Caso Chiara Balistreri: pena ridotta in appello — cosa fa davvero la legge per proteggere le vittime

Donna italiana in corridoio di tribunale con documenti legali, caso violenza domestica Chiara Balistreri
4 min di lettura 13 aprile 2026

La Corte d'Appello ha ridotto la condanna dell'ex compagno di Chiara Balistreri da 6 anni e 3 mesi a 5 anni e 9 mesi. La giovane bolognese, simbolo della lotta contro la violenza domestica in Italia, ha reagito con amarezza: «Tre anni per vederlo in carcere. Oggi l'ennesimo sconto di pena». Il caso riapre il dibattito su una domanda che milioni di italiane si pongono: cosa protegge davvero le vittime?

Chi è Chiara Balistreri e cosa è successo in appello

Chiara Balistreri, 23 anni di Bologna, ha denunciato il suo ex partner Gabriel Costantin nel 2022 dopo anni di violenze fisiche e psicologiche. Il caso è diventato nazionale quando, nel 2024, la giovane ha condiviso la sua storia in un video virale su TikTok, descrivendo anche il momento in cui l'aggressore le disse: «In questa casa tu oggi muori».

La condanna iniziale era di 6 anni e 3 mesi. Il 3 marzo 2026, il giudice d'appello l'ha ridotta a 5 anni e 9 mesi — sei mesi in meno per maltrattamenti e lesioni gravi. L'imputato aveva anche violato gli arresti domiciliari fuggendo in Romania, rimanendo latitante per circa due anni prima di essere catturato, e aveva commesso ulteriori violenze mentre era detenuto.

Il Codice Rosso: cosa prevede la legge italiana

L'Italia ha rafforzato le tutele per le vittime di violenza domestica con la Legge 69/2019 (Codice Rosso), poi aggiornata con la Legge 168/2023. Il meccanismo centrale è un binario accelerato di indagine: il pubblico ministero deve sentire la vittima entro tre giorni dalla registrazione del caso.

Le misure cautelari disponibili includono:

  • Allontanamento dalla casa familiare del presunto aggressore
  • Ordine di divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico
  • Divieto di comunicazione con la vittima
  • Custodia cautelare nei casi più gravi

Nel dicembre 2025 è entrata in vigore la Legge 181/2025, che ha introdotto il femminicidio come reato autonomo con pena di ergastolo quando l'omicidio è motivato dall'odio o dal controllo della donna in quanto tale.

I numeri della violenza domestica in Italia nel 2026

I dati ISTAT pubblicati il 10 marzo 2026 mostrano una realtà ancora allarmante: il 31,9% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della vita, pari a circa 6,4 milioni di persone. Ogni anno, circa 1,15 milioni di donne subiscono violenza.

Tra le donne che hanno avuto o hanno un partner:

  • Il 12,6% ha subito violenza fisica o sessuale dal compagno attuale o dall'ex
  • Il 15,9% ha subito violenza fisica dall'ex partner dopo la separazione
  • Il 14,7% è stata vittima di stalking da parte di un ex

Secondo lo stesso rapporto ISTAT, i Centri Antiviolenza (CAV) aumentano fino a cinque volte la probabilità di uscire da una relazione abusiva quando il supporto professionale dura tra uno e cinque anni.

Perché le pene vengono ridotte in appello

La riduzione della condanna nel caso Balistreri non è un'eccezione. Nel sistema penale italiano, i giudici d'appello possono riconoscere circostanze attenuanti generiche o rivedere il bilanciamento tra aggravanti e attenuanti. In pratica, elementi come il comportamento processuale dell'imputato, la presenza di disturbi psicologici certificati o la valutazione della proporzionalità della pena possono portare a riduzioni anche nei reati di maltrattamento.

Questo è uno dei nodi che gli avvocati specializzati in diritto di famiglia e violenza di genere evidenziano da anni: le vittime vivono come una seconda violenza la riduzione della pena in fase di appello, percependo una rottura del patto di protezione che lo Stato ha promesso.

Cosa può fare legalmente una vittima di violenza domestica

Un avvocato specializzato in diritto di famiglia può accompagnare la vittima in ogni fase del percorso giudiziario, dal momento della denuncia fino all'eventuale processo d'appello. Ecco i passaggi chiave:

In fase di emergenza:

  • Chiamare il 1522 (numero antiviolenza nazionale, attivo 24 ore su 24)
  • Richiedere misure cautelari immediate attraverso il PM o la polizia giudiziaria
  • Documentare lesioni fisiche con referto medico e fotografie

In fase giudiziaria:

  • Depositare querela con il supporto di un legale per garantire la corretta qualificazione dei reati (maltrattamenti, stalking, lesioni)
  • Chiedere la costituzione di parte civile per il risarcimento del danno
  • Seguire le udienze di riesame delle misure cautelari
  • Prepararsi all'eventuale appello con documentazione aggiuntiva

In fase di protezione a lungo termine:

  • Rivolgersi ai Centri Antiviolenza territoriali per supporto psicologico e legale gratuito
  • Pianificare l'indipendenza economica con il supporto di assistenti sociali

Il caso di Chiara Balistreri — come quello di molte donne prima di lei — dimostra che la legge esiste, ma applicarla in modo efficace richiede competenza legale specifica. Affidarsi a un avvocato esperto in violenza domestica su Expert Zoom significa non affrontare da soli un sistema complesso, con tempi lunghi e insidie procedurali.

Questo articolo ha finalità informative. Per situazioni di pericolo immediato chiamare il 112 o il 1522. Per consulenza legale personalizzata, rivolgiti a un avvocato specializzato.

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