Dirigente sportiva italiana in una sala riunioni moderna, postura sicura, ambiente professionale

Silvia Salis e la parità retributiva nello sport: cosa dice la legge italiana

4 min di lettura 23 marzo 2026

Silvia Salis e la parità di genere nello sport: cosa cambia e perché serve un avvocato

Silvia Salis, sindaca di Genova ed ex atleta olimpionica di lancio del martello, ha annunciato a inizio marzo 2026 la parità di compenso maschile e femminile alla Regata delle Repubbliche Marinare. Una notizia sportiva e politica — ma anche un caso pratico di diritto del lavoro e discriminazione di genere che riguarda migliaia di sportive italiane.

La decisione di Salis alla Regata delle Repubbliche Marinare

La Regata Storica delle Repubbliche Marinare è una tradizione centenaria che vede sfidarsi i rematori di Amalfi, Genova, Pisa e Venezia. Nel 2025, i rematori uomini ricevevano €3.000 a testa, mentre le donne erano remunerate €1.000 — un rapporto di 3 a 1.

Salis, diventata sindaca di Genova nel maggio 2025 dopo una lunga carriera nello sport e nella governance sportiva (è vicepresidente vicario del CONI dall'ottobre 2021), ha contattato i sindaci di Amalfi, Pisa e Venezia per aggiornare il regolamento della federazione, fermo al 2002. L'obiettivo dichiarato: parità di compenso a partire dall'edizione 2026.

Il 22 marzo 2026, parlando in diretta durante il Giro dell'Appennino femminile a Telenord, Salis ha ribadito: "Lo sport femminile di alto livello ha bisogno di sostegno tecnico ed economico, e di visibilità nei media sportivi."

Il problema della disparità salariale nello sport: numeri e leggi

La situazione della Regata non è un'eccezione. In Italia, la parità retributiva nello sport è ancora lontana dall'essere piena realtà. Alcune cifre orientative dal mondo dello sport professionistico e semiprofessionistico:

  • Nel calcio, le giocatrici di Serie A femminile guadagnano in media 8-10 volte meno dei colleghi maschi della Serie A.
  • Nel tennis, i tornei ATP e WTA hanno raggiunto la parità nei prize money dei Grand Slam, ma non nei tornei minori.
  • Nel ciclismo, la disparità è storica: solo negli ultimi anni gare come il Tour de France hanno istituito un equivalente femminile con premi monetari simili.

Dal punto di vista legale, il quadro normativo italiano è chiaro ma spesso non applicato. L'articolo 37 della Costituzione sancisce la parità retributiva tra uomo e donna "a parità di lavoro". Il Codice delle Pari Opportunità (D.Lgs. 198/2006) vieta la discriminazione salariale basata sul genere. Il Decreto Legislativo 36/2021 ha riformato il lavoro sportivo, riconoscendo i diritti dei lavoratori sportivi — compresi quelli delle donne — ma la sua applicazione resta disomogenea.

Quando è discriminazione e quando è lecita la differenza?

Una domanda che molte sportive si pongono: la mia situazione è discriminazione o è semplicemente una differenza di mercato?

La risposta dipende dal contesto contrattuale. Se esiste un contratto collettivo o un regolamento federale che prevede esplicitamente compensi diversi per uomini e donne per la stessa prestazione, è probabile che si configurino gli estremi per una denuncia per discriminazione salariale di genere.

Se invece la differenza è frutto di accordi individuali, valorizzazione commerciale separata (le donne attirano meno sponsor in certi sport), o mancanza di un contratto formalizzato, la situazione giuridica è più complessa.

In questi casi, il supporto di un avvocato specializzato in diritto del lavoro sportivo è fondamentale. Può:

  • Analizzare il contratto o il regolamento applicabile
  • Valutare se esiste una violazione del principio di non discriminazione
  • Guidare verso un tentativo di conciliazione o, se necessario, un ricorso giudiziale
  • Informare sugli strumenti di tutela europei (come la Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva, in corso di recepimento in Italia)

La Direttiva UE sulla trasparenza retributiva: cosa cambia

Dal 2026, l'Italia è impegnata nel recepimento della Direttiva UE 2023/970, che obbliga le aziende con più di 100 dipendenti a pubblicare dati sulle retribuzioni disaggregati per genere. L'obiettivo è rendere visibile — e quindi perseguibile — la disparità salariale di genere.

Questa direttiva si applica al lavoro dipendente, non direttamente allo sport dilettantistico. Ma crea un principio generale che i tribunali del lavoro stanno già citando anche in ambito sportivo: la trasparenza retributiva è un diritto, non un privilegio.

Cosa possono fare le sportive che affrontano discriminazioni

Se sei un'atleta — professionista, semiprofessionista o dilettante — e ritieni di essere remunerata in modo ingiusto rispetto ai colleghi maschi per la stessa prestazione, ecco i passi che puoi seguire:

  1. Documenta tutto: contratti, buste paga, comunicazioni scritte
  2. Confronta con colleghi di sesso opposto, se possibile
  3. Segnala alla federazione sportiva di riferimento
  4. Contatta il Comitato Unico di Garanzia (CUG) se sei nel settore pubblico
  5. Consulta un avvocato specializzato in diritto del lavoro sportivo

Su Expert Zoom puoi trovare avvocati specializzati in diritto del lavoro e discriminazione di genere per una consulenza online, senza lunghe attese.

Silvia Salis come modello: il cambiamento inizia dall'interno

La scelta di Salis di agire dall'interno delle istituzioni — da sindaca, da vicepresidente CONI — dimostra che il cambiamento nello sport spesso non viene dall'esterno tramite sentenze, ma dall'interno tramite decisioni politiche e amministrative.

Ma per le sportive che non hanno questa posizione istituzionale, la via legale rimane uno strumento potente — e spesso il primo passo per cambiare le cose.

Disclaimer: Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la consulenza legale professionale. In caso di controversia o dubbio su diritti lavorativi, consultare un avvocato qualificato.

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