Il 7 ottobre 2026, terzo anniversario dell'attacco terroristico di Hamas in Israele, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato parole nette: "Il terrorismo non sarà mai giustificato". Un richiamo che arriva in un anno già segnato da cifre allarmanti. Secondo il Rapporto Antisemitismo 2025 della Fondazione CDEC, presentato al Senato il 3 marzo 2026, l'Italia ha registrato 963 episodi antisemiti nel corso dell'anno, più di due al giorno. Le aggressioni fisiche sono aumentate del 225% rispetto al 2024, i casi di discriminazione sono raddoppiati. Davanti a questi dati, la senatrice a vita Liliana Segre ha parlato di "emergenza democratica". Ma cosa può fare concretamente chi si trova vittima di un atto antisemitico? E quando l'odio diventa un reato penale perseguibile per legge?
Un'escalation che non si ferma
Il 2025 ha segnato un nuovo record storico per gli episodi di antisemitismo in Italia. I 963 casi censiti dall'Osservatorio Antisemitismo rappresentano un aumento del 10% rispetto al 2024, a sua volta già superiore all'anno precedente. Di questi episodi, 320 si sono verificati nella vita reale — scuole, luoghi di lavoro, strade, luoghi di culto — mentre il resto è avvenuto online: social network, forum, messaggi privati.
L'incremento più preoccupante riguarda la violenza fisica. I dati mostrano un +225% nelle aggressioni rispetto all'anno precedente, un segnale che l'odio antisemitico non si ferma più alla parola scritta. Parallelamente, i casi di discriminazione — nel lavoro, nei servizi, nella vita quotidiana — sono aumentati del 100%.
Il discorso di Mattarella del 7 ottobre si è inserito in questo quadro con un peso simbolico e politico preciso. Il Presidente ha condannato senza riserve il terrorismo, ha invitato al ricordo, e ha ribadito che la sicurezza e la dignità delle comunità ebraiche in Italia e nel mondo sono valori non negoziabili. Parole che trovano eco nel dibattito parlamentare in corso su una nuova legge antiodio.
Cosa dice la legge italiana: l'articolo 604-bis del Codice Penale
L'Italia dispone già di un quadro normativo consolidato. La norma cardine è l'articolo 604-bis del Codice Penale, che ha recepito e aggiornato la cosiddetta Legge Mancino del 1993. L'art. 604-bis punisce chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale, etnico, nazionale o religioso con la reclusione da 6 mesi a 4 anni. La stessa pena si applica a chi istiga altri a commettere atti discriminatori o violenti per gli stessi motivi.
Sono puniti anche chi costituisce, dirige o partecipa a organizzazioni che hanno tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione razziale — pena da 6 mesi a 4 anni. Una modifica legislativa recente ha introdotto il negazionismo come circostanza aggravante: negare pubblicamente la Shoah o i crimini del nazifascismo in modo da istigare alla violenza o all'odio aggrava le pene già previste dalla norma base.
Un punto spesso trascurato riguarda la procedibilità. Alcune fattispecie previste dall'art. 604-bis sono procedibili d'ufficio — il Pubblico Ministero può agire anche senza denuncia della vittima — ma per le condotte meno gravi è richiesta la querela della persona offesa entro tre mesi dal fatto. Trascorso quel termine, il diritto di sporgere denuncia si estingue.
Tre scenari in cui serve un avvocato
Gli avvocati penalisti specializzati in reati d'odio riconoscono tre situazioni tipiche che richiedono assistenza legale qualificata.
Il primo è l'insulto o la minaccia online. Post sui social network, messaggi WhatsApp, commenti nei forum con contenuti negazionisti o minacciosi verso persone di religione ebraica. In questi casi, la prova digitale è fondamentale: uno screenshot acquisito in modo non corretto rischia di non avere valore probatorio in giudizio. Un avvocato guida nella corretta conservazione delle prove con marca temporale, e può presentare istanza urgente alla Polizia Postale per identificare l'autore prima che cancelli il profilo.
Il secondo scenario è la discriminazione sul lavoro. Il rifiuto di assumere, il licenziamento o il trattamento deteriore basati sull'appartenenza religiosa o etnica rientrano sia nell'art. 604-bis CP sia nel decreto legislativo 215/2003 sull'attuazione del principio di parità di trattamento. Le due normative possono sovrapporsi e moltiplicare le tutele disponibili.
Il terzo scenario riguarda chi si trova indagato. La linea tra critica politica e incitamento all'odio non è sempre ovvia, specialmente nel contesto del conflitto israelo-palestinese. Un avvocato specializzato può distinguere se un post o un'affermazione è nell'ambito della libertà di espressione tutelata dall'art. 21 della Costituzione, oppure costituisce un illecito penale.
Scenario concreto: dalla minaccia online alla denuncia
Prendiamo il caso di Davide, 38 anni, commerciante a Milano. Nel settembre 2026 scopre che un account anonimo su X (ex Twitter) lo ha taggato in una serie di post con simboli nazisti, insulti antisemiti espliciti e la frase "ti troviamo". Il post ha ricevuto 400 condivisioni in 24 ore.
Senza assistenza legale: Davide va in Questura e sporge denuncia da solo. I tempi per l'identificazione dell'account attraverso la Polizia Postale sono in media tra i 6 e i 18 mesi. Gli screenshot che Davide ha salvato sul telefono non sono stati acquisiti con marca temporale: l'autore può cancellarli e sostenere che siano stati alterati. Nella peggiore delle ipotesi, la pratica viene archiviata per "autore ignoto".
Con un avvocato penalista: il legale interviene entro 48 ore dalla scoperta dell'episodio. Acquisisce le prove digitalmente in modo certificato, presenta istanza urgente alla Polizia Postale per la preservazione dei dati prima della cancellazione, e valuta se richiedere misure cautelari d'urgenza (inibitoria). Se l'autore viene identificato e condannato, la pena per istigazione aggravata da minaccia può arrivare a 3-4 anni di reclusione. Il costo dell'assistenza legale per questo tipo di procedura varia tra 2.000 e 4.000 euro a seconda della complessità del caso e della durata del procedimento — contro un rischio di archiviazione per mancanza di prove se ci si muove da soli.
La regola dell'if/then qui è netta: se si aspetta oltre 3 mesi dal fatto per le fattispecie con procedibilità a querela, si perde il diritto di agire penalmente. Ogni settimana persa riduce le possibilità di raccogliere prove utili.
Il DDL antisemitismo: le novità in discussione in Parlamento
Mentre Mattarella parlava del 7 ottobre, il Parlamento italiano stava esaminando un disegno di legge che potrebbe cambiare in modo significativo il quadro normativo esistente. Il DDL 1004/2025, attualmente all'esame della Camera, adotta la definizione operativa di antisemitismo dell'IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) e modifica ulteriormente l'art. 604-bis CP, introducendo pene potenzialmente fino a 6 anni per chi promuove, organizza o finanzia attività antisemite secondo quella definizione.
Il 2 ottobre 2026, a Milano e in altre città italiane, si sono tenute manifestazioni sia a favore sia contro il testo. I sostenitori ritengono il DDL necessario per adeguare l'Italia agli standard europei; i critici temono che l'adozione integrale della definizione IHRA criminalizzi alcune forme di critica politica.
Per chi si trova a navigare questa zona di confine — sia come potenziale vittima sia come potenziale indagato — la consulenza legale preventiva è diventata ancora più rilevante: le norme potrebbero cambiare entro la fine del 2026.
Cosa fare subito se sei vittima (o accusato)
I passi concreti da seguire, nell'ordine:
Conserva le prove immediatamente, prima di qualsiasi altra azione. Usa strumenti di timestamping digitale (molti servizi gratuiti sono disponibili online) per certificare data e ora degli screenshot. Non limitarti a salvare le immagini sul telefono.
Consulta un avvocato prima di sporgere denuncia, non dopo. Una consulenza iniziale — tipicamente tra 150 e 400 euro — consente di valutare la fondatezza del caso, i termini per agire e la strategia probatoria più efficace. Sporgere denuncia in modo improvvisato può compromettere l'intero procedimento.
Verifica i termini di legge. Se la fattispecie è procedibile a querela, hai tre mesi dal fatto. Non aspettare.
Segnala alle piattaforme digitali. Instagram, X e YouTube hanno obblighi legali di rimozione rapida per contenuti che violano la normativa europea sull'hate speech. La segnalazione non sostituisce la denuncia penale, ma può accelerare la rimozione del contenuto e ridurre il danno nell'immediato.
Secondo i dati dell'Osservatorio Antisemitismo, nel 2025 meno del 12% delle vittime di episodi antisemiti in Italia ha sporto denuncia formale. Paura di non essere creduti, incertezza sulle procedure, sfiducia nella risposta giudiziaria: sono le ragioni più frequenti. Un avvocato specializzato può trasformare un episodio apparentemente impossibile da perseguire in un procedimento fondato su prove solide.
Il messaggio di Mattarella del 7 ottobre è un richiamo alla memoria collettiva. La legge italiana offre già oggi strumenti concreti per tradurlo in tutela individuale.
Nota: questo articolo ha finalità informativa generale. Per situazioni specifiche, è indispensabile la consulenza di un avvocato. Consulta un esperto legale su Expert Zoom per una valutazione personalizzata del tuo caso.

Chiara Romano