Chiara Balistreri ha appreso il 13 aprile 2026 che il suo ex compagno, Gabriel Constantin — condannato in appello a cinque anni e nove mesi per maltrattamenti e lesioni — avrebbe lasciato il carcere per scontare la pena agli arresti domiciliari. Lei ha paura. E ha ragione di averla.
Il caso ha riacceso il dibattito su una domanda che troppe vittime di violenza domestica si trovano ad affrontare: cosa fa davvero la legge per proteggermi, quando il mio aggressore torna in libertà?
Cosa è successo: i fatti di aprile 2026
La polizia di Bologna ha chiamato Chiara Balistreri due giorni prima che Constantin lasciasse il carcere. La sentenza della Corte d'Appello, emessa il 3 marzo 2026, aveva ridotto la pena originale di sei anni e tre mesi a cinque anni e nove mesi, concedendo all'uomo di scontare il residuo agli arresti domiciliari presso l'abitazione della madre.
Il tribunale ha disposto anche un braccialetto elettronico anti-avvicinamento: un dispositivo per Constantin, uno per Chiara, che suona in caso di violazione del perimetro di sicurezza. Balistreri ha però rifiutato il dispositivo, dichiarando a Verissimo il 18 aprile 2026: «Ho paura e sono arrabbiata. Non mi sento tutelata da questo Stato».
Non si tratta di paura irrazionale. Constantin aveva già violato due precedenti misure cautelari durante la detenzione, ed era stato coinvolto in una rissa in carcere in cui avrebbe fratturato la mandibola a un compagno di cella. Secondo la legge italiana, la violazione degli arresti domiciliari costituisce un reato autonomo punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e mezzo — ma i meccanismi di tutela concreta per la vittima restano spesso insufficienti nella fase di transizione tra detenzione e libertà.
Il Codice Rosso: cosa prevede la legge
La Legge n. 69 del 19 luglio 2019, nota come Codice Rosso, ha introdotto un sistema di misure urgenti per le vittime di violenza domestica e di genere in Italia. Tra le principali protezioni previste:
- Allontanamento dalla casa familiare come misura cautelare ordinaria, applicabile dal giudice con urgenza
- Ordini di protezione civili: il giudice può ordinare la cessazione della condotta violenta e il divieto di avvicinamento entro 15 giorni dalla richiesta
- Obbligo di comunicazione: la vittima deve essere informata tempestivamente di ogni variazione della misura cautelare dell'imputato — come è avvenuto nel caso Balistreri
- Pene aggravate: in caso di violazione delle misure, il giudice può sostituirle con misure più gravi, inclusa la custodia cautelare in carcere
La riforma Cartabia (2022) e la Legge 168/2023 hanno ulteriormente rafforzato questi strumenti, permettendo l'applicazione di misure cautelari anche per la violazione dei divieti di avvicinamento, in deroga ai limiti ordinari di pena.
Tuttavia, il caso Balistreri dimostra che conoscere i propri diritti è solo il primo passo. Esercitarli richiede assistenza legale competente, soprattutto nelle fasi più delicate: la scarcerazione del condannato, la modifica delle misure cautelari, la gestione delle contro-denunce per diffamazione — come quella presentata da Constantin contro Balistreri stessa.
Cosa può fare concretamente una vittima
Se ti trovi in una situazione simile, questi sono gli strumenti legali che un avvocato specializzato in violenza domestica può attivare per te:
Misure immediate (entro 24-48 ore):
- Richiesta urgente di ordine di protezione al tribunale civile
- Istanza al PM per l'aggravamento della misura cautelare esistente
- Denuncia per violazione del divieto di avvicinamento (se già vigente)
Tutele a medio termine:
- Opposizione alla concessione degli arresti domiciliari nella stessa città della vittima
- Richiesta di ampliamento del perimetro di sicurezza del braccialetto elettronico
- Assistenza legale nelle contro-denunce: molti aggressori denunciano le vittime per diffamazione quando queste raccontano pubblicamente la propria storia. Un avvocato può impostare una difesa efficace documentando il contesto di violenza e l'esercizio legittimo del diritto di cronaca e di espressione
Sul fronte penale:
- Costituzione di parte civile nel processo penale per ottenere il risarcimento dei danni
- Monitoraggio delle fasi esecutive della pena, con diritto a essere informata di ogni variazione
Quando contattare un avvocato specializzato
Il caso Chiara Balistreri pone in evidenza un momento critico spesso sottovalutato: la fase post-sentenza. Molte vittime credono che, una volta ottenuta la condanna dell'aggressore, il percorso legale sia concluso. Non è così.
Le fasi più rischiose sono spesso quelle successive alla condanna: la scarcerazione, i permessi, la concessione di misure alternative. In queste fasi, avere un avvocato specializzato in diritto penale e violenza di genere significa poter agire tempestivamente, presentare opposizioni fondate e avere un interlocutore professionale con la Procura e il Tribunale di Sorveglianza.
Se stai vivendo una situazione di violenza domestica o sei preoccupata per l'imminente scarcerazione di un ex partner condannato, il momento giusto per consultare un avvocato è adesso — non dopo che si è verificato un nuovo episodio.
Nota informativa (YMYL): Questo articolo ha finalità informative generali. Non costituisce consulenza legale. Per situazioni specifiche, è fondamentale rivolgersi a un avvocato qualificato.
In Italia, secondo i dati del Ministero dell'Interno, nel 2025 sono stati registrati oltre 116 femminicidi. Ogni caso come quello di Chiara Balistreri ricorda che conoscere i propri diritti non è sufficiente: è necessario poterli far valere con il supporto di professionisti del diritto.
Un avvocato specializzato in violenza domestica può fare la differenza tra un ordine di protezione che arriva in tempo e uno che arriva troppo tardi. Consulta Expert Zoom per approfondire i tuoi diritti e trovare supporto legale qualificato.
