Supplica Madonna Pompei 2026: donazioni al santuario, cosa cambia con la riforma fiscale

Basilica della Madonna del Rosario di Pompei, vista esterna

Photo : Mentnafunangann / Wikimedia

Sofia Sofia RomanoConsulenza Patrimoniale
7 min di lettura 4 ottobre 2026

Questa mattina, domenica 4 ottobre 2026, migliaia di fedeli si sono riuniti in Piazza Bartolo Longo a Pompei per la tradizionale Supplica alla Beata Vergine del Rosario. Trasmessa in diretta su TV2000 e seguita da milioni di italiani collegati da casa, la cerimonia delle 12:00 è uno dei momenti spirituali più sentiti del calendario cattolico — e, ogni anno, uno dei momenti in cui il Santuario di Pompei riceve il maggior flusso di offerte e donazioni. Nel 2026, però, chi ha fatto una donazione al santuario — o a qualunque ente religioso — si trova di fronte a nuove regole fiscali entrate in vigore proprio con la dichiarazione dei redditi dell'anno in corso.

La Supplica di ottobre 2026: un anno segnato dalla visita del Papa

Il 2026 è stato un anno straordinario per il Santuario di Pompei. L'8 maggio scorso, in occasione della Supplica primaverile, Papa Leone XIV si è recato personalmente a Pompei nel primo anniversario del suo pontificato. «Esattamente un anno fa, quando mi fu affidato il ministero di Successore di Pietro, era proprio il giorno della Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei», aveva dichiarato il Pontefice davanti a centinaia di migliaia di fedeli radunati in piazza. «Dovevo venire qui, per porre il mio servizio sotto la protezione della Santa Vergine».

La visita di maggio ha impresso uno slancio straordinario ai pellegrinaggi e alle donazioni verso il Santuario per tutto il 2026. Il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei è uno dei luoghi di culto mariano più visitati al mondo, con circa 2 milioni di pellegrini all'anno: le offerte raccolte durante le due Suppliche annuali — maggio e ottobre — rappresentano una quota sostanziale del bilancio dell'ente. Per molti fedeli italiani, la donazione alla Madonna di Pompei è un gesto annuale ripetuto nel tempo, spesso accompagnato dalla convinzione che si tratti di un atto puramente spirituale, slegato da qualsiasi calcolo fiscale.

Eppure, la normativa italiana prevede precisi strumenti per chi sceglie di sostenere economicamente la propria fede. E nel 2026, questi strumenti hanno subito modifiche rilevanti che molti contribuenti non conoscono ancora.

Come funzionano le agevolazioni fiscali per chi dona ai santuari

In Italia, le donazioni agli enti religiosi cattolici possono godere di due distinti trattamenti fiscali, spesso confusi tra loro da chi le pratica.

Il primo strumento è la deduzione dal reddito complessivo: chi effettua versamenti a favore della Chiesa Cattolica — e delle altre confessioni religiose convenzionate con lo Stato italiano — può dedurre fino a 1.032,91 euro all'anno dal proprio reddito imponibile. Questo meccanismo, regolato dalla Legge n. 222 del 1985, abbatte direttamente la base imponibile IRPEF. Si applica a prescindere dal livello di reddito del contribuente e, aspetto cruciale nel 2026, non è soggetto a tetti massimi di spesa.

Il secondo strumento è la detrazione IRPEF del 26%: chi dona a enti religiosi riconosciuti come associazioni, comitati o fondazioni di scopo religioso (diversi dalle confessioni direttamente convenzionate) può portare in detrazione il 26% della somma versata, inserendola nel Modello 730 o nel Modello Redditi ai righi da E8 a E10 con il codice 61. Questa detrazione, diversamente dalla deduzione, concorre ai nuovi tetti di spesa introdotti per il 2026.

La distinzione tra i due strumenti è fondamentale. «Molti fedeli che donano al Santuario di Pompei o alla propria parrocchia non sanno di poter scegliere tra due percorsi fiscalmente molto diversi», spiega un consulente patrimoniale specializzato in pianificazione fiscale. «La scelta giusta dipende dal reddito, dal numero di figli a carico e da quante altre detrazioni si sono già accumulate nell'anno. Nel 2026, sbagliare percorso può significare perdere decine o anche centinaia di euro di risparmio fiscale».

Un terzo elemento da non dimenticare: per accedere a qualunque agevolazione — deduzione o detrazione — i versamenti devono essere effettuati in modo tracciabile, ovvero tramite bonifico, carta di credito, bancomat o assegno. Le offerte in contanti, per quanto tradizionali, non danno diritto ad alcun beneficio fiscale. Lo ricorda chiaramente l'Agenzia delle Entrate nelle proprie guide alle erogazioni liberali: la tracciabilità del pagamento è condizione necessaria, non sufficiente, per la detraibilità.

Riforma fiscale 2026: ecco i nuovi tetti alle detrazioni IRPEF

Con la Legge di Bilancio 2025, dal 1° gennaio 2026 è entrato in vigore l'articolo 16-ter del TUIR, che introduce per la prima volta in Italia un tetto massimo alle spese detraibili graduato in base al reddito complessivo del contribuente.

Il sistema funziona in tre fasce:

  • Reddito fino a 75.000 euro: nessun cambiamento rispetto al passato. Le detrazioni si calcolano come prima, senza limiti di importo complessivo.
  • Reddito tra 75.001 e 100.000 euro: il totale delle spese che possono essere portate in detrazione non può superare un importo base di 14.000 euro, moltiplicato per un coefficiente che varia in base al numero di figli a carico.
  • Reddito superiore a 100.000 euro: il tetto scende a un importo base di 8.000 euro di spese detraibili totali.

Questo limite riguarda l'insieme di tutte le detrazioni IRPEF — interessi sul mutuo, spese sanitarie, istruzione, donazioni — che devono rientrare nel tetto complessivo come un insieme. Il contribuente con reddito elevato che ha già riempito gran parte del proprio tetto con mutuo e spese mediche potrebbe non avere capienza residua per le donazioni religiose detraibili al 26%.

Alessandro dona 1.000 euro a Pompei: quanto risparmia davvero nel 2026?

Prendiamo il caso di Alessandro, 50 anni, dirigente con un reddito complessivo di 106.000 euro. Da anni Alessandro effettua due donazioni al Santuario di Pompei: 500 euro in occasione della Supplica di maggio e 500 euro per la Supplica di ottobre, per un totale di 1.000 euro nell'anno 2026. Paga sempre tramite bonifico bancario, conservando le ricevute.

Con il vecchio sistema (prima della riforma), il calcolo era semplice: il 26% di 1.000 euro equivale a 260 euro di detrazione netta IRPEF — denaro direttamente sottratto dall'imposta dovuta.

Con la riforma 2026, invece, Alessandro ha un tetto di 8.000 euro di spese detraibili totali (importo base per redditi >100.000 euro). Durante l'anno ha già accumulato: 2.800 euro di interessi passivi sul mutuo, 1.500 euro di spese mediche, 700 euro per l'università del figlio. Totale già utilizzato: 5.000 euro. Gli restano 3.000 euro di capienza, e i suoi 1.000 euro di donazioni rientrano tranquillamente: risparmia i 260 euro come previsto.

Cambiamo un dettaglio: Alessandro ha un reddito di 112.000 euro, ma ha anche spese mediche eccezionali nell'anno — intervento chirurgico da 4.000 euro, fisioterapia per 1.200 euro, mutuo per 2.800 euro, istruzione per 700 euro. Totale già in detrazione: 8.700 euro, che supera già il suo tetto. In questo scenario, le sue donazioni religiose per 1.000 euro non trovano capienza: la detrazione del 26% vale zero euro. Ha donato con cuore, ma ha perso 260 euro di risparmio fiscale.

Se invece Alessandro avesse usato la deduzione (Legge 222/1985, fino a 1.032,91 euro per la Chiesa Cattolica), la storia sarebbe diversa: quella somma si toglie dal reddito imponibile prima del calcolo del tetto, e non è soggetta al limite dell'articolo 16-ter. Consultare un professionista prima della seconda donazione di ottobre avrebbe potuto cambiare il risultato.

Come ottimizzare le donazioni religiose prima di fine anno

La Supplica di ottobre è, di fatto, l'ultima grande occasione dell'anno per donare al Santuario di Pompei. Per chi ha un reddito superiore a 75.000 euro, questo è il momento giusto per verificare la propria situazione fiscale prima di effettuare il versamento.

Tre azioni concrete da mettere in calendario:

Prima della donazione: verificare il totale delle detrazioni già accumulate nel 2026 (mutuo, spese sanitarie, istruzione, ecc.) e confrontarlo con il proprio tetto. Se la capienza è esaurita, valutare il percorso della deduzione invece della detrazione.

Al momento della donazione: effettuare sempre il versamento con strumento tracciabile — bonifico, carta o bancomat — e conservare la ricevuta con causale esplicita ("offerta religiosa al Santuario di Pompei", "donazione liberale", o simile). Senza tracciabilità, nessuna agevolazione è possibile.

Dopo la Supplica: confrontare con un consulente patrimoniale l'impatto fiscale concreto della donazione nella propria dichiarazione dei redditi 2026. Un professionista può simulare entrambi gli scenari — deduzione vs. detrazione — e indicare il percorso che massimizza il risparmio reale.

Su Expert Zoom è possibile trovare consulenti patrimoniali disponibili per una sessione anche solo online, con disponibilità spesso immediata per questioni fiscali di fine anno.

Fede e pianificazione fiscale: due atti che non si escludono

La Supplica alla Madonna di Pompei è prima di tutto un atto di devozione. Ma per le centinaia di migliaia di italiani che ogni anno la vivono anche come occasione per un gesto concreto di generosità verso il Santuario, conoscere le nuove regole fiscali del 2026 non è cinismo: è responsabilità.

Ogni euro risparmiato in detrazione è un euro che può tornare in altri atti di generosità, verso la famiglia, verso la comunità, verso cause che si ha a cuore. La riforma del 2026 ha reso questo calcolo più complesso, ma non meno accessibile — a patto di avere accanto il professionista giusto.

Nota informativa: i contenuti di questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e non costituiscono consulenza fiscale o patrimoniale personalizzata. Per decisioni fiscali specifiche alla propria situazione, si raccomanda di rivolgersi a un consulente patrimoniale o commercialista abilitato.

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