Il ritorno di Walter Chiari nel salotto televisivo più spiato d'Italia ha sorpreso milioni di spettatori. Il 21 settembre 2026, Iva Zanicchi è entrata nella Casa del Grande Fratello VIP per rendere un commovente omaggio al grande comico veronese, sorprendendo il figlio Simone Annicchiarico, concorrente di questa edizione. In poche ore, il nome di Walter Chiari è tornato in cima alle tendenze di ricerca italiane. Ma al di là dell'emozione, quella scena ha sollevato una domanda molto concreta: a trentacinque anni dalla sua morte, chi ha il diritto di usare l'immagine e le opere di Walter Chiari?
Walter Chiari, un patrimonio artistico immenso e stratificato
Walter Annicchiarico, in arte Walter Chiari, nasce l'8 marzo 1924 a Verona. Per quarant'anni è il comico di riferimento della televisione e del cinema italiani: improvvisatore, anticonformista, capace di tenere in pugno qualunque platea con il solo potere della parola. Muore il 20 dicembre 1991 a Milano, lasciando una produzione vastissima — oltre 60 film, centinaia di esibizioni televisive e una presenza scenica inimitabile documentata in archivi pubblici e privati.
Secondo la prima biografia completa firmata da Michele Sancisi con Simone Annicchiarico per Baldini+Castoldi — presentata nel 2024 al Sudestival di Monopoli e accolta con entusiasmo dalla critica — il lascito di Walter Chiari è tutt'altro che cristallizzato nel passato. Serie di restauri digitali, retrospettive e nuove edizioni continuano a portarne il nome nelle programmazioni di festival e network. Un catalogo vivo, ma con regole di accesso ben precise che molti produttori sottovalutano fino a quando non si ritrovano con un contenzioso sul tavolo.
Un ulteriore fronte giuridico emergente riguarda l'intelligenza artificiale. Nel 2025, la Commissione Europea ha pubblicato le prime linee guida sull'uso di immagini e voci di artisti storici per addestrare modelli generativi. Il Garante per la Protezione dei Dati Personali italiano ha già ricevuto segnalazioni riguardanti presunti deepfake di attori italiani del dopoguerra. Walter Chiari — con la sua presenza televisiva ubiqua e il suo modo di esprimersi inconfondibile — è esattamente il tipo di artista più esposto a questo genere di abuso.
Cosa dice la legge italiana sui diritti post mortem
In Italia, la tutela dell'immagine di una persona fisica dopo la morte è disciplinata dagli articoli 96 e 97 della Legge n. 633/1941 sul Diritto d'Autore (LDA). Questa protezione — il cosiddetto "diritto al ritratto" — spetta agli eredi per 20 anni dal decesso. Walter Chiari è morto nel 1991: il termine è scaduto nel 2011. Da quella data, chiunque può riprodurre fotografie o immagini del comico senza richiedere il consenso degli eredi.
Fanno eccezione le riproduzioni che offendono la reputazione del defunto o la dignità della famiglia: fattispecie tutelata dall'art. 10 del Codice Civile, azionabile dagli eredi senza limite di tempo.
Ben diverso è il trattamento dei diritti patrimoniali d'autore sulle sue opere audiovisive e teatrali. Qui il termine è di 70 anni dalla morte (art. 25 LDA): per Walter Chiari, la protezione copre fino al 2061. Questo significa che un produttore non può liberamente inserire scene tratte da un film con Walter Chiari senza ottenere il permesso del titolare dei diritti — spesso la RAI, Mediaset o una casa di produzione cinematografica privata.
A fare da terzo livello ci sono i diritti connessi sull'esecuzione artistica (artt. 80 ss. LDA, come modificati dal D.Lgs. 68/2003 in recepimento della Direttiva 2011/77/CE): tutelano la specifica performance di un artista per 50 anni dalla fissazione. Per le registrazioni degli anni Settanta, questi termini sono già scaduti o in scadenza imminente. Per le esibizioni degli anni Ottanta, la tutela si estende fino al 2030-2040.
Quindici minuti di archivio RAI: quanto costano davvero?
Si immagini il caso — tutt'altro che ipotetico dopo la notorietà rinnovata — di una casa di produzione indipendente che, sull'onda dell'emozione del GF Vip, voglia realizzare un documentario su Walter Chiari utilizzando 15 minuti di materiale d'archivio tratto da trasmissioni RAI.
Scenario A — Le riprese risalgono al 1974. I diritti connessi sull'esecuzione di Chiari sono scaduti nel 2024 (50 anni dalla fissazione). La performance in sé è tecnicamente libera. Tuttavia, il programma televisivo che la contiene è un'opera audiovisiva di cui la RAI detiene i diritti patrimoniali. Per uso commerciale in un documentario, la RAI applica tariffe di licenza che oggi oscillano mediamente tra 500 e 3.000 euro per ogni minuto di archivio, a seconda del mercato di distribuzione, del tipo di utilizzo e del metraggio totale. Per 15 minuti: una forchetta tra 7.500 e 45.000 euro solo per la licenza RAI, a cui si aggiungono le spese SIAE.
Scenario B — Le riprese risalgono al 1986. I diritti connessi sull'esecuzione di Chiari scadranno solo nel 2036. Oltre alla licenza RAI (obbligatoria in entrambi i casi), servono anche i diritti sulla specifica prestazione artistica — negoziabili con gli eredi o con la società di gestione designata. In caso di uso non autorizzato, l'art. 158 LDA prevede un risarcimento pari a fino a 3 volte il compenso di mercato. Per un documentario con distribuzione streaming, un contenzioso può portare a richieste nell'ordine dei 30.000-80.000 euro.
La differenza tra 1974 e 1986 non è un dettaglio tecnico: può segnare il confine tra un progetto economicamente sostenibile e uno bloccato da negoziati complessi. È esattamente in questi casi che l'assistenza di un avvocato specializzato in proprietà intellettuale diventa un investimento, non una spesa.
Come gli eredi possono gestire attivamente il patrimonio
Per chi si trova nella posizione di Simone Annicchiarico o di altri eredi di artisti italiani del Novecento, esistono strumenti concreti per tutelare e valorizzare il patrimonio culturale del familiare scomparso.
Inventario sistematico dei diritti. Il primo passo è mappare quali opere ricadono ancora nella tutela patrimoniale e quali sono di dominio pubblico. Un patrimonio catalogato vale di più: permette di negoziare accordi di licenza con certezza giuridica e di bloccare usi abusivi prima che si consolidino.
Tutela dell'onore e della reputazione. Anche dopo la scadenza dei diritti d'immagine, gli eredi possono agire contro usi che "offendono la memoria" del defunto (art. 10 Codice Civile) senza termine di decadenza. Questo strumento è stato utilizzato con successo negli ultimi anni da famiglie di artisti italiani contro contenuti diffamatori o utilizzi irrisori dell'immagine del congiunto.
Contratti di licenza attiva. Alcune famiglie — come gli eredi di Totò, di Alberto Sordi e di Ugo Tognazzi — hanno strutturato uffici legali dedicati o fondazioni per gestire le richieste di utilizzo. Un avvocato specializzato può impostare contratti standard di licenza, generare entrate lecite e proteggere al contempo la dignità del lascito. Secondo i dati della SIAE, nel 2025 sono state avviate oltre 1.200 procedure di tutela per utilizzi illeciti di repertori audiovisivi italiani storici, con un incremento del 18% rispetto all'anno precedente.
Monitoraggio digitale continuativo. Strumenti di brand monitoring segnalano usi non autorizzati su piattaforme streaming, social media e marketplace digitali. Con la crescita dei modelli AI generativi, il rischio che l'immagine o la voce di artisti storici vengano riprodotte sinteticamente è diventato una nuova frontiera del diritto d'autore.
Per chi vuole approfondire la gestione dei diritti in un caso analogo — la tutela del lascito di un grande attore internazionale scomparso — è utile il confronto con il caso di Marlon Brando e i diritti d'immagine.
Cosa fare adesso
Se sei erede di un artista, titolare di diritti su opere storiche, o stai valutando l'uso di materiale d'archivio per un progetto creativo, la risposta non è mai universale. I termini di tutela cambiano a seconda del tipo di opera, dell'anno di fissazione, del soggetto titolare originario e del territorio di utilizzo. Un errore di valutazione può costare molto di più dell'onorario di una consulenza preliminare.
Un avvocato specializzato in diritto d'autore e proprietà intellettuale è la figura più adatta a fare chiarezza — sia per chi deve chiedere le licenze, sia per chi le deve concedere.
Nota informativa: i contenuti di questo articolo hanno finalità informative e giornalistiche e non costituiscono parere legale. Per situazioni specifiche, è necessario rivolgersi a un professionista abilitato.

Sofia Gallo