Il 12 ottobre 2026, mentre il consiglio di amministrazione straordinario di Monte dei Paschi di Siena si riunisce per decidere la risposta all'offerta di Intesa Sanpaolo da 30,6 miliardi di euro, migliaia di piccoli azionisti si trovano di fronte a una domanda cruciale: quali diritti ho, e cosa rischio se non agisco prima del 29 ottobre?
La cifra chiave: 30,6 miliardi che cambiano il futuro di MPS
L'offerta pubblica di acquisto scambiata (OPAS) lanciata da Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena è la più grande operazione bancaria italiana degli ultimi anni. Il corrispettivo aggiornato, annunciato il 3 ottobre 2026, prevede 1,25 euro in contanti più 1,6 azioni Intesa Sanpaolo per ogni azione MPS portata in adesione.
Ma a decidere le sorti dell'OPA non sarà solo Intesa: sarà l'assemblea straordinaria degli azionisti di MPS, convocata per il 29 ottobre 2026, a determinare se il piano difensivo dell'amministratore delegato Luigi Lovaglio — basato su acquisizioni su Banco BPM e Banca Generali — riuscirà a bloccare l'offerta. Secondo Borsa Italiana, Lovaglio ha bisogno del voto favorevole di almeno i due terzi dei voti espressi in assemblea, una soglia che appare oggi quasi irraggiungibile.
Perché? Perché i grandi azionisti contrari al piano Lovaglio controllano già oltre un terzo del capitale: Delfin (famiglia Del Vecchio) con il 17,6%, Caltagirone con il 13,5%, più Benetton e Praude. Insieme, questi blocchi sono matematicamente sufficienti a impedire il quorum dei due terzi, secondo quanto riportato da Borsa Italiana e We-Wealth. Il 5 ottobre, Delfin ha ufficialmente dichiarato di aderire all'offerta di Intesa e di votare di conseguenza all'assemblea.
I numeri dell'assemblea del 29 ottobre: chi vince e chi perde
| Dato | Valore |
|---|---|
| Valore OPAS Intesa Sanpaolo | 30,6 miliardi di euro |
| Corrispettivo per azione MPS | 1,25€ cash + 1,6 azioni Intesa |
| Quota Delfin (Del Vecchio) | 17,6% |
| Quota Caltagirone | 13,5% |
| Quorum richiesto per il piano Lovaglio | 2/3 dei voti espressi |
| Soglia OPA obbligatoria (TUF 2026) | 30% del capitale |
| Soglia squeeze-out (TUF riformato) | 90% del capitale |
Questi numeri non sono solo finanza: sono il contesto giuridico dentro cui ogni azionista — grande o piccolo — deve muoversi nei prossimi giorni.
Il TUF riformato del 2026: cosa cambia per gli azionisti di minoranza
Il Testo Unico della Finanza è stato profondamente riformato con il D.Lgs. n. 47/2026, che ha introdotto novità rilevanti per chi detiene partecipazioni azionarie in società quotate oggetto di OPA. Gli esperti legali di dirittobancario.it e Cleary Gottlieb hanno evidenziato tre cambiamenti chiave per i piccoli investitori.
Prima novità: soglia OPA obbligatoria unificata al 30%. Con la riforma, chi supera il 30% del capitale di una società quotata è obbligato a lanciare un'OPA totalitaria a un prezzo equo ("equo corrispettivo") su tutte le azioni rimanenti. Prima della riforma esistevano soglie scaglionate; ora il trigger è unico. Questo significa che se Intesa raggiungesse il 30% di MPS senza prima aver lanciato l'OPA, dovrebbe procedere immediatamente.
Seconda novità: squeeze-out abbassato al 90%. Il diritto di acquisto forzoso — il cosiddetto squeeze-out — si attiva ora quando l'offerente raggiunge il 90% del capitale (in precedenza la soglia era al 95%). Questo vuol dire due cose: l'offerente può acquistare le azioni residue a un prezzo determinato da un esperto indipendente (su richiesta della Consob), ma i soci di minoranza hanno anche il diritto di vendita forzosa (sell-out): possono obbligare l'offerente a comprare le loro azioni alle stesse condizioni.
Terza novità: neutralizzazione dei diritti di voto multipli. Nell'OPA che interessa MPS, questa norma ha implicazioni sulla governance post-fusione, poiché Intesa Sanpaolo stessa ha in portafoglio azioni con meccanismi di voto rafforzato.
La regola di passività (passivity rule): Come nel caso dell'assemblea del 29 ottobre, il consiglio di amministrazione di una società "bersaglio" di OPA non può adottare misure difensive senza il previo consenso degli azionisti. È proprio per questo che la riunione del CDA straordinario di oggi — e poi il voto del 29 ottobre — sono così critici: ogni decisione Lovaglio dovrà passare da un'assemblea dove l'esito è già in dubbio.
Caso concreto: Marco, 5.000 azioni MPS acquistate nel 2023
Prendiamo un caso reale. Marco ha 47 anni, vive a Firenze, e nel 2023 ha acquistato 5.000 azioni MPS a un prezzo medio di 2,40 euro per azione, investendo complessivamente 12.000 euro. Oggi le azioni MPS valgono intorno ai 9,10 euro (ottobre 2026), per un controvalore teorico di circa 45.500 euro.
Di fronte all'OPA di Intesa, Marco ha tre opzioni:
Opzione A — Aderire all'OPA: Ottiene 1,25€ per azione in contanti (6.250€) e 1,6 azioni Intesa Sanpaolo per ogni azione MPS, ovvero 8.000 azioni Intesa. A un prezzo Intesa di circa 4,80€, questo vale circa 38.400€ in azioni + 6.250€ cash = 44.650€ totali, sostanzialmente in linea con il valore corrente. Il rischio è la volatilità di Intesa dopo la fusione.
Opzione B — Non aderire e sperare nel squeeze-out: Se Intesa raggiunge il 90% del capitale, Marco ha il diritto di chiedere di essere acquistato alle stesse condizioni dell'OPA. Questo diritto deve essere esercitato entro i termini previsti dalla Consob: di norma 90 giorni dalla comunicazione del superamento della soglia. Se non lo fa nei termini, rischia di restare azionista di una MPS "privatizzata" con scarsissima liquidità sul mercato.
Opzione C — Restare azionista MPS: Se il piano Lovaglio passasse (scenario ora molto improbabile secondo Borsa Italiana), MPS rimarrebbe indipendente. Ma Marco resterebbe esposto a una banca con una governance contesa, a un titolo potenzialmente meno liquido, e ai rischi delle acquisizioni su Banco BPM e Banca Generali che il CEO ha in programma.
Il punto critico per Marco: se Intesa raggiunge tra il 30% e il 90% — senza toccare la soglia squeeze-out — Marco non ha alcun obbligo né diritto automatico di vendita. Resterebbe azionista in una società controllata da Intesa ma quotata, con rischio di delisting in futuro. In questo scenario, capire quando esercitare eventuali diritti di recesso o sell-out richiede un'analisi legale e patrimoniale personalizzata.
Cosa fare prima del 29 ottobre
Il tempo è limitato. L'assemblea del 29 ottobre è tra meno di tre settimane, e le decisioni di Marco devono tener conto sia dell'andamento del voto sia delle proprie esigenze di portafoglio.
Verifica il tuo broker: non tutti i broker italiani comunicano automaticamente le scadenze per l'adesione all'OPA. Secondo Consob, l'adesione all'offerta deve avvenire durante il periodo di offerta indicato nel prospetto, che Intesa Sanpaolo pubblicherà successivamente all'esito dell'assemblea del 29 ottobre (se l'offerta dovesse diventare efficace).
Calcola la tua posizione fiscale: le plusvalenze da cessione di azioni quotate sono soggette all'imposta sostitutiva del 26% in Italia. Un consulente patrimoniale può aiutarti a capire se conviene aderire nell'anno fiscale 2026 o attendere, e come compensare eventuali minusvalenze pregresse.
Considera i rischi di governance post-OPA: un articolo recente pubblicato su Expert Zoom analizza nel dettaglio i diritti dei dipendenti nella fusione MPS-Mediobanca, un contesto utile per capire la direzione strategica in cui si muove la banca senese. Per chi detiene azioni, gli scenari sono altrettanto complessi.
Attenzione alla cooptazione di Caltagirone: il CDA di MPS ha incluso Alessandro Caltagirone tra gli amministratori cooptati l'8 settembre 2026. Il voto dell'assemblea del 29 ottobre ratificherà (o meno) questa nomina. Un azionista che intende opporsi ha diritto di voto contrario in assemblea su questo punto specifico — un diritto formale che vale la pena comprendere, anche se piccoli.
Nota YMYL: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo informativo e non costituiscono consulenza finanziaria, legale o fiscale. Prima di prendere decisioni di investimento o esercitare diritti come azionista, consulta un esperto qualificato (consulente patrimoniale o avvocato specializzato in diritto societario). I valori azionari citati sono indicativi e soggetti a variazione.
Per chi si trova nella situazione di Marco — o in scenari più complessi, con pacchetti azionari più ampi, fondi comuni o polizze unit-linked esposte a MPS — il momento giusto per confrontarsi con un consulente non è dopo il 29 ottobre, ma prima. Le decisioni reversibili si prendono con tempo; quelle che riguardano i tuoi diritti hanno scadenze rigide che il TUF non perdona.

Sofia Romano