Il 16 luglio 2026 il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena si è riunito per definire l'ultimo tratto della fusione con Mediobanca, l'operazione che ridisegna gli equilibri del credito italiano. Con un concambio fissato a 2,45 azioni MPS per ogni titolo Mediobanca, l'incorporazione porta con sé la scissione di Mediobanca Premier e Widiba e la sparizione del marchio Widiba, oltre a sinergie stimate in circa 700 milioni di euro entro il quarto trimestre 2026. Dietro i numeri di Borsa, però, ci sono migliaia di lavoratori delle due banche che si chiedono cosa cambierà per il loro contratto, la loro sede e il loro futuro.
Le sinergie industriali, nel linguaggio bancario, si traducono spesso in razionalizzazione delle filiali sovrapposte e in una revisione degli organici. Nessun piano di esuberi è stato ufficializzato al momento della fusione, ma la storia recente del risiko bancario italiano insegna che le riorganizzazioni societarie toccano quasi sempre il personale. Per questo conoscere i propri diritti prima che le decisioni siano prese è la mossa più utile che un dipendente possa fare oggi.
Cosa dice la legge quando un'azienda viene incorporata
Il punto di partenza è l'articolo 2112 del codice civile, che regola il trasferimento d'azienda e i suoi effetti sui rapporti di lavoro. La norma stabilisce un principio chiaro: in caso di fusione o cessione, il rapporto di lavoro prosegue con il nuovo datore di lavoro e il dipendente conserva tutti i diritti che ne derivano. Anzianità di servizio, livello di inquadramento, retribuzione e trattamento di fine rapporto passano automaticamente alla banca risultante dall'operazione. Il testo integrale è consultabile sul portale Normattiva.
In concreto, un dipendente di Mediobanca o di Widiba non può essere licenziato per il solo fatto che la sua banca viene incorporata in MPS. Il trasferimento d'azienda, da solo, non costituisce giusta causa o giustificato motivo di licenziamento. Il datore di lavoro cedente e quello cessionario, inoltre, sono obbligati in solido per tutti i crediti che il lavoratore aveva maturato al momento del trasferimento: significa che le somme dovute possono essere richieste a entrambi. Vale la pena ricordare che, anche fuori dalle fusioni, i diritti dei lavoratori in caso di licenziamenti collettivi seguono regole precise e non lasciano spazio a decisioni unilaterali senza confronto sindacale.
La procedura sindacale che precede ogni fusione
Quando l'operazione coinvolge più di quindici dipendenti, la legge impone una procedura di informazione e consultazione sindacale. Almeno venticinque giorni prima del perfezionamento, le imprese devono comunicare per iscritto alle rappresentanze sindacali la data del trasferimento, i motivi, le conseguenze giuridiche ed economiche per i lavoratori e le eventuali misure previste. È in questa fase che si negoziano gli accordi che, nella pratica, determinano l'esito reale per le persone.
Nel settore del credito questa negoziazione ha un attore in più: il Fondo di solidarietà del settore bancario, gestito attraverso l'INPS. Il Fondo consente di accompagnare alla pensione, con un assegno straordinario, i lavoratori più vicini alla maturazione dei requisiti, evitando i licenziamenti secchi. È lo strumento con cui quasi tutte le grandi fusioni bancarie degli ultimi anni hanno gestito le eccedenze di personale su base volontaria e non traumatica, con logiche vicine a quelle degli esodati e degli accompagnamenti alla pensione già noti al settore.
Cosa può fare oggi un dipendente coinvolto
Il primo passo è verificare la propria posizione contrattuale e l'anzianità utile ai fini pensionistici, perché chi è vicino ai requisiti si trova in una posizione diversa rispetto a un giovane assunto. Il secondo è conservare ogni documento retributivo, gli accordi individuali e le comunicazioni aziendali: in caso di contenzioso, la prova documentale è decisiva. Il terzo è seguire da vicino le comunicazioni delle rappresentanze sindacali, perché gli accordi collettivi che nasceranno dalla procedura definiranno incentivi all'esodo, ricollocazioni e tutele.
Un avvocato giuslavorista può leggere l'accordo sindacale alla luce della situazione personale del singolo lavoratore, valutare se un'eventuale proposta di uscita incentivata sia conveniente e verificare che il passaggio di contratto rispetti l'articolo 2112. È un supporto particolarmente utile quando la banca propone modifiche alla mansione o al luogo di lavoro: il trasferimento d'azienda conserva i diritti, ma non congela per sempre l'organizzazione, e capire dove finisce la tutela e dove inizia il legittimo potere organizzativo del datore richiede competenza tecnica.
Attenzione anche ai correntisti e ai risparmiatori
La riorganizzazione non riguarda solo chi lavora in banca. Anche i clienti, con la sparizione del marchio Widiba e lo spostamento di rapporti da un istituto all'altro, dovranno prestare attenzione alle comunicazioni ufficiali. Nei periodi di fusione aumentano i tentativi di phishing che sfruttano la confusione: nessuna banca chiede credenziali via email o SMS, e ogni messaggio che invita a "confermare i dati per il passaggio" va trattato come sospetto fino a verifica diretta sui canali ufficiali.
Un evento da seguire con attenzione, non con ansia
La fusione MPS-Mediobanca è una delle operazioni più rilevanti del sistema bancario italiano degli ultimi anni e i suoi effetti sul personale si chiariranno nei prossimi mesi, con l'approvazione assembleare e le autorizzazioni delle autorità di vigilanza. Chi lavora nelle due banche non è indifeso: la legge offre un quadro di tutele solido e la contrattazione di settore ha strumenti collaudati per gestire le eccedenze senza traumi. Informarsi per tempo, documentare la propria posizione e farsi affiancare da un professionista quando arriva la prima comunicazione ufficiale è il modo migliore per affrontare il cambiamento da protagonisti e non da spettatori.
Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza legale. Per una valutazione della propria situazione specifica è consigliabile rivolgersi a un avvocato giuslavorista.

Chiara Romano