Il 19 agosto 2026, l'International Tennis Integrity Agency (ITIA) ha confermato la sospensione provvisoria di Nick Kyrgios dopo che il tennista australiano è risultato positivo alla cocaina. Il test è stato effettuato il 22 giugno 2026 a Maiorca, durante un torneo ATP 250, e il laboratorio accreditato WADA ha rilevato la presenza di benzoilecgonina — il metabolita della cocaina — il 17 luglio. Sospeso dal 4 agosto 2026, Kyrgios ha pubblicato un messaggio su Instagram che ha fatto il giro del mondo: «Ho commesso un errore gravissimo e me ne assumo la piena responsabilità». Quello che in pochi sanno, però, è che le stesse regole che si applicano a Kyrgios valgono anche per un tennista di terza categoria a Milano o un ciclista amatoriale a Torino.
Il caso Kyrgios in dettaglio: cosa è successo
Il test positivo di Kyrgios rientra nel programma di controlli dell'ITIA, l'organo indipendente che gestisce l'integrità del tennis a livello mondiale. Il 22 giugno 2026, durante il torneo ATP di Maiorca, Kyrgios è stato sottoposto a un prelievo di urina. Il campione è stato analizzato da un laboratorio accreditato WADA, che il 17 luglio ha confermato la presenza di benzoilecgonina — il principale metabolita della cocaina, rilevabile nelle urine tra 2 e 10 giorni dall'assunzione, o fino a 14 giorni nei casi di uso ripetuto.
La cocaina è classificata nel Codice Mondiale Antidoping (WADA 2021) come "sostanza d'abuso" all'interno della classe S6, vietata solo in competizione. L'ITIA ha disposto la sospensione provvisoria obbligatoria dal 4 agosto 2026: il meccanismo è automatico per le sostanze classificate in questa categoria e non richiede un giudizio preliminare. Kyrgios ha il diritto di impugnare la sospensione ma, secondo quanto dichiarato dall'ITIA, non lo ha ancora fatto.
L'atleta ha anche annunciato che si prenderà 28 giorni di pausa dalla vita pubblica per «concentrarsi su sé stesso». Nel frattempo, il caso è già diventato un punto di riferimento per comprendere come funziona davvero il sistema antidoping — non solo per i campioni, ma per chiunque pratichi sport federato in Italia.
Cosa prevede il Codice Antidoping: le sanzioni reali
La distinzione tra "sostanza d'abuso" e sostanza dopante tradizionale è cruciale sul piano legale, e la maggior parte degli atleti amatoriali non la conosce.
Ai sensi dell'articolo 10.2.1 del Codice WADA 2021, la sanzione base per un atleta positivo a una sostanza vietata è di 4 anni. Tuttavia, per le "sostanze d'abuso" come la cocaina, l'articolo 10.2.1.1 prevede una riduzione automatica: se l'atleta dimostra che l'assunzione è avvenuta fuori dalla competizione e che la sostanza non è correlata alla prestazione sportiva, la squalifica massima scende a 1 anno. Con ammissione tempestiva e piena collaborazione al procedimento, la sanzione può ulteriormente ridursi a 3 mesi.
In Italia, il sistema è gestito da NADO Italia — l'Organismo Nazionale Antidoping — in accordo con le norme WADA e con il Codice della Giustizia Sportiva (D.lgs. 36/2021). I procedimenti disciplinari vengono istruiti dal Tribunale Nazionale Antidoping (TNA), con sede a Roma, che opera sotto la vigilanza del CONI. I dati pubblicati da NADO Italia mostrano che nei procedimenti 2024-2025 le sostanze d'abuso, tra cui la cocaina, hanno rappresentato oltre il 20% dei casi aperti contro atleti amatoriali — non professionisti.
Un dato che sorprende molti: i controlli antidoping si applicano a qualunque atleta tesserato con una federazione sportiva affiliata al CONI, indipendentemente dal livello agonistico. Tornei regionali, campionati universitari, master 35+: tutti sono teoricamente soggetti a prelievo. La probabilità di essere testati aumenta con il livello competitivo, ma l'obbligo esiste a ogni categoria.
Un avvocato specializzato in diritto sportivo può fare la differenza tra una squalifica di 3 mesi e una di 12 mesi. La costruzione corretta della difesa — documentazione dell'assunzione fuori gara, perizia tossicologica, rispetto delle scadenze procedurali — richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la conoscenza del diritto penale ordinario.
Per approfondire i tuoi diritti in caso di procedimento TNA, puoi consultare anche il nostro articolo su Djokovic e i diritti degli atleti: cosa tutela davvero un avvocato sportivo.
Il caso di Marco: quando una serata sbagliata diventa un procedimento da migliaia di euro
Considera il caso di Marco, 27 anni, ingegnere informatico e tennista amatoriale tesserato con la Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP) a Milano. Partecipa ogni anno ai tornei regionali di quarta categoria, con circa 20 gare all'anno. Il sabato 21 giugno 2026, alla festa di laurea di un amico, consuma cocaina una volta. Due settimane dopo, il 5 luglio, durante un torneo regionale a Sesto San Giovanni, è sottoposto a un test antidoping a sorpresa. Il risultato è positivo alla benzoilecgonina.
Scenario A — senza assistenza legale: Marco non conosce i tempi procedurali. Non richiede l'analisi del campione B entro i 14 giorni previsti, perdendo il diritto a una seconda verifica indipendente. Non deposita controdeduzioni scritte nei 10 giorni successivi alla comunicazione formale. Il TNA applica la sanzione di default: 12 mesi di squalifica. Marco perde la tesserazione attiva per tutta la stagione 2026-2027, vede annullate le 14 gare già iscritte (con perdita delle quote di partecipazione, circa 350 euro) e deve ripartire da zero nella classifica FITP.
Scenario B — con un avvocato specializzato: Marco contatta uno studio legale specializzato in diritto sportivo entro 72 ore dalla notifica. L'avvocato richiede immediatamente l'analisi del campione B e raccoglie documentazione (messaggi, foto, testimoni) che attesta l'assunzione avvenuta fuori dalla competizione, in un contesto sociale, 14 giorni prima della gara. Viene redatta una perizia tossicologica che chiarisce la finestra di rilevabilità della sostanza e dimostra l'assenza di intento dopante. Marco effettua un'ammissione tempestiva e collabora pienamente al procedimento. Risultato: il TNA applica la sanzione minima prevista dall'art. 10.2.1.1 — 3 mesi di squalifica, da scontare tra agosto e ottobre 2026. Torna in campo per la stagione autunnale.
La differenza tra i due scenari: 9 mesi di carriera amatoriale. I costi legali per il procedimento completo si aggirano tra i 2.500 e i 5.000 euro, a seconda della complessità del caso. Un prezzo significativo, ma infinitamente inferiore al costo umano ed economico di una squalifica annuale. Una consulenza preventiva (cosa fare nei 14 giorni successivi alla positività) costa tra 500 e 1.000 euro.
Cosa fare subito se sei positivo a un test antidoping
Il tempo è il fattore critico. Ogni giorno perso dopo la notifica riduce le opzioni difensive disponibili.
Entro 14 giorni dalla notifica: Richiedi per iscritto l'analisi del campione B. È un diritto garantito dal Codice WADA e consente una verifica indipendente. Saltare questo passaggio significa perdere un'opzione difensiva fondamentale.
Entro 10 giorni dalla domanda formale: Deposita controdeduzioni scritte. Devono essere precise, documentate e redatte secondo il formato richiesto dal TNA. Un avvocato specializzato conosce il formato, i riferimenti normativi e le eccezioni applicabili.
Documenta il contesto: Date, luoghi, testimoni, messaggi. Qualsiasi elemento utile a ricostruire le circostanze dell'assunzione deve essere raccolto e conservato prima che svanisca.
Non comunicare pubblicamente prima di aver consultato un legale. Kyrgios ha scelto di ammettere pubblicamente su Instagram — una strategia che, secondo gli esperti di diritto sportivo, può aiutare nella riduzione della sanzione, ma che va pianificata con attenzione e non improvvisata nel momento di maggiore stress emotivo.
Il caso Kyrgios dimostra che il doping da sostanze d'abuso non è una questione riservata ai professionisti. Chiunque pratichi sport federato in Italia è soggetto alle stesse regole. Conoscerle — e sapere quando rivolgersi a un avvocato sportivo — può fare la differenza tra una pausa di tre mesi e un anno perso.
Nota: Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere informativo generale e non costituiscono consulenza legale. Per una valutazione specifica della propria situazione, è indispensabile rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto sportivo.

Sofia Gallo