Diletta Leotta e la seconda gravidanza: i diritti delle lavoratrici incinte in Italia

Una lavoratrice italiana incinta in blazer professionale esamina documenti di lavoro nel suo ufficio a Milano
4 min di lettura 6 aprile 2026

Diletta Leotta, volto di DAZN e conduttrice televisiva tra le più seguite in Italia, ha annunciato la sua seconda gravidanza nei giorni scorsi: il bambino è atteso per maggio 2026. Mentre il gossip si concentra sul lieto evento, questa notizia è l'occasione per fare chiarezza su un tema che riguarda milioni di lavoratrici italiane: quali diritti hai se sei incinta e lavori?

La legge italiana e la maternità: cosa prevede il Testo Unico

Il Decreto Legislativo 151/2001 — il cosiddetto Testo Unico sulla maternità — è il pilastro normativo che tutela le lavoratrici incinte in Italia. Ecco i punti chiave che ogni donna che lavora dovrebbe conoscere.

Il congedo di maternità obbligatorio dura cinque mesi: i due mesi precedenti la data presunta del parto e i tre mesi successivi (oppure un mese prima e quattro dopo, con certificazione medica che attesta che la prosecuzione del lavoro non comporta rischi). Durante questo periodo, l'INPS eroga un'indennità pari all'80% della retribuzione media giornaliera.

Il divieto di licenziamento è assoluto dalla data di inizio della gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino. Un licenziamento intimato in questo periodo è nullo per legge, indipendentemente dalla motivazione addotta dal datore di lavoro.

Cosa può fare il datore di lavoro — e cosa non può fare

Molte lavoratrici non sanno che, dal momento in cui comunicano la gravidanza al proprio datore di lavoro, scattano automaticamente una serie di obblighi. Il datore deve valutare i rischi specifici legati alla gravidanza per quel mansionario — e, se necessario, adibire la lavoratrice a mansioni diverse o, in assenza di alternative, collocarla in astensione anticipata.

Le lavoratrici incinte non possono essere obbligate a svolgere lavoro notturno (dalle 24 alle 6) durante la gravidanza e fino a un anno di vita del bambino, né possono essere adibite a lavori che espongano a agenti chimici, fisici o biologici considerati pericolosi in gravidanza.

Importante: la comunicazione della gravidanza al datore di lavoro non deve necessariamente avvenire in forma scritta, ma è sempre consigliabile farlo per iscritto con ricevuta di ritorno, per avere una prova certa della data.

Le lavoratrici autonome e le libere professioniste

Diletta Leotta non è una dipendente tradizionale: è una professionista con contratti multipli. E proprio le lavoratrici autonome o le freelance sono spesso meno tutelate. La legge italiana prevede però un'indennità di maternità anche per le iscritte alla Gestione Separata INPS (collaboratrici, professioniste senza cassa previdenziale dedicata) e per le lavoratrici autonome iscritte all'INPS.

Per le iscritte alla Gestione Separata, l'indennità di maternità è pari all'80% del reddito medio giornaliero calcolato sull'anno precedente, per cinque mesi. Il requisito è avere almeno tre mesi di contributi versati nei dodici mesi precedenti l'inizio del congedo.

Le libere professioniste iscritte a casse private (avvocati, medici, commercialisti) devono invece fare riferimento alla propria cassa previdenziale, le cui regole variano significativamente da categoria a categoria.

Il congedo parentale: oltre la maternità

Dopo il congedo obbligatorio, entrambi i genitori — non solo la madre — hanno diritto al congedo parentale. Dal 2023, il Decreto Legislativo 105/2022 ha introdotto importanti novità: il congedo del padre è obbligatorio per 10 giorni lavorativi (e non più solo un giorno come in passato), e ciascun genitore può usufruire di ulteriori tre mesi di congedo facoltativo, retribuiti al 30%.

Il diritto al lavoro agile (smart working) prioritario per le madri nei primi tre anni di vita del figlio, già previsto dalla normativa emergenziale e poi stabilizzato, è un ulteriore strumento da conoscere — e da richiedere formalmente al proprio datore di lavoro, come illustrato nel dettaglio nell'articolo Lavoro Agile 2026: le nuove regole.

Cosa succede in caso di discriminazione

Nonostante le tutele esistenti, i casi di discriminazione lavorativa durante la gravidanza restano una realtà. Secondo i dati dell'ISTAT, il 37% delle donne italiane lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio — una cifra che nasconde spesso situazioni di pressioni informali, mancato rinnovo dei contratti a termine o offerte di dimissioni "incentivate".

Se ritieni di essere vittima di discriminazione, il primo passo è rivolgersi al Consigliere di Parità (presente in ogni Regione e Provincia), che può intervenire gratuitamente in caso di discriminazioni di genere sul lavoro. In alternativa, il ricorso alla Direzione Territoriale del Lavoro permette di avviare un'ispezione. Nei casi più gravi — in particolare quando si tratta di licenziamento nullo — la strada è quella giudiziale: il tribunale del lavoro può ordinare la reintegrazione e il risarcimento dei danni.

YMYL — Informazione giuridica

Questo articolo ha valore informativo generale. Non costituisce consulenza legale personalizzata. Le situazioni individuali — tipo di contratto, categoria professionale, ente previdenziale — possono variare significativamente. Per una valutazione specifica del tuo caso, è consigliabile consultare un avvocato specializzato in diritto del lavoro.

La gravidanza non dovrebbe mai mettere a rischio la carriera di una donna. La legislazione italiana offre strumenti di tutela solidi — ma spesso non abbastanza conosciuti. Dal divieto assoluto di licenziamento fino alle indennità INPS per le autonome, conoscere i propri diritti è il primo passo per difenderli.

Il Ministero del Lavoro mette a disposizione una guida completa sulla tutela della maternità sul sito lavoro.gov.it.

Se ti trovi in una situazione di conflitto con il tuo datore di lavoro durante la gravidanza, o hai dubbi sui tuoi diritti come lavoratrice autonoma, un avvocato specializzato in diritto del lavoro su Expert Zoom può analizzare il tuo caso e guidarti nelle azioni concrete da intraprendere.

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