Silvia Salis e la parità di genere nello sport: cosa cambia e perché serve un avvocato
Silvia Salis, sindaca di Genova ed ex atleta olimpionica di lancio del martello, ha annunciato a inizio marzo 2026 la parità di compenso maschile e femminile alla Regata delle Repubbliche Marinare. Una notizia sportiva e politica — ma anche un caso pratico di diritto del lavoro e discriminazione di genere che riguarda migliaia di sportive italiane.
La decisione di Salis alla Regata delle Repubbliche Marinare
La Regata Storica delle Repubbliche Marinare è una tradizione centenaria che vede sfidarsi i rematori di Amalfi, Genova, Pisa e Venezia. Nel 2025, i rematori uomini ricevevano €3.000 a testa, mentre le donne erano remunerate €1.000 — un rapporto di 3 a 1.
Salis, diventata sindaca di Genova nel maggio 2025 dopo una lunga carriera nello sport e nella governance sportiva (è vicepresidente vicario del CONI dall'ottobre 2021), ha contattato i sindaci di Amalfi, Pisa e Venezia per aggiornare il regolamento della federazione, fermo al 2002. L'obiettivo dichiarato: parità di compenso a partire dall'edizione 2026.
Il 22 marzo 2026, parlando in diretta durante il Giro dell'Appennino femminile a Telenord, Salis ha ribadito: "Lo sport femminile di alto livello ha bisogno di sostegno tecnico ed economico, e di visibilità nei media sportivi."
Il problema della disparità salariale nello sport: numeri e leggi
La situazione della Regata non è un'eccezione. In Italia, la parità retributiva nello sport è ancora lontana dall'essere piena realtà. Alcune cifre orientative dal mondo dello sport professionistico e semiprofessionistico:
- Nel calcio, le giocatrici di Serie A femminile guadagnano in media 8-10 volte meno dei colleghi maschi della Serie A.
- Nel tennis, i tornei ATP e WTA hanno raggiunto la parità nei prize money dei Grand Slam, ma non nei tornei minori.
- Nel ciclismo, la disparità è storica: solo negli ultimi anni gare come il Tour de France hanno istituito un equivalente femminile con premi monetari simili.
Dal punto di vista legale, il quadro normativo italiano è chiaro ma spesso non applicato. L'articolo 37 della Costituzione sancisce la parità retributiva tra uomo e donna "a parità di lavoro". Il Codice delle Pari Opportunità (D.Lgs. 198/2006) vieta la discriminazione salariale basata sul genere. Il Decreto Legislativo 36/2021 ha riformato il lavoro sportivo, riconoscendo i diritti dei lavoratori sportivi — compresi quelli delle donne — ma la sua applicazione resta disomogenea.
Quando è discriminazione e quando è lecita la differenza?
Una domanda che molte sportive si pongono: la mia situazione è discriminazione o è semplicemente una differenza di mercato?
La risposta dipende dal contesto contrattuale. Se esiste un contratto collettivo o un regolamento federale che prevede esplicitamente compensi diversi per uomini e donne per la stessa prestazione, è probabile che si configurino gli estremi per una denuncia per discriminazione salariale di genere.
Se invece la differenza è frutto di accordi individuali, valorizzazione commerciale separata (le donne attirano meno sponsor in certi sport), o mancanza di un contratto formalizzato, la situazione giuridica è più complessa.
In questi casi, il supporto di un avvocato specializzato in diritto del lavoro sportivo è fondamentale. Può:
- Analizzare il contratto o il regolamento applicabile
- Valutare se esiste una violazione del principio di non discriminazione
- Guidare verso un tentativo di conciliazione o, se necessario, un ricorso giudiziale
- Informare sugli strumenti di tutela europei (come la Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva, in corso di recepimento in Italia)
La Direttiva UE sulla trasparenza retributiva: cosa cambia
Dal 2026, l'Italia è impegnata nel recepimento della Direttiva UE 2023/970, che obbliga le aziende con più di 100 dipendenti a pubblicare dati sulle retribuzioni disaggregati per genere. L'obiettivo è rendere visibile — e quindi perseguibile — la disparità salariale di genere.
Questa direttiva si applica al lavoro dipendente, non direttamente allo sport dilettantistico. Ma crea un principio generale che i tribunali del lavoro stanno già citando anche in ambito sportivo: la trasparenza retributiva è un diritto, non un privilegio.
Cosa possono fare le sportive che affrontano discriminazioni
Se sei un'atleta — professionista, semiprofessionista o dilettante — e ritieni di essere remunerata in modo ingiusto rispetto ai colleghi maschi per la stessa prestazione, ecco i passi che puoi seguire:
- Documenta tutto: contratti, buste paga, comunicazioni scritte
- Confronta con colleghi di sesso opposto, se possibile
- Segnala alla federazione sportiva di riferimento
- Contatta il Comitato Unico di Garanzia (CUG) se sei nel settore pubblico
- Consulta un avvocato specializzato in diritto del lavoro sportivo
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Silvia Salis come modello: il cambiamento inizia dall'interno
La scelta di Salis di agire dall'interno delle istituzioni — da sindaca, da vicepresidente CONI — dimostra che il cambiamento nello sport spesso non viene dall'esterno tramite sentenze, ma dall'interno tramite decisioni politiche e amministrative.
Ma per le sportive che non hanno questa posizione istituzionale, la via legale rimane uno strumento potente — e spesso il primo passo per cambiare le cose.
Disclaimer: Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la consulenza legale professionale. In caso di controversia o dubbio su diritti lavorativi, consultare un avvocato qualificato.
