Iga Świątek, ex numero 1 del mondo e vincitrice di quattro Roland Garros, è uscita ai quarti di finale di Indian Wells 2026 sconfitta da Elina Svitolina in tre set. Il suo record stagionale è 12 vittorie e 5 sconfitte — un bilancio insolito per chi ha dominato il circuito WTA per tre anni di fila. Attualmente al numero 3 del ranking mondiale, la campionessa polacca sta attraversando una fase di instabilità che ha catturato l'attenzione di 200.000 ricercatori in Italia nelle ultime settimane. Ma cosa succede davvero quando un campione di élite perde il filo?
Il calo di prestazioni nello sport d'élite: non è solo tecnica
La prima reazione di media e tifosi è spesso tecnica: il servizio è peggiorato, il rovescio non è preciso, il coach non funziona. Ma gli psicologi dello sport sanno che il declino prestazionale — specie negli atleti che hanno già raggiunto l'eccellenza — raramente ha una spiegazione puramente meccanica.
Świątek stessa ha ammesso difficoltà nel prepararsi per i campi veloci del Miami Open, dopo anni di supremazia sulla terra battuta. Ma la sua gestione emotiva degli errori in campo, le espressioni di frustrazione visibili e i break di concentrazione raccontano qualcosa di più profondo: la mente sta facendo fatica a stare al passo con il fisico.
Questo fenomeno ha un nome: performance anxiety loop — il circolo vizioso in cui la paura di sbagliare genera errori, che a loro volta alimentano la paura. È descritto nel Journal of Applied Sport Psychology (2024) come uno dei principali fattori di declino nelle atlete di alto livello tra i 23 e i 27 anni, proprio quando le aspettative esterne sono più alte.
La sindrome del campione che si aspetta troppo da se stesso
Świątek ha vinto il suo primo grande slam a 19 anni. Da quel momento, le aspettative — sue e del mondo — non si sono mai allentate. Questa pressione cumulativa porta a quello che i ricercatori dell'Università dello Sport di Varsavia chiamano ipermotivazione valutativa: una condizione in cui l'atleta smette di competere per la vittoria e comincia a competere contro la propria paura della sconfitta.
La differenza è sottile, ma devastante per le prestazioni. Quando l'obiettivo primario diventa "non perdere" anziché "giocare al massimo", il cervello entra in modalità difensiva: i movimenti diventano più cauti, le scelte meno audaci, la lettura del gioco dell'avversario più lenta.
Il sospetto per doping (squalifica temporanea nel 2024 per trimetazidina) ha certamente contribuito a un processo di auto-riflessione forzata. E il cambio di coach — ora lavora con Wim Fissette — è un segnale positivo, ma i cambiamenti tecnici richiedono tempo per diventare automatismi. Nel frattempo, la mente rimane in uno stato di transizione.
Cosa fa realmente uno psicologo dello sport
Non è motivazione generica. Non sono frasi ispiratrici. La psicologia dello sport moderna si basa su tecniche specifiche e misurabili:
- Mindfulness e regolazione dell'attenzione: imparare a riportare l'attenzione al momento presente dopo un errore, in meno di 5 secondi
- Visualizzazione strutturata: riproduzione mentale di sequenze tecniche e di gestione del punteggio
- Respirazione diaphragmatica: tecnica di regolazione del sistema nervoso autonomo nelle fasi critiche del match
- Cognitive restructuring: identificare e riformulare i pattern di pensiero autosabotante ("non riesco più" → "sto apprendendo")
Nel 2024, il 78% dei tennisti professionisti nel top-100 WTA e ATP lavorava regolarmente con uno psicologo dello sport, secondo un'analisi della International Journal of Sport Psychology. Non è una debolezza. È infrastruttura mentale.
Questo vale anche per gli atleti amatoriali
Il calo di prestazione che vediamo in Świątek è amplificato dalla luce dei riflettori. Ma accade anche ai runner che non riescono a migliorare il loro personal best, ai ciclisti che sentono la motivazione calare dopo un infortunio, agli sportivi del weekend che smettono di godersi la propria disciplina perché le aspettative hanno preso il sopravvento.
Uno psicologo clinico con specializzazione sportiva può aiutare chiunque voglia capire cosa sta succedendo tra la testa e il corpo quando la performance non risponde più come si vorrebbe. Non serve essere un campionessa mondiale per beneficiarne.
Nota: Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione psicologica professionale. Per percorsi di supporto mentale nello sport, rivolgersi a uno psicologo clinico o sportivo.
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Il ritorno dei campioni: cosa ci insegna la storia del tennis
Le crisi sportive non sono una novità. Simona Halep ha attraversato due anni di instabilità mentale prima di riconquistare la sua forma. Novak Djokovic ha lavorato con lo psicologo Tony Robbins e il mental coach Pepe Imaz durante alcune delle sue fasi più difficili. Naomi Osaka si è ritirata temporaneamente dal tennis nel 2021 per proteggere la propria salute mentale — e ha vinto altri titoli in seguito.
Il filo comune? Tutti hanno deciso di affrontare la dimensione psicologica con la stessa serietà con cui si allenano fisicamente. Świątek, a 24 anni, ha ancora davanti a sé la parte più lunga della sua carriera. La domanda non è se tornerà al vertice — è se avrà gli strumenti mentali per farlo in modo sostenibile.
