Il 9 aprile 2026, il nome di Giuseppina Di Foggia è al centro del più atteso rinnovo delle partecipate statali italiane. La CEO di Terna — prima donna a guidare una grande società pubblica italiana — è stata indicata anche per una posizione in Eni, secondo quanto riportato dall'agenzia ANSA. Questa tornata di nomine primaverili riguarda migliaia di manager e dirigenti: per molti di loro, è il momento di capire cosa dicono davvero le leggi italiane sui loro diritti.
Chi è Giuseppina Di Foggia e perché il suo caso è emblematico
Nominata CEO di Terna nel maggio 2023, Giuseppina Di Foggia ha una carriera internazionale che attraversa Lucent Technologies, Alcatel e Nokia. Sotto la sua guida, il 36% degli 800 nuovi assunti da Terna nel 2025 erano donne, secondo i dati pubblicati dall'azienda l'8 marzo 2026. Il suo possibile passaggio a Eni — o la riconferma a Terna — illustra una dinamica sempre più frequente nel capitalismo italiano: la nomina per decreto governativo, spesso con pressioni politiche trasversali.
Secondo la normativa vigente del Ministero dell'Economia, le nomine nei consigli di amministrazione delle società a partecipazione pubblica devono rispettare criteri di competenza, equilibrio di genere e quota di rappresentanza. Il Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica (D.Lgs. 175/2016) stabilisce le procedure e i limiti dei mandati.
Cosa cambierà per i manager delle partecipate
La tornata primaverile 2026 riguarda Leonardo, Enel, Eni, Terna, Poste Italiane e decine di altre società controllate dallo Stato. Per i dirigenti uscenti o in attesa di rinnovo, si pongono domande concrete.
Durata del mandato e liquidazione: Un amministratore delegato nominato per tre anni ha diritto a una liquidazione proporzionale se revocato anticipatamente senza giusta causa. L'entità di questa indennità dipende dal contratto di nomina, ma non può essere inferiore a 12 mesi di retribuzione fissa per i dirigenti di prima fascia, secondo la prassi consolidata dei CDA di queste società.
Accordi di non concorrenza: Molti contratti delle partecipate prevedono clausole di non concorrenza post-mandato, valide fino a 24 mesi. La loro validità richiede un corrispettivo economico adeguato; se questo non è stato pagato, la clausola può essere contestata davanti al Tribunale del Lavoro.
Tutela in caso di revoca "politica": La Cassazione ha riconosciuto, in più sentenze, che una revoca motivata esclusivamente da ragioni politiche — e non da inadeguatezza professionale — può costituire abuso di potere contrattuale, aprendo la strada a un risarcimento. Un avvocato specializzato in diritto societario può valutare la solidità di ogni caso specifico.
Il caso dell'equilibrio di genere nelle nomine
Il codice di autodisciplina delle società quotate italiane impone che almeno un terzo del consiglio di amministrazione sia composto da donne. Per le società pubbliche, la legge Golfo-Mosca (n. 120/2011) ha fissato quote di rappresentanza di genere nei CDA. La nomina di Di Foggia a due grandi partecipate riapre il dibattito: le quote sono uno strumento sufficiente, o servono politiche attive anche per i ruoli esecutivi di vertice?
Secondo i dati di Valore D pubblicati nel 2025, solo il 18% degli amministratori delegati delle 40 maggiori società quotate in Borsa Italiana era donna. Nelle partecipate statali, la percentuale era leggermente superiore (22%), grazie proprio all'applicazione delle leggi sulle quote. Ma il soffitto di cristallo resta solido per i ruoli operativi di primo piano.
Cosa fare se siete coinvolti in una nomina o in una transizione di vertice
La stagione delle nomine riguarda non solo i grandi CEO, ma anche centinaia di direttori, consiglieri indipendenti e dirigenti di secondo livello nelle partecipate locali. In questi momenti di transizione, alcune azioni sono fondamentali:
Leggere attentamente il contratto di nomina: Verificare le clausole di recesso anticipato, le indennità previste e le clausole di non concorrenza, preferibilmente con il supporto di un avvocato specializzato in diritto del lavoro.
Verificare le clausole di riservatezza: Molti contratti dirigenziali nelle partecipate includono NDA (accordi di non divulgazione) che limitano la possibilità di commentare pubblicamente le decisioni aziendali anche dopo la fine del mandato.
Valutare il trattamento fiscale della liquidazione: Le indennità di fine mandato nei ruoli apicali possono avere un trattamento fiscale complesso, con aliquote ridotte se percepite in forma di TFR o con tassazione ordinaria in altri casi. Un consulente fiscale è indispensabile.
Documentare le performance: In caso di revoca contestata, è fondamentale raccogliere prove documentali dei risultati raggiunti durante il mandato — bilanci, verbali CDA, comunicati stampa — per sostenere eventuali richieste di risarcimento.
Avvertenza: Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza legale. Per qualsiasi situazione specifica relativa a nomine, revoche o contratti dirigenziali, rivolgetevi a un avvocato specializzato.
Come può aiutarvi un avvocato esperto in diritto societario
Le nomine nelle partecipate italiane intrecciano diritto del lavoro, diritto societario e talvolta diritto amministrativo. Su Expert Zoom, potete trovare avvocati specializzati disponibili per una prima consulenza online, in grado di analizzare il vostro contratto, valutare i vostri diritti in caso di mancata conferma e guidarvi in eventuali contenziosi.
Il caso Di Foggia è sotto i riflettori perché riguarda uno dei vertici più visibili del capitalismo pubblico italiano. Ma ogni dirigente, ogni consigliere, ogni professionista nominato in una partecipata ha gli stessi diritti — e merita di conoscerli fino in fondo.
