Strage di Linate, 25 anni dopo: se l'infrastruttura è difettosa, chi risponde legalmente?

Aereo all'aeroporto di Milano Linate, pista e terminal visti dall'esterno

Photo : Ptrump16 / Wikimedia

Sofia Sofia GalloAvvocati
7 min di lettura 8 ottobre 2026

L'8 ottobre 2001 il più grave disastro aereo della storia italiana cancellò 118 vite sulla pista di Milano Linate. Un Cessna privato aveva imboccato il raccordo sbagliato nella nebbia fitta. Il radar di superficie era fuori uso. La segnaletica a terra era consumata da anni. Venticinque anni dopo, la sentenza definitiva della Cassazione — undici condannati tra dirigenti ENAV e SEA, non i costruttori dell'aeromobile né l'equipaggio — ripropone con forza una domanda: quando a cedere è l'infrastruttura aeroportuale, chi risponde legalmente e come si tutelano le vittime?

La domanda che il 25° anniversario rimette al centro

Il 7 luglio 2006, la Corte di Cassazione ha pronunciato condanne definitive per omicidio colposo plurimo e disastro colposo a carico di undici persone: dirigenti di ENAV (Ente Nazionale per l'Assistenza al Volo), ENAC e SEA (Società Esercizi Aeroportuali), il gestore dello scalo milanese. La sentenza ha stabilito che il radar SMR (Surface Movement Radar) non operativo e la segnaletica orizzontale degradata costituivano violazioni dei doveri di sicurezza imputabili ai gestori dell'infrastruttura — non all'aeromobile né al suo produttore.

Questo 25° anniversario coincide con un rinnovato dibattito sulla sicurezza aeroportuale in Italia. I principali soggetti responsabili dell'infrastruttura sono ENAV SpA (navigazione aerea, 100% di proprietà statale) e le società aeroportuali (SEA a Milano, ADR a Roma, SAVE a Venezia, ecc.), molte delle quali a capitale misto pubblico-privato. Capire come si distribuisce la responsabilità in caso di incidente causato da un guasto tecnico è fondamentale per le vittime e le loro famiglie — e spesso determina se il risarcimento ottenuto sarà adeguato o ridotto a una frazione del danno reale.

Come risponde il gestore aeroportuale: l'art. 2050 c.c. e l'inversione dell'onere della prova

Nella maggior parte degli incidenti aerei commerciali, passeggeri e familiari si rivolgono al vettore aereo. La Convenzione di Montreal del 1999 — recepita in Italia con la L. n. 12/2004 — disciplina questo primo percorso in modo preciso: per morte o lesione del passeggero, il vettore risponde in via oggettiva fino a 128.821 DSP (circa 175.000 euro al cambio attuale), senza necessità di provare la colpa. Oltre quella soglia, è possibile ottenere un risarcimento integrale dimostrando la negligenza della compagnia.

Ma quando la causa determinante dell'incidente è un'infrastruttura difettosa — radar non operativi, luci di pista guaste, segnaletica obsoleta, sistemi ILS mal calibrati — si apre un secondo percorso giuridico: l'azione di responsabilità civile extracontrattuale nei confronti del gestore aeroportuale o di ENAV. La norma di riferimento è l'art. 2050 del Codice Civile, che disciplina la responsabilità per l'esercizio di attività pericolosa. Questa norma capovolge l'onere della prova rispetto al regime ordinario: non è la vittima a dover dimostrare la colpa del gestore, ma è il gestore stesso a dover provare di aver adottato "tutte le misure idonee a evitare il danno". Si tratta di un onere molto gravoso, specialmente quando esiste documentazione di un guasto noto e non segnalato.

L'Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (ANSV) svolge le inchieste indipendenti sugli incidenti aeronautici in Italia e pubblica relazioni finali con l'analisi delle cause accertate. Questi documenti sono pubblici, scaricabili gratuitamente e acquisibili come prova in sede civile: spesso costituiscono il fulcro di qualsiasi azione che vada oltre la semplice Convenzione di Montreal.

Convenzione di Montreal e responsabilità extracontrattuale: i due binari a confronto

Molte famiglie di vittime di incidenti aerei non sanno che esistono due binari paralleli, con termini di prescrizione diversi. Il primo — la Convenzione di Montreal contro il vettore aereo — si prescrive in 2 anni dal giorno dell'incidente. Il secondo — l'azione extracontrattuale ex artt. 2043 e 2050 c.c. contro il gestore aeroportuale o ENAV — si prescrive in 5 anni.

Questa differenza è cruciale: chi attende prima di consultare un legale specializzato rischia di perdere il secondo binario, molto più remunerativo, prima ancora di avere gli strumenti per accedervi. La relazione ANSV, che può richiedere mesi per essere completata, arriva spesso quando il termine di 2 anni per Montreal è già scaduto — ma il termine quinquennale per l'azione extracontrattuale è ancora aperto.

Sul piano processuale, i due procedimenti possono essere cumulati: si può agire contemporaneamente contro il vettore (ex Montreal) e contro il gestore infrastrutturale (ex art. 2050 c.c.), con distribuzione del risarcimento proporzionale alla colpa accertata di ciascun soggetto.

Il caso di Elena: guasto ILS, NOTAM omesso, risarcimento da oltre un milione

Elena, 38 anni, di Torino, perde il marito Luca in un incidente aereo: il volo charter su cui viaggiava si è schiantato durante l'avvicinamento notturno in condizioni di bassa visibilità. L'inchiesta ANSV accerta che il localizzatore ILS dell'aeroporto aveva subito una deriva di calibrazione documentata tre giorni prima dell'incidente. Il gestore aeroportuale non aveva emesso il NOTAM (Notice to Airmen) di interdizione né informato i controllori del traffico aereo.

Elena si trova davanti a una scelta con conseguenze economiche enormi:

Scenario A — solo Convenzione di Montreal contro la compagnia aerea: Elena riceve 175.000 euro in via automatica (soglia oggettiva). Per andare oltre, deve provare che il vettore era a conoscenza del guasto ILS, il che è difficile se il gestore aeroportuale non aveva informato la compagnia. Risultato realistico: 175.000–220.000 euro.

Scenario B — azione anche contro il gestore aeroportuale ex art. 2050 c.c.: il gestore deve dimostrare di aver adottato "tutte le misure idonee". Con tre giorni di silenzio su un guasto certificato e un NOTAM mai emesso, questa difesa non regge. Il danno da perdita del rapporto parentale per Elena come coniuge — calcolato con le tabelle di liquidazione del danno non patrimoniale aggiornate dalla Cassazione (Sez. Unite 2022) — vale tra 165.000 e 330.000 euro. Il danno patrimoniale da lucro cessante — Luca era ingegnere con reddito annuo di 52.000 euro e 28 anni al pensionamento — vale, applicando i coefficienti di capitalizzazione ISTAT, circa 840.000 euro. Il danno biologico iure hereditatis (agonia dimostrabile) aggiunge altri 80.000–120.000 euro.

Risultato realistico dello scenario B: 1,2–1,4 milioni di euro di risarcimento complessivo, distribuito tra compagnia aerea e gestore aeroportuale in proporzione alla colpa accertata. La differenza rispetto allo scenario A supera il milione di euro — ed è interamente dovuta all'identificazione della responsabilità infrastrutturale.

Ogni mese di ritardo nella consulenza legale specializzata può compromettere definitivamente l'accesso al secondo binario.

25 anni dopo Linate: cosa è cambiato — e cosa no

La sentenza Linate ha avuto effetti normativi concreti in Italia: il radar SMR è diventato obbligatorio negli aeroporti principali, le ispezioni delle superfici di manovra sono state formalizzate, i piani di emergenza aeroportuale aggiornati. A livello europeo, il Reg. UE 996/2010 e le linee guida EASA hanno rafforzato i meccanismi di segnalazione obbligatoria delle anomalie tecniche.

Secondo i dati ANSV, nel 2025 il sistema di segnalazione volontaria ha registrato 1.240 eventi gravi sul territorio italiano — un numero significativo che testimonia come la cultura della safety reporting si sia diffusa tra gli operatori. Le relazioni ANSV relative agli ultimi cinque anni mostrano che il 34% degli incidenti gravi coinvolgeva anomalie ai sistemi di navigazione o alle infrastrutture aeroportuali, non difetti degli aeromobili.

Per le famiglie, queste relazioni sono strumenti legali di valore inestimabile. Sapere come interpretarle in chiave giuridica è una delle competenze che distingue un avvocato specializzato in diritto aeronautico da un legale generalista. Puoi approfondire le dinamiche di responsabilità civile negli eventi aeronautici anche nel nostro articolo sulle Frecce Tricolori a Varazze e la responsabilità civile nell'aviazione, oppure nel caso dell'elicottero privato precipitato e i profili di risarcimento.

Cosa fare nelle prime ore — e nei primi cinque anni

Se un vostro familiare è vittima di un incidente aereo con possibile responsabilità infrastrutturale, questi passi sono decisivi:

Nelle prime 48 ore: conservate ogni documento (biglietti, polizze, comunicazioni della compagnia) e non firmate alcuna quietanza risarcitoria offerta da compagnie aeree o assicuratori. Le offerte precoci sono quasi sempre calcolate sul solo tetto Montreal, ignorando deliberatamente la responsabilità del gestore dell'infrastruttura.

Entro 2 anni dall'incidente: notificate al vettore la richiesta di risarcimento ex Convenzione di Montreal per interrompere la prescrizione. Questo atto non preclude l'azione separata contro il gestore aeroportuale.

Entro 5 anni dall'incidente: con un avvocato specializzato in diritto aeronautico, analizzate la relazione ANSV e valutate se sussistano profili di responsabilità a carico di ENAV o del gestore aeroportuale. Venticinque anni dopo Linate, quella lezione è scritta nel diritto. Farla valere, però, richiede competenza tecnica che solo un professionista specializzato può offrire.

Nota: Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale. Per una valutazione del vostro caso specifico, rivolgetevi a un avvocato specializzato in diritto aeronautico.

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