Giovanni Manna nel mirino della Roma: i diritti contrattuali di un DS di Serie A
Il calciomercato estivo 2026 si è aperto con un caso inatteso protagonista: Giovanni Manna, direttore sportivo del Napoli, è nel mirino del club di Friedkin. Secondo fonti di mercato del 9 maggio 2026, la Roma avrebbe già avviato contatti con l'entourage del dirigente campano, mentre Aurelio De Laurentiis avrebbe risposto con fermezza: chi vuole Manna deve pagare un'indennità sostanziosa, perché è ancora sotto contratto con il Napoli.
Uno scenario che in Italia si ripete spesso nel mondo del calcio, ma che nasconde implicazioni legali complesse. Cosa può davvero fare un club per trattenere il proprio direttore sportivo? E quali diritti ha Manna se volesse accettare la proposta giallorossa?
Il contratto da dirigente sportivo: non è come quello di un calciatore
A differenza dei calciatori professionisti, regolati dalla Legge n. 91/1981, i direttori sportivi operano in un quadro normativo ibrido: da un lato il diritto del lavoro comune (D.Lgs. 81/2015 e Codice civile), dall'altro le normative specifiche della FIGC e il Regolamento FIFA.
Il DS è a tutti gli effetti un dirigente d'azienda. Il suo contratto è un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, con una scadenza precisa. Prima della riforma dello sport (D.Lgs. 36/2021), le figure dirigenziali dei club professionistici vivevano in un limbo normativo. Oggi esistono tutele più chiare, ma la questione della libera circolazione dei dirigenti rimane aperta.
Secondo i dati della FIGC, in Serie A ci sono attualmente 20 direttori sportivi iscritti all'Albo. Ogni anno in media 6-8 cambiano club, spesso in circostanze simili a quella di Manna: contratto in corso, richiesta di rescissione e relativa trattativa economica.
Può il Napoli bloccare Manna?
In linea di principio, sì. Un contratto a tempo determinato non si può rompere unilateralmente senza conseguenze economiche. Se Manna decidesse di accettare la proposta della Roma rescindendo il proprio contratto col Napoli, il club partenopeo avrebbe il diritto di richiedere un risarcimento per danno patrimoniale — quantificato in base agli anni residui di contratto e al valore della sua posizione.
Tuttavia, il diritto del lavoro italiano prevede anche l'articolo 2119 del Codice Civile, che consente la risoluzione immediata del contratto in caso di «giusta causa». In ambito sportivo, questo principio è stato invocato in diverse controversie. Se il DS dimostrasse che il rapporto fiduciario con la società si è irrimediabilmente compromesso, potrebbe avere diritto a risolvere il contratto anticipatamente senza incorrere in penali.
La questione, però, è quasi sempre oggetto di negoziazione privata tra le parti, con il coinvolgimento dei rispettivi legali.
Il ruolo del patto di non concorrenza
Un aspetto spesso trascurato nei contratti dei dirigenti sportivi è il patto di non concorrenza, previsto dall'art. 2125 del Codice Civile. Questo accordo limita la libertà del dipendente di svolgere attività concorrenziale dopo la cessazione del rapporto di lavoro, per un periodo massimo di cinque anni (tre per gli impiegati).
Se il contratto di Manna contenesse una clausola di questo tipo — escludendo l'ingaggio in club della stessa competizione (Serie A) per un periodo determinato — la Roma potrebbe avere serie difficoltà a formalizzare l'accordo, almeno fino alla naturale scadenza del vincolo.
Queste clausole, per essere valide, devono prevedere un corrispettivo economico adeguato e non possono essere eccessivamente limitative della libertà professionale del lavoratore.
Cosa succede se il club venditore e il club acquirente raggiungono un accordo?
Il percorso più semplice — e quello più comune nel calcio — è un accordo tra Napoli e Roma per il trasferimento di Manna prima della scadenza del contratto. In questo caso, il Napoli riceverebbe un'indennità concordata (la "buonuscita" dal punto di vista del DS più un corrispettivo per il club cedente), e tutte le parti sarebbero tutelate.
La procedura prevede:
- Accordo tra i club sull'indennità di trasferimento
- Rescissione consensuale del contratto esistente
- Firma di un nuovo contratto con il club acquirente
- Comunicazione alla FIGC e aggiornamento dell'Albo dei Dirigenti
Come evidenziato dalle vicende legate alle squalifiche e ai contratti in Serie A, il sistema sportivo italiano prevede procedure specifiche per ogni tipo di controversia contrattuale che necessitano di esperti del diritto sportivo.
Quando serve davvero un avvocato sportivo
Il caso Manna non è un'eccezione: in Italia il mercato dei dirigenti sportivi è sempre più dinamico, e le controversie contrattuali sono all'ordine del giorno. Le famiglie di giovani calciatori, gli agenti, i procuratori, ma anche i dirigenti stessi si trovano spesso ad affrontare situazioni in cui la consulenza legale non è un'opzione — è una necessità.
Un avvocato specializzato in diritto sportivo può:
- Analizzare le clausole contrattuali e identificare punti critici prima della firma
- Valutare la fondatezza di una richiesta risarcitoria in caso di rescissione anticipata
- Assistere nella negoziazione di patti di non concorrenza equi e legalmente validi
- Rappresentare la parte lesa in caso di controversia davanti agli organi federali
Il testo integrale del Decreto Legislativo 36/2021 sulla riforma dello sport, che ha ridisegnato i rapporti di lavoro nel settore sportivo italiano, è consultabile sul portale ufficiale Normattiva.
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Chiara Romano