La Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6433 del 18 marzo 2026, ha stabilito un principio destinato a cambiare le regole del gioco: Google deve risarcire chi non riesce a cancellare dalla rete una notizia di cronaca superata dai fatti. Una decisione che riguarda direttamente migliaia di italiani il cui nome è ancora associato online a procedimenti penali conclusi anni fa.
Il caso che ha fatto giurisprudenza
Al centro dell'ordinanza c'è la vicenda di un cittadino italiano coinvolto in un'indagine per riciclaggio e concorso, chiusasi nel marzo 2022 con la dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione. Una volta concluso il fascicolo, l'interessato aveva chiesto a Google la deindicizzazione degli articoli di cronaca che ancora oggi, digitando il suo nome, comparivano tra i primi risultati del motore di ricerca.
Google aveva temporeggiato. Il Tribunale di Roma aveva riconosciuto la violazione del diritto all'oblio, ma aveva negato il risarcimento sostenendo l'insufficienza delle prove del danno subito. La Cassazione ha ribaltato quella decisione: il danno, in questi casi, può essere valutato in via equitativa ai sensi degli articoli 1226 e 2056 del codice civile, tenendo conto della diffusione della notizia, della gravità del reato contestato rispetto all'esito reale del procedimento e del profilo sociale del soggetto coinvolto.
Quando la cronaca diventa un danno permanente
La notizia di un arresto, di un avviso di garanzia o di un rinvio a giudizio è legittima nel momento in cui viene pubblicata. Il diritto di cronaca è garantito dall'articolo 21 della Costituzione italiana e dai principi europei sulla libertà di stampa. Il problema nasce quando quella notizia rimane accessibile online a distanza di anni, mentre la realtà giudiziaria è cambiata: il procedimento è stato archiviato, l'imputato è stato assolto, oppure il reato si è estinto per prescrizione.
La Cassazione già con la sentenza n. 31859/2024 aveva chiarito che un provvedimento di archiviazione o una sentenza di assoluzione costituiscono titolo sufficiente per ottenere la deindicizzazione. L'ordinanza n. 6433/2026 va oltre: afferma che il mancato intervento tempestivo del motore di ricerca, dopo che l'interessato ha fornito la documentazione necessaria, comporta una responsabilità risarcibile e non richiede la prova puntuale di ogni singola conseguenza negativa.
Il GDPR e il diritto all'oblio: cosa dice la legge
Il diritto all'oblio è disciplinato dall'articolo 17 del Regolamento UE 2016/679 (GDPR), che riconosce a ogni persona il diritto di ottenere la cancellazione dei propri dati personali quando questi non sono più necessari rispetto alle finalità per cui erano stati raccolti, oppure quando il trattamento risulta illecito.
In Italia, il Garante per la Protezione dei Dati Personali è l'autorità competente per vigilare sul rispetto di questi diritti e ricevere i reclami dei cittadini. La richiesta di deindicizzazione può essere presentata direttamente a Google tramite il modulo ufficiale del motore di ricerca, ma la procedura presenta spesso ostacoli burocratici e tempi di risposta lunghi.
L'ordinanza n. 6433/2026 chiarisce anche i limiti geografici della tutela: la deindicizzazione ottenuta tramite Google Italy riguarda solo la versione italiana del motore di ricerca. Per una protezione più ampia — che copra anche Google.com e le versioni internazionali — è necessario rivolgersi alle autorità europee competenti o intraprendere un percorso legale più articolato.
Non basta la prescrizione: il bilanciamento resta caso per caso
L'oblio non è automatico. La Cassazione, con l'ordinanza n. 14488/2025, ha ribadito che il bilanciamento tra diritto alla privacy e diritto di cronaca richiede una valutazione individuale. I criteri principali sono:
- Il tempo trascorso dall'evento: la notizia decade di interesse pubblico progressivamente, generalmente entro 2-5 anni dalla conclusione del procedimento, a seconda della rilevanza mediatica originaria.
- L'esito del procedimento: assoluzione e archiviazione pesano più della sola prescrizione, perché la prescrizione non implica un accertamento di innocenza.
- Il rilievo pubblico del soggetto: i personaggi pubblici — politici, imprenditori noti, funzionari statali — hanno una soglia di tutela più bassa rispetto ai privati cittadini.
- L'attualità della notizia: se il procedimento penale riguarda questioni ancora dibattute o di interesse collettivo, l'oblio viene bilanciato diversamente.
Ciò significa che anche chi ha ottenuto la prescrizione — come nel caso dell'ordinanza n. 6433/2026 — può richiedere la deindicizzazione, ma il percorso è più articolato rispetto a chi è stato assolto con formula piena.
Il ruolo dell'avvocato: perché affidarsi a un esperto
La procedura per ottenere la deindicizzazione è complessa. Compilare la richiesta a Google in modo errato o presentare documentazione incompleta può portare al rifiuto e alla necessità di impugnare la decisione davanti al Garante o al tribunale competente. Un avvocato esperto in diritto digitale e privacy può:
- Valutare se sussistono i requisiti per il diritto all'oblio nel caso specifico
- Redigere la richiesta formale di deindicizzazione con la documentazione corretta
- Presentare reclamo al Garante per la Protezione dei Dati Personali in caso di diniego
- Avviare un'azione risarcitoria — sulla base dei principi fissati dall'ordinanza n. 6433/2026 — se il ritardo del motore di ricerca ha causato un danno documentabile alla reputazione
Approfondisci come il GDPR si applica alla tutela dell'identità digitale nel caso Spider-Man e il diritto all'oblio, oppure scopri come tutolarsi da contenuti diffamatori online grazie a un avvocato.
Cosa fare se il tuo nome compare in notizie di cronaca obsolete
Se digitando il tuo nome su Google trovi ancora articoli che ti associano a un procedimento penale concluso, ecco i passi concreti:
- Raccogli la documentazione: sentenza di assoluzione, decreto di archiviazione o provvedimento di estinzione del reato. La data è fondamentale per dimostrare la superatezza della notizia.
- Verifica i criteri: quanto tempo è passato? Sei un privato cittadino o un personaggio pubblico? Il procedimento ha avuto rilevanza mediatica nazionale o locale?
- Presenta la richiesta a Google: usa il modulo per la rimozione di URL, allegando tutta la documentazione giudiziaria pertinente.
- Contatta il Garante se la risposta è negativa: il Garante Privacy può ordinare la deindicizzazione e sanzionare i motori di ricerca inadempienti.
- Valuta l'azione risarcitoria: se il ritardo di Google ti ha causato un danno concreto alla reputazione professionale o personale, un avvocato può aiutarti a quantificarlo e a richiederne il ristoro in sede civile.
La notizia di cronaca è una traccia digitale che può seguirti per anni. Ma il diritto italiano ed europeo ti dà gli strumenti per cancellarla — a patto di saperli usare nel modo giusto.

Sofia Gallo