Knicks battono Spurs 105-95: cosa insegna ai patrimoni dei giovani astri NBA

Tifosi e giocatori dei New York Knicks al Madison Square Garden

Photo : Jean-Baptiste Bellet / Wikimedia

Alessandro Alessandro ContiConsulenza Patrimoniale
4 min di lettura 6 giugno 2026

Knicks battono Spurs 105-95: cosa insegna ai patrimoni dei giovani astri NBA

I New York Knicks hanno superato i San Antonio Spurs con il punteggio di 105-95 nella partita giocata il 3 giugno 2026 al Frost Bank Center di San Antonio. Dietro la cronaca sportiva di una serata dominata da Jalen Brunson per i Knicks e con il giovane Victor Wembanyama protagonista per gli Spurs, si nasconde una questione molto meno raccontata che riguarda anche migliaia di giovani atleti italiani: la gestione del patrimonio negli anni d'oro della carriera.

I salari dei rookie NBA partono già da diversi milioni di dollari, eppure, secondo stime pubblicate da Sports Illustrated, oltre il 60% degli ex giocatori NBA si trova in serie difficoltà finanziarie cinque anni dopo il ritiro. Un destino che riguarda anche pallavolisti, calciatori e tennisti italiani con contratti milionari, ma spesso senza adeguata preparazione finanziaria.

Come si struttura davvero il salario di un giovane NBA

Il sistema salariale NBA prevede una scala fissa per i giocatori al primo contratto. Un rookie scelto al primo giro percepisce tra i 2 e i 13 milioni di dollari l'anno per i primi quattro anni, prima di poter firmare estensioni più ricche. Wembanyama, prima scelta assoluta del Draft 2023, guadagna circa 12,9 milioni di dollari nella stagione 2025-26.

Ma lordo non significa netto: l'imposta federale negli Stati Uniti arriva al 37%, la state tax varia da 0% in Texas a oltre il 13% in California, e poi ci sono le cosiddette "jock tax" sulle partite giocate in trasferta in ciascuno stato. Per un giovane atleta italiano che firma con una franchigia americana, la situazione si complica ulteriormente: trattati contro la doppia imposizione, residenza fiscale, gestione dei diritti d'immagine attraverso società estere. Sbagliare la pianificazione iniziale può costare centinaia di migliaia di euro all'anno.

Le tre trappole patrimoniali più frequenti per chi è giovane e ricco

I consulenti che lavorano con sportivi professionisti segnalano tre errori ricorrenti, gli stessi descritti anche nel nostro precedente approfondimento sui contratti giovanili degli Spurs.

Il primo è la sotto-diversificazione: molti giovani atleti concentrano gli investimenti su prodotti consigliati da agenti, familiari o amici, senza valutare il rischio reale. Investimenti in ristoranti, locali notturni o startup di conoscenti hanno bruciato fortune intere — il caso più famoso resta quello di Antoine Walker, ex stella NBA che ha perso oltre 110 milioni di dollari in pochi anni dopo il ritiro.

Il secondo è il lifestyle inflation: ville, auto di lusso, viaggi e séguito personale assorbono rapidamente la liquidità anche di contratti generosi. Un consulente patrimoniale serio impone un budget mensile fisso e un piano di accantonamento pensionistico obbligatorio, indipendentemente dalla stagione sportiva.

Il terzo è la mancanza di pianificazione fiscale internazionale. Per un atleta italiano negli USA, l'utilizzo di trust, holding o veicoli societari richiede una struttura legale costruita prima della firma del contratto, non dopo. Riorganizzare a posteriori è quasi sempre più costoso, e a volte impossibile.

Il ruolo del consulente patrimoniale per l'atleta italiano

Un consulente patrimoniale specializzato in sportivi professionisti svolge molteplici funzioni: pianifica i flussi di cassa pluriennali, struttura un portafoglio di investimenti calibrato sul profilo di rischio, coordina avvocati e commercialisti specializzati in fiscalità internazionale, e prepara la "fase 2" della vita dopo lo sport — che per la maggioranza dei giocatori arriva tra i 30 e i 35 anni.

In Italia, il patrimonio medio degli atleti professionisti al momento del ritiro è spesso significativamente inferiore a quanto i contratti dichiarati suggerirebbero. La differenza la fa quasi sempre la consulenza ricevuta nei primi anni di carriera, prima ancora che la disciplina personale dell'atleta. Pianificare significa accettare oggi un tenore di vita più sobrio per garantire decenni di tranquillità futura.

Cosa fare subito se sei un giovane atleta — o un genitore

Se la vostra situazione assomiglia anche solo lontanamente a quella dei giovani NBA, la regola d'oro è semplice: il consulente patrimoniale va contattato prima della firma del primo contratto importante, non dopo. Una pianificazione adeguata richiede tipicamente dai 6 ai 12 mesi per essere strutturata correttamente, includendo la scelta del regime fiscale, l'eventuale creazione di società veicolari, e l'individuazione di investimenti coerenti con l'orizzonte temporale tipico di una carriera sportiva.

Per gli sportivi italiani, il riferimento normativo principale resta il regime fiscale dei lavoratori sportivi introdotto con il D.Lgs. 36/2021, consultabile sul portale ufficiale della Gazzetta Ufficiale, che disciplina sia i compensi sia le tutele previdenziali della categoria.

La partita Spurs-Knicks di ieri sera è durata meno di tre ore. Le scelte patrimoniali dei suoi protagonisti decideranno invece i prossimi cinquant'anni delle loro vite. Per ogni giovane atleta che vuole evitare di finire nella triste lista di chi è ricaduto in difficoltà, il primo passo è trovare un consulente patrimoniale serio, indipendente e specializzato in sportivi — possibilmente prima del primo contratto firmato.

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