Giro di Lombardia a Como: i commercianti che perdono incassi durante le strade chiuse possono essere risarciti?

Ciclisti durante il Giro di Lombardia 2023, arrivo a Como con strade chiuse e commercianti interessati

Photo : Iaznavi78 / Wikimedia

Sofia Sofia GalloAvvocati
6 min di lettura 7 ottobre 2026

Sabato 10 ottobre 2026, Como si trasforma nel palcoscenico della 120ª edizione de Il Lombardia, la classica ciclistica internazionale soprannominata "la gara dei due laghi". L'arrivo previsto in viale Cavallotti, nel tardo pomeriggio, chiude al traffico il cuore della città per molte ore. Decine di ristoratori, negozianti e artigiani del centro storico si trovano così ad affrontare una perdita secca di incassi in una delle giornate di sabato più redditizie dell'anno. La domanda è concreta: esiste un diritto al risarcimento?

Il Lombardia e Como: una giornata tra folla e cassa chiusa

La gara parte da Bergamo e percorre il classico tracciato sui colli lariani prima di sfrecciare verso il traguardo di viale Cavallotti. Le operazioni di sicurezza e la creazione del corridoio di gara impongono la chiusura delle arterie principali del centro: via Plinio, piazza Duomo, via Vittorio Emanuele II, viale Cavallotti e le vie limitrofe restano inaccessibili per molte ore, spesso dall'alba fino a dopo la cerimonia di premiazione serale.

Per i commercianti, il quadro è netto. Una giornata di sabato autunnale — normalmente tra le più redditizie dell'anno grazie al turismo lacustre e allo shopping pre-invernale — si trasforma in un problema logistico. I fornitori non riescono a consegnare le merci nelle ore di chiusura. I clienti abituali rinunciano, vedendo le transenne. Le prenotazioni al ristorante vengono disdette quando gli ospiti realizzano che parcheggio e accesso pedonale sono limitati.

Secondo le rilevazioni della Camera di Commercio di Como-Lecco, un commercio al dettaglio in centro città genera in media tra 1.800 e 2.500 euro di incassi in un sabato di ottobre. Per un ristorante di medie dimensioni, la stima sale a 2.000-3.500 euro tra pranzo e cena. Una chiusura totale delle strade di accesso può tradursi in una riduzione del fatturato che va dal 40 all'80% rispetto a una giornata normale.

Cosa dice la legge sulle chiusure stradali per eventi sportivi

Il quadro normativo non è semplice, e molti commercianti lo scoprono solo dopo aver già subito la perdita. La chiusura temporanea di strade pubbliche per eventi sportivi è disciplinata dall'articolo 7 del Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992), che attribuisce al Comune il potere di disporre con ordinanza la sospensione del transito per motivi di sicurezza e pubblico interesse.

La responsabilità per i danni economici indiretti — cioè il mancato guadagno dei commercianti — ricade però in una zona grigia giuridica. La Corte di Cassazione ha stabilito in più occasioni che la perdita di incassi derivante dalla difficoltà di accesso alle attività commerciali, causata da eventi temporanei legittimamente autorizzati, non è di per sé risarcibile. Non basta essere stati danneggiati dall'evento: occorre dimostrare una condotta illecita specifica da parte della pubblica amministrazione o dell'organizzatore.

Esistono tuttavia due situazioni concrete in cui il risarcimento diventa perseguibile.

La prima riguarda i vizi procedurali dell'ordinanza: se il Comune non ha rispettato i termini di preavviso previsti dal proprio regolamento (in molti comuni lombardi, almeno 20 giorni prima dell'evento per le attività direttamente interessate), oppure se non ha predisposto misure alternative di accesso per le consegne, i commercianti possono impugnare l'atto in sede amministrativa e chiedere un indennizzo.

La seconda riguarda i danni diretti e documentati: se la chiusura ha causato un danno materiale all'attività — prodotti deperibili non consegnati, contratti con fornitori non rispettati, impianti refrigerati fuori servizio per mancanza di approvvigionamento — il danno emergente può essere richiesto sia all'organizzatore dell'evento (nel caso del Giro di Lombardia, RCS Sport Srl) sia al Comune, sulla base dell'articolo 2043 del Codice Civile.

Come ricordano i legali specializzati in diritto amministrativo attivi sul territorio lariano, "la differenza tra lucro cessante e danno emergente è fondamentale in questi casi. Il ristoratore che non ha potuto ricevere i propri clienti per le strade chiuse difficilmente otterrà un rimborso per i mancati incassi generali. Ma chi può dimostrare un danno concreto — merci deteriorate, contratti non rispettati, prenotazioni per cui aveva già acquistato materie prime — ha basi giuridiche molto più solide."

Per chi si trova già coinvolto in contenziosi legali legati a cantieri e interventi urbanistici nell'area comasca, avere un avvocato di riferimento sul territorio semplifica anche la gestione di queste situazioni legate agli eventi.

Marco, ristoratore in via Plinio: quanto vale una consulenza prima del Giro?

Prendiamo il caso concreto di Marco, titolare di un ristorante da 60 coperti in via Plinio, Como, 41 anni nel settore. Il sabato del Giro di Lombardia 2026, Marco aveva confermato 48 prenotazioni: 24 coperti a pranzo a una media di 22 euro a persona (totale: 528 euro) e 24 coperti a cena a 38 euro a persona (totale: 912 euro). A queste si aggiunge il passante non prenotato, che su un sabato normale vale altri 600-700 euro. Fatturato atteso totale: circa 2.040-2.140 euro.

In più, il fornitore di pesce aveva previsto una consegna mattutina di prodotti deperibili — merluzzo, salmone, branzino — già ordinati per un valore di 320 euro. A causa della chiusura stradale attiva dalle 8:00, la consegna non è avvenuta: la merce è rimasta in cella frigorifera sul furgone del grossista, che si è ripresentato il giorno successivo. Marco ha perso i piatti di pesce del menù del sabato.

Scenario A — senza consulenza legale preventiva: Marco non sapeva che il Comune era obbligato a notificargli l'ordinanza almeno 20 giorni prima, con l'indicazione degli accessi alternativi per le consegne nelle ore mattutine. Non ha presentato nessuna istanza. La consegna di 320 euro non è arrivata, i coperti di sabato si sono ridotti del 60% per via delle cancellazioni, e la perdita complessiva supera i 1.600 euro. Recupero: zero.

Scenario B — con una consulenza legale preventiva di 1-2 ore: un avvocato specializzato verifica l'ordinanza comunale. Scopre che la notifica era stata inviata solo 11 giorni prima, non 20. Redige una diffida formale al Comune e una richiesta per l'apertura di un corridoio riservato alle consegne merci dalle 6:30 alle 8:30. Il Comune accoglie la richiesta. La consegna di pesce avviene regolarmente. Alcune prenotazioni vengono mantenute. Il danno residuo si riduce a circa 400-500 euro. Costo della consulenza: 280-450 euro. Risparmio netto per Marco rispetto allo Scenario A: 800-1.100 euro.

Nei casi in cui la notifica dell'ordinanza presentasse vizi formali gravi, l'avvocato avrebbe anche la base per avviare un'istanza di risarcimento del danno emergente documentato (la merce non consegnata), portando potenzialmente a un recupero parziale dei 320 euro. Il saldo finale resta nettamente positivo.

Cosa fare prima del prossimo Giro: la guida pratica per i commercianti di Como

Agire in anticipo è quasi sempre più efficace — e meno costoso — di intervenire dopo il danno. Ecco i passaggi chiave.

Prima dell'evento (entro 15 giorni dalla pubblicazione dell'ordinanza): Richiedere copia dell'ordinanza in Comune (accesso agli atti ex L. 241/1990). Verificare che siano indicati accessi alternativi per i fornitori nelle fasce orarie mattutine. Se non lo sono, presentare un'istanza formale per l'apertura di corridoi di accesso: questa richiesta documentata rafforza qualsiasi successiva azione legale.

Durante l'evento: Documentare tutto con foto e timestamp — mancate consegne, clienti che non accedono, prodotti deteriorati. Conservare le comunicazioni con i fornitori che hanno annullato o ritardato. Raccogliere i dati comparativi di incasso (stesso sabato dell'anno precedente) come riferimento per il calcolo del danno.

Dopo l'evento: Se si rilevano vizi procedurali nell'ordinanza o danni diretti documentati, il termine per presentare ricorso al TAR è di 60 giorni dalla pubblicazione dell'atto lesivo. Per l'azione civile ordinaria ex art. 2043 c.c., il termine è di 5 anni.

Anche per chi si trova in zone limitrofe, come gli artigiani coinvolti in vertenze legate alla responsabilità dell'organizzatore in eventi sportivi sul territorio, il principio è lo stesso: la documentazione preventiva e la consulenza legale trasformano un danno subito passivamente in un diritto attivamente difendibile.

Un avvocato in grado di analizzare le ordinanze comunali e verificare la loro conformità alle norme del Codice della Strada è la risorsa chiave per chi vuole smettere di considerare il Giro di Lombardia come una perdita inevitabile e iniziare a tutelarsi concretamente.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere esclusivamente informativo e non costituiscono consulenza legale. Per valutare la propria situazione specifica, è sempre consigliabile rivolgersi a un avvocato qualificato.

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