Giovanni Carnevali alla Juventus: cosa dice la legge quando licenziano un CEO di calcio

Dirigente italiano in giacca scura esamina documenti contrattuali in sala riunioni a Torino 2026
4 min di lettura 11 giugno 2026

L'11 giugno 2026, la Juventus ha annunciato la fine del rapporto con Damien Comolli come Amministratore Delegato, dopo meno di una stagione dalla sua nomina nell'estate 2025. Secondo il giornalista Matteo Moretto, Giovanni Carnevali — storico CEO del Sassuolo per oltre vent'anni — è il principale candidato alla successione. L'avvicendamento ai vertici del club bianconero riaccende un tema cruciale per il mondo del lavoro: cosa prevede la legge italiana quando un dirigente di vertice viene allontanato prima della scadenza del contratto?

Juventus e l'addio a Comolli: i fatti

Comolli era stato nominato Amministratore Delegato nell'estate 2025 con il compito di rilanciare sportivamente e finanziariamente la Juventus. La stagione 2025-26 ha portato risultati discontinui e, secondo le ricostruzioni della stampa sportiva, frizioni con l'area tecnica guidata da Luciano Spalletti. L'11 giugno 2026 è arrivata la decisione definitiva del Consiglio di Amministrazione.

Le indiscrezioni riportate da Calcio e Finanza e da fonti vicine al club parlano di trattative per una buonuscita nell'ordine di 2,5-3 milioni di euro. Al suo posto, Carnevali porterà un modello di gestione rigoroso: sotto la sua guida il Sassuolo è diventato un riferimento di sostenibilità finanziaria nel calcio italiano, capace di valorizzare talenti e chiudere bilanci in attivo per oltre un decennio.

Il quadro normativo: AD e dirigenti in Italia

In Italia, la posizione dell'Amministratore Delegato di una società per azioni è disciplinata principalmente dal Codice Civile. Secondo l'art. 2383 c.c., l'assemblea dei soci può revocare un AD in qualsiasi momento, anche senza giusta causa. Questa flessibilità è però bilanciata da una tutela economica: se la revoca avviene senza giusta causa, il dirigente ha diritto a un risarcimento del danno.

Tale risarcimento include tipicamente:

  • I compensi che sarebbero stati percepiti fino alla naturale scadenza del mandato
  • I benefit contrattualmente pattuiti (bonus, auto aziendale, partecipazione agli utili)
  • Il danno alla carriera per la perdita anticipata dell'incarico

Va chiarita una distinzione tecnica importante: per gli AD si parla di "revoca del mandato", non di "licenziamento". Quest'ultimo termine è riservato al rapporto di lavoro subordinato. Tuttavia, in molti contratti di alta dirigenza i due regimi si sovrappongono: il manager è allo stesso tempo organo societario e lavoratore dipendente.

Revoca senza giusta causa: cosa spetta al dirigente

Quando un dirigente viene licenziato senza giusta causa — o quando la revoca dell'AD avviene in assenza di motivazioni valide — il quadro normativo prevede tutele precise.

Per i dirigenti che rientrano nel CCNL Dirigenti (Contratto Collettivo Nazionale dei Dirigenti di Aziende Industriali), i punti chiave sono:

  • Preavviso: da 4 mesi (fino a 4 anni di anzianità) fino a 12 mesi (oltre 10 anni). In caso di omissione è dovuta l'indennità sostitutiva
  • Indennità supplementare: riconosciuta dal Collegio Arbitrale nel caso di licenziamento ritenuto ingiustificato, pari a 2-16 mensilità in base all'anzianità
  • TFR: il trattamento di fine rapporto, sempre dovuto alla cessazione del rapporto

Nei contratti individuali di alto profilo si aggiungono spesso clausole di "golden parachute" — accordi preventivi che fissano l'indennità di buonuscita in anticipo, senza necessità di contenzioso. È esattamente questo il meccanismo che, secondo le indiscrezioni, la Juventus starebbe applicando nel caso Comolli.

Quando conviene impugnare il licenziamento

Non tutti i licenziamenti di dirigenti conviene impugnarli in sede legale. I costi e i tempi della giustizia civile italiana — mediamente 3-5 anni per una sentenza di primo grado — rendono spesso preferibile una transazione extragiudiziale. Esistono però situazioni in cui il ricorso è opportuno:

  • La revoca è avvenuta in violazione delle procedure statutarie del CdA
  • Mancano verbali o motivazioni formali della delibera
  • Il dirigente ha subito mobbing o discriminazioni (genere, età, appartenenza sindacale)
  • La buonuscita proposta è inferiore a quanto previsto contrattualmente

In questi casi, il procedimento arbitrale previsto dal CCNL Dirigenti rappresenta un'alternativa più rapida alla causa ordinaria: tempi medi di 6-18 mesi contro i 3-5 anni del tribunale del lavoro.

La lezione del caso Juventus per tutti i dirigenti

Il caso Comolli-Carnevali è estremo per le cifre coinvolte, ma il meccanismo è identico per ogni dirigente d'azienda. Secondo i dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali relativi al 2025, in Italia sono state registrate oltre 28.000 controversie lavorative che coinvolgono manager e dirigenti, con un incremento del 12% rispetto all'anno precedente. Il fenomeno dei "licenziamenti rapidi" — con dirigenti sostituiti dopo 12-18 mesi per mancato raggiungimento di obiettivi — è in crescita anche nelle PMI.

Se ti trovi in una situazione analoga — un licenziamento improvviso, pressioni a firmare una risoluzione consensuale, una buonuscita negoziata in fretta — è fondamentale non firmare nulla prima di avere un parere legale indipendente.

Prima di firmare qualsiasi accordo, verifica

  • Se la revoca rispetta le clausole del contratto individuale
  • Se il preavviso è stato rispettato o sostituito da un'indennità adeguata
  • Se l'importo della buonuscita riflette i termini del CCNL applicabile
  • Se esistono clausole di non concorrenza che limitano future opportunità lavorative

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Nota: questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale. Per valutare la propria situazione specifica, è consigliabile consultare un avvocato qualificato.

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