L'inchiesta su Giorgio Schenone e gli arbitri Inter: cosa rischia il club secondo il diritto sportivo

Dirigente sportivo esamina documenti inchiesta arbitri calcio italiano 2026

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5 min di lettura 1 maggio 2026

Il nome di Giorgio Schenone, responsabile delle relazioni con gli arbitri per il Football Club Internazionale Milano, è finito al centro dell'inchiesta della Procura di Milano sulle presunte designazioni pilotate in Serie A. Il 1° maggio 2026, i principali media sportivi italiani — tra cui Tuttosport, Fanpage e Calcio e Finanza — riportano che nelle intercettazioni telefoniche di Gianluca Rocchi, ex designatore arbitrale della FIGC, emerge ripetutamente il nome del "referee manager" nerazzurro in conversazioni su arbitri definiti "graditi" o "sgraditi". Schenone non risulta indagato, ma il caso riaccende il dibattito su una figura professionale ancora priva di un quadro normativo preciso nel calcio italiano.

Chi è Giorgio Schenone e cosa fa il referee manager dell'Inter

Giorgio Schenone ricopre il ruolo di referee manager dell'Inter, ovvero il responsabile della gestione dei rapporti istituzionali tra il club nerazzurro e il mondo arbitrale. È una figura presente in molte grandi società calcistiche europee, il cui compito ufficiale include: facilitare la comunicazione formale tra la società e i designatori degli arbitri, segnalare eventuali errori tecnici nelle relazioni post-partita e rappresentare il club nelle sedi di reclamo arbitrale previste dalla FIGC.

Lo stesso presidente dell'Inter, Giuseppe Marotta, aveva dichiarato pubblicamente che nella stagione 2024-25 l'Inter era stata la squadra meno ammonita dell'intero campionato di Serie A, attribuendo parte di questo risultato al lavoro svolto da Schenone nella gestione delle relazioni con gli arbitri.

Il problema centrale, emerso con questa inchiesta, è che in Italia la figura del referee manager non è disciplinata da alcuna norma specifica della FIGC. La sua esistenza è de facto accettata nel sistema calcistico, ma i confini tra attività lecita di lobbying sportivo e interferenza illecita non sono mai stati definiti con chiarezza.

L'intercettazione di Rocchi: cosa emerge dalle indagini

Secondo quanto riportato dai principali organi di stampa il 1° maggio 2026, Gianluca Rocchi sarebbe stato intercettato durante una conversazione telefonica avvenuta il 2 aprile 2025, all'interno dello Stadio San Siro, nella quale parlava di arbitri "graditi" e "sgraditi" da alcune squadre di Serie A, citando Schenone come interlocutore nel contesto delle relazioni inter-clubarbitrali.

Rocchi era all'epoca il capo designatore arbitrale della Can A, il massimo organismo di designazione degli arbitri professionistici italiani. Le indagini della Procura di Milano si concentrano su di lui e sul meccanismo complessivo di designazione, non su Schenone né sull'Inter come società.

Il Codice di Giustizia Sportiva FIGC: le norme applicabili

Il Codice di Giustizia Sportiva della FIGC disciplina le violazioni nell'ambito del calcio federale italiano e prevede sanzioni sia per i soggetti fisici che per le società. In materia di interferenze con l'attività arbitrale, gli articoli rilevanti stabiliscono quanto segue:

  • Articolo 4 (Principi di lealtà, correttezza e probità): vieta qualsiasi comportamento che alteri o tenti di alterare la regolare conclusione delle gare sportive.
  • Articolo 31 (Illecito sportivo): sanziona chi agisce per alterare lo svolgimento o il risultato di una gara, anche tramite pressioni indebite sugli arbitri o sui designatori.
  • Responsabilità oggettiva delle società: una società può essere sanzionata anche per comportamenti posti in essere da dirigenti, collaboratori o addetti, a prescindere dal loro inquadramento formale nel contratto di lavoro.

Quest'ultimo punto è particolarmente rilevante: l'Inter potrebbe essere chiamata a rispondere di eventuali condotte illecite anche se Schenone non risulta formalmente dipendente con qualifica dirigenziale.

Quali sanzioni rischia un club in caso di interferenza con gli arbitri

L'applicazione delle sanzioni dipende dall'esito delle indagini federali e dall'eventuale rinvio a giudizio davanti al Tribunale Federale Nazionale. La prassi giudiziaria sportiva italiana mostra casistiche molto variabili a seconda della gravità dei fatti accertati:

  • Ammende pecuniarie: da alcune migliaia a svariati milioni di euro, in base alla gravità dei fatti e all'eventuale recidiva del club.
  • Penalizzazione in classifica: applicata di norma solo in caso di illecito sportivo accertato con decisione definitiva, non in via cautelare.
  • Inibizione dei dirigenti: sospensione temporanea o permanente dalle funzioni dirigenziali all'interno del calcio federale.
  • Retrocessione: riservata ai casi di illecito grave e accertato, con il precedente storico più noto rappresentato dal caso "Calciopoli" del 2006.

È fondamentale distinguere il procedimento penale ordinario — gestito dalla Procura di Milano in sede civile — da quello sportivo davanti alla FIGC: i due possono procedere in parallelo con esiti autonomi e indipendenti l'uno dall'altro.

La gestione del patrimonio dei calciatori in periodi di incertezza

Le vicende giudiziarie che coinvolgono un club incidono inevitabilmente anche sui contratti dei calciatori e dei dirigenti. Come evidenziato in un'analisi precedente sul rinnovo di Simone Inzaghi e la gestione del suo patrimonio da allenatore, i professionisti del calcio ad alto reddito devono pianificare la propria situazione finanziaria considerando anche i rischi legati a procedimenti giudiziari che possono influenzare il valore dei loro contratti e i bonus pattuiti.

La stessa questione riguarda i premi e bonus legati allo Scudetto e ai risultati sportivi: in caso di penalizzazione o retrocessione a seguito di un illecito, i contratti individuali possono prevedere clausole di riduzione o restituzione dei premi già erogati.

I tempi della giustizia sportiva italiana

Il sistema di giustizia sportiva italiano prevede procedure d'urgenza per i casi rilevanti durante il campionato in corso. Tuttavia, i procedimenti ordinari possono durare mesi o anni, con possibilità di ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS/CAS) di Losanna per le decisioni che hanno rilevanza internazionale.

In ambito FIGC, i procedimenti disciplinari devono generalmente essere avviati entro 5 anni dal fatto. Diversamente dal diritto penale ordinario, nel quale le prescrizioni possono avere tempi molto più lunghi, la giustizia sportiva tende a tempi più compressi per garantire la continuità e la certezza dei campionati.

Quando consultare un avvocato specializzato in diritto sportivo

Il diritto sportivo è una branca altamente specialistica. Un avvocato esperto può essere indispensabile se:

  • Sei un dirigente, un procuratore sportivo o un calciatore coinvolto in un procedimento FIGC
  • Un club è destinatario di un'indagine federale che potrebbe incidere sui contratti in corso
  • Stai valutando un ricorso al TAS contro una decisione federale
  • Vuoi comprendere i limiti legali dell'attività di un referee manager o di un intermediario sportivo

Questo articolo ha carattere informativo e giornalistico. Non costituisce consulenza legale. Per valutare situazioni specifiche, consulta un avvocato specializzato in diritto sportivo.

Crediti fotografici : Questa immagine è stata generata dall'intelligenza artificiale.

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