Per la prima volta in Europa, l'Italia ha registrato un caso umano di influenza aviaria (ceppo H9N2), confermato nel marzo 2026 in Lombardia. Secondo l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, il paziente — una persona con pregresse condizioni di salute — è rimasto contagiato durante un soggiorno in un paese extra-UE. Il caso è stato rapidamente isolato e la trasmissione da uomo a uomo non è stata rilevata. Ma la notizia ha riportato all'attenzione del pubblico una domanda che molti proprietari di animali si pongono: l'influenza aviaria può mettere a rischio i miei animali domestici?
Cosa sappiamo del primo caso umano europeo di aviaria
Il ceppo H9N2 è classificato come "a bassa patogenicità" nell'uomo, il che significa che tende a causare sintomi simil-influenzali, con rischi gravi soprattutto per soggetti immunocompromessi o anziani. È distinto dall'H5N1, il ceppo ad alta patogenicità che ha causato focolai nelle aziende avicole italiane negli ultimi anni.
In Italia, secondo i dati dell'IZSVe, nel 2025 si sono registrati 64 focolai di influenza aviaria H5N1 negli allevamenti — concentrati in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. A maggio 2026 partirà una campagna vaccinale di massa per i volatili nelle regioni più esposte.
La domanda cruciale non è se il virus circola (lo fa da anni tra gli uccelli selvatici e gli allevamenti), ma se può raggiungere gli animali domestici — e in che misura.
Cani e gatti: il rischio è reale ma circoscritto
I cani e i gatti non sono ospiti naturali dell'influenza aviaria. Tuttavia, casi documentati di infezione in gatti domestici e randagi sono stati registrati in diversi paesi, incluse le aree prossime a focolai avicoli.
Il rischio principale per i gatti è il contatto diretto con uccelli selvatici infetti o le loro carcasse — un'abitudine comune nei gatti che escono all'aperto. I cani presentano una suscettibilità inferiore, ma non nulla, in particolare quelli da caccia o da lavoro a contatto con ambienti rurali.
Secondo il Ministero della Salute italiano, i segnali di allarme in un animale domestico che potrebbe essere stato esposto includono: difficoltà respiratorie, starnuti frequenti, perdita di appetito improvvisa, congiuntivite, e prostrazione marcata. Questi sintomi richiedono una visita veterinaria urgente — non un atteggiamento "aspettiamo e vediamo".
Gli uccelli da compagnia: il caso più delicato
Per i pappagalli, i canarini e altri uccelli da gabbia, il rischio è significativamente più elevato. Gli psittacidi (pappagalli) sono particolarmente vulnerabili ai ceppi influenzali aviarii. Un uccello da compagnia che abbia avuto contatto — anche indiretto — con volatili selvatici o con materiale contaminato può contrarre il virus.
I segnali da osservare negli uccelli da compagnia includono piume arruffate, gonfiore attorno agli occhi, difficoltà respiratorie e riduzione marcata dell'attività. In presenza di questi sintomi in aree dove sono stati segnalati focolai aviari, una consulenza veterinaria specializzata in medicina aviare è raccomandata con urgenza.
Cosa fare se vivete vicino a un'area con focolai
L'IZSVe mantiene una mappa aggiornata dei focolai attivi in Italia. Se abitate in prossimità di allevamenti avicoli nelle regioni a rischio (Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna), alcune precauzioni pratiche possono ridurre concretamente il rischio:
Per i gatti: Limitare l'accesso all'esterno nelle aree con focolai attivi. Evitare che il gatto acceda a gallinai, canili rurali o zone dove si trovano uccelli selvatici morti.
Per i cani: Lavarsi le mani dopo ogni uscita nelle zone rurali. Evitare che il cane entri in contatto con uccelli selvatici morti o feci di uccelli in aree con focolai.
Per gli uccelli da compagnia: Non portare mai uccelli selvatici raccolti dall'esterno in casa. Non mescolare uccelli da compagnia con uccelli acquistati in mercati non controllati. Separare immediatamente un uccello che mostra sintomi anomali dagli altri animali.
Per tutti gli animali: Aggiornare le vaccinazioni di routine prima delle stagioni di massima circolazione virale. Consultare il veterinario per un check-up preventivo se vivete in zone ad alto rischio.
Le malattie infettive degli animali domestici: quando il veterinario non può aspettare
Il caso dell'aviaria è emblematico di una categoria più ampia: le malattie infettive degli animali domestici che evolvono rapidamente e richiedono una diagnosi precoce. In Italia, molti proprietari aspettano 48-72 ore prima di consultare un veterinario in presenza di sintomi respiratori negli animali, pensando che "passerà da solo".
Questo comportamento è particolarmente pericoloso in periodi di circolazione virale intensa come quello attuale. L'influenza aviaria, la clamidiosi (trasmissibile dagli uccelli all'uomo), la toxoplasmosi e la leptospirosi sono tutte condizioni che peggiorano rapidamente senza trattamento e che il veterinario può diagnosticare con test rapidi.
Se notate nei vostri animali sintomi respiratori, febbre, perdita di appetito o comportamenti anomali nelle settimane che seguono questa notizia, non aspettate: una consulenza veterinaria precoce è il modo più efficace per proteggere tanto il vostro animale quanto la vostra famiglia.
Avvertenza: Questo articolo è a scopo informativo. Per diagnosi e trattamenti specifici, consultate sempre un veterinario qualificato. Il rischio di trasmissione all'uomo dai comuni animali domestici (cani, gatti, pappagalli in ambiente domestico) rimane molto basso secondo le autorità sanitarie italiane.
