Juan Carlos Ferrero, ex numero 1 al mondo e allenatore di Carlos Alcaraz per sette anni, ha dichiarato ad aprile 2026 di non escludere un ritorno al coaching ma di non aver ancora trovato la motivazione per ricominciare a viaggiare. "Quando vedo Carlos giocare, provo tristezza", ha confessato in un'intervista a marzo 2026. Una rivelazione che ha scatenato un dibattito sul burnout professionale nello sport — e che tocca da vicino chiunque lavori sotto pressione costante.
Sette anni con Alcaraz, poi il vuoto
La separazione tra Ferrero e Alcaraz è avvenuta a dicembre 2025 dopo una collaborazione iniziata nel 2018, quando il futuro campione spagnolo aveva appena 15 anni. Per sette anni Ferrero ha seguito Alcaraz in ogni torneo del mondo, costruendo insieme a lui un percorso che ha portato a quattro titoli del Grande Slam e alla vetta del ranking ATP.
Da gennaio 2026, Ferrero ha scelto un percorso sorprendente: seguire il golfista spagnolo Ángel Ayora come mental performance coach. Un cambio radicale, quasi terapeutico. Eppure, nonostante abbia ricevuto offerte economiche importanti da altri tennisti di alto livello, Ferrero ha dichiarato di non sentirsi ancora pronto.
"Non escludo di tornare quest'anno, ma non ho trovato la motivazione per ricominciare a viaggiare", ha detto. Una frase che suona familiare a chiunque abbia vissuto un momento di esaurimento professionale.
Il burnout nello sport ad alto livello: non è debolezza
Il burnout non è una questione di volontà. È una risposta fisiologica e psicologica all'accumulo prolungato di stress, riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come sindrome occupazionale nella classificazione ICD-11 dal 2019.
Nel mondo dello sport professionistico, il burnout colpisce non solo gli atleti ma anche i loro allenatori. I coach vivono una pressione doppia: devono gestire la propria emotività e quella dell'atleta, spesso con scarso riconoscimento pubblico. Un allenatore di tennis segue il giocatore per 30-40 settimane l'anno in giro per il mondo — aeroporti, hotel, campi da riscaldamento — con pochissimo tempo per sé.
Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Sports Sciences nel 2023, circa il 30% degli allenatori di sport individuali ad alto livello riporta sintomi significativi di burnout entro i primi cinque anni di attività ad alto livello continuativo.
I sintomi riconoscibili includono:
- Esaurimento emotivo: sentirsi svuotati dopo ogni sessione di allenamento o gara
- Distacco: perdere il piacere per il lavoro che prima amavi
- Riduzione della performance percepita: dubitare del proprio contributo nonostante i risultati oggettivi
- Difficoltà a ricominciare anche dopo una pausa, come nel caso di Ferrero
Quando il burnout si manifesta: riconoscere i segnali
Il caso Ferrero è emblematico perché la separazione da Alcaraz non è avvenuta in modo conflittuale — l'allenatore spagnolo ha semplicemente dichiarato di aver bisogno di fermarsi. Riconoscere questo segnale in sé stessi è il primo passo.
Molti professionisti italiani — che lavorino nel management aziendale, nell'insegnamento, nella sanità o in qualsiasi settore ad alta intensità emotiva — riconoscono in questa storia i propri momenti di crisi. Il burnout non è riservato agli sportivi d'élite: si manifesta ovunque ci sia una combinazione di alta performance, bassa autonomia, e mancato recupero.
I segnali da non ignorare:
- Insonnia o ipersonnia persistente (più di due settimane)
- Difficoltà di concentrazione nel lavoro quotidiano
- Apatia verso attività che prima davano soddisfazione
- Irritabilità sproporzionata verso colleghi o collaboratori
- Senso di fallimento nonostante risultati oggettivamente positivi
Il ruolo di uno specialista: quando chiedere aiuto
Nota: le informazioni in questo articolo hanno carattere generale e informativo. Per situazioni di disagio psicologico persistente, è importante consultare un professionista della salute mentale qualificato.
Uno psicologo dello sport — o più in generale uno psicologo clinico specializzato in stress lavorativo — può fare la differenza tra una ripresa rapida e un lungo periodo di blocco. Non si tratta di "andare dallo strizzacervelli" per debolezza: è una scelta professionale intelligente, la stessa che fanno da anni i migliori atleti del mondo.
Gli interventi più efficaci includono la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) per modificare i pattern di pensiero disfunzionali, il training autogeno per la gestione dello stress acuto, e tecniche di mindfulness per ritrovare il contatto con la motivazione intrinseca.
Ferrero ha scelto il coaching del golf come forma di recupero — un ambiente meno pressante, con nuove sfide. Per molti professionisti, la soluzione più efficace è invece un percorso strutturato con un esperto della salute mentale.
Su Expert Zoom puoi trovare psicologi e specialisti in psicologia dello sport disponibili per consulenze online o in presenza, in tutta Italia. La storia di Juan Carlos Ferrero ricorda a tutti noi che fermarsi in tempo non è una sconfitta — è il primo passo per tornare a dare il meglio.
Approfondisci anche: Il coach di Sinner insegna: come trovare l'allenatore giusto
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il burnout è classificato come fenomeno occupazionale nell'ICD-11, riconoscendo il suo impatto sulla salute dei lavoratori in tutti i settori.
