Como 1907 in Champions: da €800.000 a €37 milioni, le 3 lezioni patrimoniali dei Hartono

Panoramica aerea del Lago di Como con le ville lombarde e le montagne sullo sfondo

Photo : Diego Delso / Wikimedia

Sofia Sofia RomanoConsulenza Patrimoniale
6 min di lettura 10 agosto 2026

Sette anni fa, il Como 1907 era una squadra di Serie D sull'orlo del fallimento, con un valore di mercato stimato intorno a zero e debiti che avevano allontanato ogni potenziale acquirente italiano. Nell'estate 2019, i fratelli indonesiani Robert Budi Hartono e Michael Bambang Hartono — i più ricchi d'Indonesia, con una fortuna superiore ai 40 miliardi di dollari costruita attraverso il gruppo Djarum — acquistano il club per 800.000 euro. Nell'estate 2026, il Como 1907 è qualificato alla UEFA Champions League, genera 35 milioni di euro l'anno in merchandise e incasserà almeno 37 milioni dall'UEFA solo per la partecipazione alla competizione europea. È forse il caso di investimento più discusso nel calcio degli ultimi anni: ma cosa può imparare un investitore privato italiano da questa storia?

I numeri che raccontano una trasformazione

Per capire la portata dell'operazione Hartono, bastano tre cifre.

€800.000 è il prezzo pagato per acquisire il Como 1907 nel 2019, quando il club militava in Serie D con uno stadio semivuoto e conti in rosso.

€100 milioni+ è l'investimento complessivo nel calciomercato nei primi anni di gestione, con acquisti strategici di giocatori giovani e rivendibili, non star al tramonto.

€37 milioni è il valore minimo garantito dalla qualificazione alla Champions League 2026-27, secondo i dati di Calcio e Finanza: 18,4 milioni dalla sola partecipazione, con bonus che portano la stima totale a circa 37 milioni nella prima stagione europea.

A questi si aggiungono i 35 milioni di euro in ricavi da merchandise — una cifra che, appena tre anni fa, sarebbe sembrata fantascienza per un club di terza divisione. La valorizzazione complessiva del club non è ancora pubblica, ma analisti sportivi come HuddleUp stimano che il brand Como 1907 valga oggi tra i 200 e i 300 milioni di euro: un moltiplicatore di oltre 250 volte sull'investimento iniziale in sette anni.

La strategia patrimoniale dei Hartono: tre leve che non sono fortuna

La storia del Como 1907 non è un caso di fortuna sportiva. È l'applicazione di una logica di private equity a un asset alternativo — il calcio — con un orizzonte temporale lungo e una tesi di investimento precisa. I Hartono hanno usato tre leve che qualsiasi consulente patrimoniale riconosce immediatamente.

Prima leva: il valore del territorio come asset di brand. Il Como si trova sulle rive del Lago di Como, uno dei luoghi più iconici al mondo. Prima ancora di vincere una partita di Serie B, il club aveva già un vantaggio competitivo nel marketing globale: sponsor internazionali, visibilità turistica, appeal per atleti stranieri che volevano vivere in Italia. Il territorio non era un dettaglio geografico — era parte integrante della tesi di investimento.

Seconda leva: investimento aggressivo sul talento con logica di rivendita. I 100 milioni di euro non sono stati spesi su nomi famosi ma ammaccati. Sono andati su giocatori giovani, spesso sottovalutati, con contratti strutturati per massimizzare le plusvalenze future. Questa logica — comprare giovani, valorizzarli, rivenderli — è la stessa che governa i migliori fondi di private equity in qualsiasi settore.

Terza leva: costruzione parallela dei ricavi commerciali. I Hartono non hanno aspettato la Serie A per sviluppare il brand. Hanno costruito strutture di hospitality, accordi commerciali e una community di tifosi internazionali già in Serie B e Serie C. Quando i risultati sportivi sono arrivati, i ricavi commerciali erano già un motore autonomo.

Oggi, tuttavia, il club dovrà misurarsi con un nuovo vincolo: le regole del Fair Play Finanziario UEFA. Secondo Betfair, Per la stagione 2026-27 l'UEFA analizzerà i conti degli ultimi tre anni, durante i quali le uscite hanno sistematicamente superato le entrate. I 37 milioni di Champions League serviranno anche a riequilibrare un bilancio ancora in costruzione.

La domanda che ogni investitore si pone: è replicabile?

La risposta breve è no. Nessun privato può replicare il modello Hartono: non hai 40 miliardi di dollari di patrimonio, non puoi prendere il controllo operativo di un club, non hai accesso diretto alle trattative con calciatori e agenti. Ma la domanda giusta non è "posso comprare il prossimo Como?". È: esiste un modo razionale per un privato italiano di esporsi al calcio — o agli asset sportivi in generale — come componente di un portafoglio diversificato?

La risposta è sì, attraverso strumenti molto diversi:

  • Fondi di private equity sportivi, con ticket di ingresso tipicamente tra 100.000 e 500.000 euro, rendimenti storici nel settore tra il 10% e il 15% annuo (fonte: KPMG Sports Finance, 2025) e orizzonte di 7-10 anni;
  • Quote di minoranza in club minori, attraverso piattaforme di equity crowdfunding regolamentate dalla CONSOB, con investimenti minimi a partire da poche centinaia di euro;
  • Fan token e asset digitali legati al calcio, ad altissimo rischio speculativo e liquidità immediata, adatti solo a chi tollera la volatilità massima.

Ognuno di questi strumenti ha un profilo rischio/rendimento radicalmente diverso. Nessuno dovrebbe essere inserito in portafoglio senza una valutazione personalizzata.

Il caso concreto: cosa avrebbe guadagnato Luca in sette anni

Prendiamo un esempio preciso. Luca ha 47 anni, è un imprenditore lombardo con un patrimonio finanziario di 800.000 euro. Nel 2019, su consiglio di un consulente patrimoniale, destina il 5% del portafoglio — cioè 40.000 euro — agli investimenti alternativi, inclusi gli asset sportivi.

Scenario A: fondo di private equity sportivo (rischio moderato-alto). Un fondo specializzato con rendimento medio del 12% annuo trasforma 40.000 euro in circa 88.000 euro entro il 2026. Non è un moltiplicatore 250×, ma è un rendimento reale di oltre il 120%, liquidabile alla scadenza del fondo e pianificabile fiscalmente — ben diverso da un deposito bancario allo 0,5%.

Scenario B: quota di minoranza in un club di Serie C (rischio alto). Se quel club viene promosso in Serie B in tre anni (scenario plausibile ma non garantito), le quote acquistate a 40.000 euro potrebbero valere 56.000-72.000 euro (+40-80%). Se invece il club retrocede in Serie D o fallisce — come accade statisticamente al 15-20% dei club professionistici italiani in un decennio — le stesse quote valgono zero, e non c'è rimborso.

Il punto critico non è la scelta dello strumento: è la dimensione dell'esposizione. I Hartono potevano permettersi di perdere 800.000 euro senza che cambiasse nulla nel loro patrimonio complessivo. Luca, invece, deve garantirsi che i 40.000 euro in asset sportivi non mettano a rischio il restante 95% del portafoglio — che copre pensione integrativa, liquidità di emergenza, investimenti per i figli.

È esattamente in questa valutazione che un consulente patrimoniale esperto diventa indispensabile: non per scegliere il club giusto, ma per definire quanto rischio alternativo il portafoglio complessivo può sopportare, e come strutturare l'uscita se le cose non vanno come previsto.

Cosa fare ora se siete interessati agli asset sportivi

La storia del Como 1907 e dei fratelli Hartono rimarrà un caso da manuale nella finanza sportiva. Ma per la maggior parte degli investitori privati italiani, la lezione principale non è "investire nel calcio" — è più sottile: le opportunità di rendimento straordinario esistono negli asset alternativi illiquidi, ma richiedono competenze specifiche che pochi privati possiedono in autonomia.

Prima di muovere qualsiasi euro verso un fondo sportivo, una quota di minoranza o un fan token, è essenziale:

  1. Verificare l'adeguatezza rispetto al profilo di rischio personale — un investimento che va bene per un imprenditore con 5 milioni di patrimonio potrebbe essere insostenibile per chi ne ha 300.000;
  2. Valutare la liquidità complessiva del portafoglio — gli asset alternativi sono per definizione illiquidi; bloccare troppa liquidità in questo settore può creare problemi in caso di necessità improvvise;
  3. Pianificare la fiscalità — le plusvalenze su partecipazioni in società sportive seguono regole specifiche, diverse da quelle degli strumenti finanziari tradizionali.

Per approfondire il quadro normativo europeo che governa le finanze dei club sportivi, compreso il nuovo Regolamento sulla Sostenibilità Finanziaria UEFA introdotto nel 2023 in sostituzione del vecchio Fair Play Finanziario, il riferimento istituzionale ufficiale è il portale UEFA sulla sostenibilità finanziaria dei club.

Se volete capire se e quanto gli asset sportivi possono avere senso nel vostro portafoglio, un consulente patrimoniale specializzato può aiutarvi a valutare le opportunità con un approccio personalizzato e indipendente. Su ExpertZoom trovate esperti di consulenza patrimoniale pronti a rispondere alle vostre domande.

Nota: questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. Ogni decisione di investimento deve essere valutata con il supporto di un professionista qualificato.

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