soglia del 90% raccomandata. In questo scenario, un rientro in campo comporta un rischio di re-lesione significativamente aumentato. E in caso di recidiva, i tempi medi di recupero non si sommano semplicemente a quelli iniziali: passano dalle 6-8 settimane del primo episodio a 14-18 settimane di stop aggiuntivo, con possibile danneggiamento delle strutture perilesionali e un percorso riabilitativo molto più complesso.

Se Giulio consulta un medico sportivo prima di tornare: il professionista effettua il test isocinetico (costo medio: 80-150 euro in strutture private, prenotabile tramite SSN con ticket di 36,15 euro nelle strutture convenzionate), verifica la soglia del 90% e, se non è ancora raggiunta, prescrive due o tre settimane aggiuntive di fisioterapia mirata. Il risultato: un rientro in campo sicuro a sei settimane dall'infortunio invece di un ritorno prematuro che rischia di trasformare un problema da 6 settimane in un problema da 20.

La differenza tra "aspettare che il dolore passi" e "farsi valutare" non è una questione di prudenza eccessiva: è una questione di rapporto costo-beneficio misurabile.

Quando prenotare una visita specialistica: le situazioni che non vanno rinviate

Il percorso di Musetti — e quello di tanti sportivi che gestiscono infortuni muscolari in autonomia — evidenzia una lacuna ricorrente nello sport amatoriale italiano: la tendenza a non rivolgersi a uno specialista fino a quando l'infortunio non è diventato cronico, recidivante o invalidante.

Ci sono situazioni in cui il consulto con un medico sportivo non è una scelta opzionale:

  • Lesione muscolare con interruzione parziale delle fibre (confermata da ecotomografia), indipendentemente dalle dimensioni della lesione
  • Persistenza del dolore oltre tre settimane nonostante il rispetto del riposo prescritto
  • Recidiva nella stessa area anatomica entro 12 mesi dall'episodio precedente
  • Sport ad alto impatto (calcio, tennis, padel, rugby, atletica) con intenzione di rientrare nel breve periodo
  • Età superiore ai 35 anni o presenza di condizioni predisponenti come iperlordosi lombare, dismetrie agli arti inferiori o precedenti episodi di lombalgia

In questi casi, l'auto-gestione basata sull'assenza soggettiva del dolore è un criterio clinicamente insufficiente.

Nota: questo articolo ha scopo informativo. In caso di infortunio muscolare, rivolgiti sempre a un professionista della salute per una valutazione personalizzata.

Musetti riparte: e tu?

Il rientro di Musetti al Mubadala Citi Open non è una scelta presa alla leggera. Dietro ci sono sei mesi di lavoro con fisioterapisti, medici dello staff ATP, preparatori atletici e le stesse valutazioni cliniche descritte sopra — replicate settimana dopo settimana fino a raggiungere la certezza che il corpo fosse pronto a reggere gli sforzi del circuito professionistico.

Questo livello di attenzione non è riservato ai professionisti. Un medico sportivo certificato applica gli stessi criteri a qualsiasi sportivo amatoriale, con strumenti accessibili e costi contenuti rispetto alle conseguenze di un rientro prematuro.

Se hai subito una lesione muscolare e stai valutando il ritorno all'attività, la prima mossa non è aspettare e "vedere come va" tornando in campo. È prenotare una visita con uno specialista su Expert Zoom che possa valutare obiettivamente dove sei nel percorso di recupero — e dirti con certezza quando puoi tornare a fare quello che ami.

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