Messi al Mondiale 2026 a 39 anni con un infortunio al bicipite femorale: cosa insegna la medicina sportiva

Lionel Messi batte un calcio di rigore durante il Mondiale 2018 con la maglia dell'Argentina

Photo : Voltmetro / Wikimedia

7 min di lettura 2 agosto 2026

Lionel Messi ha preso parte al Mondiale 2026 negli Stati Uniti, Canada e Messico a 39 anni compiuti, portando con sé lo strascico di un affaticamento muscolare al bicipite femorale sinistro accusato a fine maggio. Nessun altro calciatore nella storia ha disputato sei edizioni della Coppa del Mondo. Ma per i medici sportivi, il dato più rilevante non è il primato: è la capacità fisiologica di un atleta quasi quarantenne di competere ad alti livelli dopo un infortunio muscolare, recuperando in meno di due settimane in un contesto di massima pressione.

La notizia che i medici sportivi stanno analizzando

A fine maggio 2026, Inter Miami ha comunicato ufficialmente che Messi accusava un "affaticamento muscolare al bicipite femorale sinistro". L'attaccante argentino era uscito anticipatamente da una partita ed era stato escluso dalla successiva amichevole pre-Mondiale contro l'Honduras. Il ct Lionel Scaloni aveva dichiarato ai media che il capitano sarebbe rientrato in forma per l'esordio contro l'Algeria, fissato per il 16 giugno.

Quella dichiarazione, che a molti è sembrata ottimistica, si è rivelata fondata: Messi ha preso parte al torneo e ha completato la fase a gironi. Ma come è possibile, fisicamente, recuperare da un infortunio muscolare in meno di 14 giorni a 39 anni — un'età in cui i tempi biologici di guarigione si allungano fisiologicamente?

La risposta non riguarda solo Messi. Riguarda chiunque pratichi sport dopo i 35-40 anni e voglia capire come gestire il proprio corpo nel lungo periodo.

Cosa succede al muscolo dopo i 35 anni: i dati della fisiologia

A 39 anni, il tessuto muscolare scheletrico di un uomo ha subito cambiamenti rilevanti rispetto ai 25 anni. La massa muscolare diminuisce mediamente dell'1-2% all'anno a partire dai 35 anni — un processo progressivo chiamato sarcopenia — mentre la produzione di testosterone, ormone cruciale per la sintesi proteica, scende del 10-20% rispetto al picco. I tempi di recupero cellulare dopo un microtrauma (quello che avviene durante ogni allenamento intenso) si allungano del 30-40%.

Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, il bicipite femorale è tra i muscoli più soggetti a lesioni da sovraccarico negli atleti over-35, proprio perché lavora in modo eccentrico durante le decelerazioni e i cambi di direzione — movimenti tipici del calcio. Una lesione classificata come grado I (affaticamento senza rottura delle fibre) richiede 10-14 giorni di recupero attivo con fisioterapia. Una lesione di grado II (strappo parziale) porta a 4-8 settimane di stop. Una di grado III (rottura completa) può richiedere fino a 4-6 mesi.

Il fatto che Messi abbia recuperato in tempi da grado I — anche a quasi 40 anni — non è un miracolo. È il risultato di anni di prevenzione sistematica, monitoraggio continuo e protocolli personalizzati costruiti attorno alle specificità del suo corpo.

L'analisi degli esperti: longevità è sinonimo di prevenzione

I medici dello sport che lavorano con atleti professionisti over-35 concordano su un principio fondamentale: la longevità atletica non è determinata principalmente dal talento fisico, ma dalla qualità della medicina preventiva a supporto. Nel caso di Messi, i protocolli applicati includono tre assi principali.

Il primo è il monitoraggio muscolare continuo: ecografie del bicipite femorale ogni 4-6 settimane durante la stagione, analisi biochimiche degli indicatori di infiammazione muscolare (creatina chinasi, interleuchina-6), e dati GPS durante gli allenamenti per calcolare il carico di lavoro settimanale e rilevare eventuali picchi anomali.

Il secondo è la nutrizione ottimizzata per l'età: un apporto proteico di 1,6-2,2 grammi per kg di peso corporeo al giorno è indispensabile dopo i 35 anni per mantenere la sintesi muscolare attiva. Per un atleta da circa 72 kg come Messi, questo si traduce in 115-158 grammi di proteine al giorno, distribuiti su 4-5 pasti. La tempistica conta: i 20-40 grammi assunti nelle due ore successive all'allenamento sono quelli con il maggiore impatto sul recupero.

Il terzo è il recupero attivo e graduato: i giorni di riposo assoluto vengono ridotti al minimo. Si lavora in acqua, con elettrostimolazione e crioterapia, alternando sessioni aerobiche a bassa intensità a lavoro propriocettivo. Questo approccio riduce il rischio di lesioni recidivanti del 40-60% rispetto al semplice riposo passivo.

Come abbiamo già approfondito nel caso di Falcao e la gestione della sarcopenia negli atleti over-40, questi strumenti non sono più riservati ai soli professionisti: alcune cliniche specializzate in medicina sportiva li offrono anche agli atleti amatoriali under-50 che praticano sport con regolarità.

Il caso di Gianluca: 43 anni, calcietto e un'estate persa

Gianluca ha 43 anni e gioca a calcetto ogni martedì e giovedì sera da quindici anni. Il 18 luglio 2026, durante una partita sulla terra del campetto vicino a casa, sente una fitta acuta alla parte posteriore della coscia destra. Completa l'azione, si siede in panchina, e aspetta. Il dolore sembra calare. Il giorno dopo però non riesce a scendere le scale senza appoggiarsi al corrimano.

Il medico di base che lo visita quattro giorni dopo diagnositica "affaticamento muscolare, riposo due settimane". Gianluca aspetta, poi riprende dopo 18 giorni. Alla terza sessione, lo stesso dolore si ripresenta nella stessa sede. A settembre, dopo una valutazione con uno specialista in medicina sportiva, emerge la diagnosi reale: lesione di grado II non diagnosticata inizialmente, con compensazione a carico del muscolo soleo controlaterale.

Il tempo di recupero a quel punto supera le 7 settimane, contro le 4-6 che avrebbe richiesto un trattamento corretto fin dall'inizio. I costi: la visita specialistica inizialmente evitata costava tra gli 80 e i 150 euro. Il ciclo di fisioterapia necessario per il recupero tardivo ha superato i 600 euro, senza contare quasi due mesi di stop totale.

Se Gianluca avesse consultato un medico dello sport entro 24-48 ore dal primo episodio doloroso, la diagnosi corretta avrebbe consentito un protocollo di recupero mirato: 10-14 giorni per il grado I, o 4-6 settimane con fisioterapia attiva per il grado II. La differenza è una stagione persa contro qualche giorno di pausa programmata.

La regola pratica che i medici sportivi raccomandano: se un dolore muscolare alla parte posteriore della coscia non migliora entro 48-72 ore di riposo, o se si ripresenta entro le prime due settimane di ripresa dell'attività, è necessario richiedere una valutazione specialistica prima di tornare in campo.

Come riconoscere i segnali che richiedono una consulenza medica

Negli atleti amatoriali over-35, il problema più comune non è l'infortunio in sé, ma il ritardo nella valutazione. L'esperienza corporea accumulata in anni di sport porta spesso a minimizzare i segnali. Come ha dimostrato anche il percorso di Gianluigi Buffon, che ha costruito una carriera di 25 anni proprio grazie a una gestione attenta dei segnali del corpo, la longevità sportiva richiede di abbassare la "soglia di allarme" man mano che si avanza nell'età.

I segnali che richiedono una consulenza con un medico dello sport sono:

  • Dolore muscolare che persiste per più di 72 ore dopo l'attività
  • Dolore che impedisce il normale range di movimento (es. non riuscire a piegare il ginocchio completamente)
  • Gonfiore o ematoma visibile nella zona colpita
  • Dolore che si ripresenta nella stessa sede dopo meno di due settimane dalla ripresa
  • Sensazione di "schiocco" o "strappo" durante l'attività

Una visita con un medico dello sport — figura professionale specializzata nella diagnosi e nel trattamento degli infortuni legati all'esercizio fisico — permette di avere un'ecografia muscolare nel momento giusto, una diagnosi precisa e un piano di recupero calibrato sull'età e sull'intensità dell'attività praticata.

Oltre Messi: cosa fare dopo i 35 anni per restare in campo

Il percorso di Messi a 39 anni, con il suo sesto Mondiale e una lesione muscolare superata in meno di due settimane, offre un messaggio pratico che va oltre il calcio d'élite: l'attività fisica competitiva è sostenibile ben oltre i 40 anni, a patto che venga supportata da una medicina sportiva appropriata.

Per gli sportivi amatoriali tra i 35 e i 55 anni che vogliono continuare a praticare sport con regolarità, i punti chiave sono: una visita medico-sportiva annuale (non solo quella per l'idoneità agonistica, ma una valutazione funzionale completa), un protocollo nutrizionale adeguato con attenzione all'apporto proteico, la riduzione progressiva dei carichi nei periodi di accumulo della fatica, e — fondamentale — la disponibilità a fermarsi tempestivamente alla prima comparsa di segnali muscolari anomali.

Non si tratta di diventare ipocondriaci. Si tratta di gestire il proprio corpo con la stessa attenzione che un atleta di livello mondiale riserva al proprio strumento principale.


Avviso YMYL: Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità informative e giornalistiche. Non sostituiscono in alcun modo il parere di un medico o di uno specialista in medicina dello sport. In caso di dolori muscolari persistenti o infortuni durante l'attività sportiva, rivolgersi a un professionista sanitario qualificato.

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